On the road

O la pigli come una sfida o sei fottuto.
Perchè girare con un van attraverso l’America con due cani al seguito è maledettamente difficile.
Ti senti cosi’ solo a volte che hai dei buchi nello stomaco in cui potresti stipare tonnellate di storie.
E guidi con la paura che questo mezzo del cazzo si possa rompere, e a volte si rompe davvero, magari nel mezzo del Missouri e ti chiedi: e adesso che cosa faccio?
Mi fermo in un motel una volta alla settimana per farmi una doccia, negli altri giorni mi lavo nei bagni di Starbucks o del McDonald.
Durante il giorno vado a caccia di posti da fotografare e di storie da raccontare, ma spesso ti tornano in mente i tuoi amici, i tuoi parenti e hai voglia di vederli e non puoi.
Mille volte ti senti un coglione e ti chiedi il perchè?
Ma non potevi essere uno normale, con un lavoro normale e uno stipendio normale?
E sei prigioniero di questo desiderio di fuggire con l’obbligo di crearti nemici da cui fuggire.
Nemici che chiami “Noia”, “Routine”, “Abitudine” ma poi chiami il tuo amico che ti parla dei suoi figli e tu ti senti tagliato fuori dalle cose importanti della vita.
Parti pensando di non spendere nulla, fai dei calcoli al rialzo che sono sempre sbagliati per difetto, 500 dollari per registrare il veicolo in California, 400 dollari per fargli passare lo Smog Test, altri 300 dollari per cambiare filtro e pompa della benzina. E rimani pericolosamente senza un soldo aspettando che ti entri qualcosa per tornare a viaggiare.
Ho uno zaino dove tengo computer e macchina fotografica, lo tengo attaccato a me col terrore di perderlo, perchè quel computer e quella macchina fotografica sono gli strumenti che danno un senso al viaggio.
Quando ti viene una crisi di nostalgia tempesti le persone che ti mancano di messaggi e attendi la loro risposta come fosse la prova che esisti ancora.
Ehi non sono morto, sono qua, in qualche posto del cazzo, perduto chissà dove, ma ci sono.
Insomma tutta questa menata per dire che quando leggo della vostra invidia per il mio viaggio io mi domando se sia giusto continuare a farvi credere che questa sia una favola o se è piu’ corretto dirvi che è semplicemente una storia a volte meravigliosa e a volte dannatamente malinconica.
Colui che fugge e sa da cosa fugge riesce a dare un senso alla sua corsa, io fuggo e non ho ancora capito da che cosa.
Il giorno che dovessi scoprirlo credo che guarderei negli occhi il mio nemico e gli proporrei un trattato di pace.

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Un pensiero su “On the road

  1. Raccontala com’è. Noi sognatori amiamo viaggiare anche sulle ali di altri, ma il sogno deve essere intriso do verità. E le negatività sono la vita, qualsiasi scelta si faccia. Raccontaci la verità e noi continueremo a fare sogni ancora più veri ancora più forti

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