Ti annusavo

Ti annusavo.
Ti annusavo e mi concentravo sul tuo odore nel tentativo di non dimenticarlo.
Avevi cominciato a stare male da un mese, e poco a poco ti ho vista peggiorare.
Un percorso fatto di inganni.
Piccoli miglioramenti a cui seguivano grandi ricadute.
Dormivamo uno accanto all’altra.
Rendere il tempo prezioso e rubarlo, incastrarlo nella memoria.
C’è un modo di far congelare il fiume che scorre e immobilizzarlo per permettere agli occhi di poterlo osservare a lungo senza cedere al ricatto dell’inevitabile scorrere?
Il tuo odore mi permetteva di riconoscerti al buio, mi avrebbe permesso di immaginarti quando immaginarti sarebbe rimasta l’unica opzione per condividere la mia vita con te.
Il naso sul tuo collo affogava nel pelo mentre con gli occhi chiusi ti chiedevo di restare.
Poi è arrivato il giorno in cui andarsene ti avrebbe risparmiato dal dolore di rimanere.
Ti accompagnammo io e Sabina.
Tipo Papà e Mamma che accompagnano una figlia che parte per un viaggio senza ritorno.
E camminando verso quella definitiva partenza a tutto pensavo meno che fosse un addio.
Ingannarsi era l’unico modo di farcela senza crollare di fronte alla realtà.
E ti annusai, ti annusai fino al momento in cui ti addormentasti per sempre.
Sono passati tanti anni e oggi improvvisamente mi è venuto in mente il tuo odore.
L’ho sentito nel naso come se fossi qui. Il tuo odore di cane che corre sotto la pioggia e ti ho pensata.
C’è un amore che non si può dichiarare a parole ma che si manifesta con gli sguardi.
Un uomo e un animale.
Niente ipocrisia, niente gelosia, nessuna bugia, nessun interesse, solo il condividere il percorso e annusarsi, annusarsi più che si può per non dimenticarsi del profumo, tu del mio io del tuo. 
Dovunque tu sia.

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