Incanti

Incanti

Gli incanti non dovrebbero essere concessioni che gli adulti fanno ai bambini
Gli incanti dovrebbero essere segreti che i bambini confidano agli adulti.
E gli adulti hanno il dovere di proteggerli come specie rare di animali a rischio di estinzione.
E invece siamo circondati da adulti bracconieri che per denaro e per potere uccidono quell’identità cucciola istintivamente portata a credere nella meraviglia.
A quanti anni hai smesso di credere alle favole, e a quanti anni hai smesso di credere alla solidarietà umana, a quanti anni hai smesso di credere alla giustizia, e a quanti anni hai smesso di credere all’amore?
Lo so che cosa stai pensando.
All’amore ci credi ancora.
Perché puoi fare a meno delle favole e persino puoi arrivare a concepire un mondo ingiusto e irrazionale ma guai a fare meno dell’amore.
L’amore sopravvive a ogni rastrellamento, l’amore, due vite che da sole non trovano un senso e che unendosi si concedono il lusso di sentirsi responsabili uno dell’altra.
L’amore è cosa da adulti.
Gli incanti sono cose da bambini.
L’uomo si innamora.
Il bambino si incanta e rimane immobile a guardarla mentre lei nel banco di fianco morde la matita pensando alla soluzione.
Vi cedo tutto l’amore che possiedo in cambio della possibilità di rimanere ancora una volta incantato ad osservarla di nascosto mentre indecisa se accettare o no l’offerta di un compromesso rifiuta l’offerta e sceglie di continuare a credere alla possibilità che ci si possa amare come bambini che non hanno ancora imparato il senso adulto della parola amore.
Guido Prussia

Zero birre.

Zero birre.

Zero birre.Smesso di fumare.Nessuna frequentazione con le droghe.Sono solo.Con un senso di mancanza che non so come compensare.
Meglio cosi’, qualsiasi compensazione sarebbe in realtà l’arrendersi ad una sega mentale.Ed io odio le seghe mentali.Ripensando a quello che mi hai detto oggi non posso fare a meno di notare il genio incompreso di dio, le sue sceneggiature troverebbero pronto qualsiasi produttore di Hollywood.Viene da sorridere al pensiero che io ne sia un protagonista involontario, attore mio malgrado, in mezzo a un cast di attori per passione.Tu e il gay, perfetti nel vostro ruolo, cosi’ perfetti che sembrate veri, con le luci della Toscana fiorita, il senso di comunità, trasudate arte, e le canzoni al chiaro di luna, le cene che non dovrebbero finire mai, la magia.Già la magia.Bella parola “magia”, spesso non è usata a proposito ma serve a rendere l’idea.
E io dov’ero?Fammi pensare.Io ero in negozio, a vendere mutande e t-shirt.Aspetta…analizziamo la situazione.Io facevo il commerciante e tu strisciavi per terra recitando:Respingimi, disprezzami, tormentami ma lasciami venir con te anche se indegna!No, non c’è storia.Io ancorato alla realtà, e tu volteggiando in mondi fantastici.Beh cosa potevo aspettarmi.Del resto l’ho scelto io di ancorare i miei piedi per terra, sono io che ho deciso di sfidare la realtà perchè non avevo piu’ soddisfazione nello sfidare i miei sogni.
Colpa mia.
Ma come ti dissi, la commedia diventa farsa.Accade quando lo spettatore si guarda attorno con aria perplessa e comincia a chiedersi: “Ma quelli ci sono o ci fanno…”Per carità, il palcoscenico è un posto meraviglioso dove nascondersi, ma la differenza fra attore e spettatore, è che il primo puo’ permettersi il lusso di mentirsi tutta la vita, per il secondo lo spettacolo è solo una parentesi falsa persa tra le pagine di una storia vera.Tu sei attrice, io sono spettatore.Tu voli, io cammino.Tu avverti l’insostenibile leggerezza del non essere e godi, io avverto l’insostenibile leggerezza dell’essere e soffro.Tu puoi permetterti le citazioni senza l’esperienza reale, tu puoi definirti comunista senza sapere cosa significa, tu puoi piangere per il gusto di assaggiare le tue lacrime, perchè hai scelto il falso al reale, o se preferisci la fantasia alla realtà.Io sono ancorato alla consapevolezza, hai presente uno di quei guerrieri che guarda da lontano la sua patria messa a fuoco e fiamme, immagina che la mia patria fosse tutto quell’insieme di certezze che l’esperienze a poco a poco svanga, come si svangano le radici prima che attacchino al terreno.Come si uccidono i sogni prima che diventino illusioni.Bene.Lo spettatore ha assistito allo show.Bello.L’amore, la fine dell’amore, l’amore impossibile, la confessione, perfetto.Potrei alzarmi in piedi ed applaudire se non fosse che ho letto nel cartellone il mio nome tra i protagonisti.Ed io odio recitare, anche se accade contro la mia volontà, anche se sono messo in mezzo inconsapevolmente.
Citare le proprie sofferenze è poco poetico, ma mi permette di sentirmi vero.
Vero.Il contrario di falso.Falsi, non per forza, ma per scelta.E questa falsità ha l’alibi di essere confusa con arte.Ma ricordati, piccola bambina, che fino a prova contraria è la realtà a ispirare l’arte e non viceversa.Pensaci, perchè ormai tutti i cosiddetti artisti che conosco, tu compresa, fate l’opposto, invadere il reale con le vostre finzioni, darvi una ragione di essere in funzione della vostra capacità di trovarvi un ruolo, la vigliaccheria congenita di chi cerca se stesso al di fuori di se.
Vomitato.
Ora sto meglio.Ogni tanto fa bene ubriacarsi, serve a ritrovarsi, e il mal di testa del giorno dopo ha la funzione terapeutica di compensare un euforia falsa.Buonanotte.
Guido Prussia

Cio’ che siamo fuori non può sfuggire a ciò che accade dentro.

Cio’ che siamo fuori non può sfuggire a ciò che accade dentro.

Io sono dentro.
In salotto.
Seduto su un divano di pelle rovinato.
Ho in mano un libro che non sto leggendo e lo sguardo fisso verso la porta che da sulla cucina.
Non riesco ad alzarmi, perché se mi alzassi non saprei dove andare.
Ho acceso la radio, per avere del rumore, il silenzio mi stava facendo impazzire.
Io sono dentro, e fino a ieri anche tu eri dentro con me.
Poi te ne sei andata.
Ed è questo il motivo per cui questa casa sembra cosi’ sola.
Cio’ che siamo fuori non può sfuggire a ciò che accade dentro.

Non me ne frega nulla

Non me ne frega nulla

Non me ne frega nulla di chi vince, ma se volete sapere chi ha perso, guardate me.Sono l’uomo che gira con la sua vita chiusa in due sacchi della spazzatura e con un anima schizzinosa che si guarda e si vergogna di se stessa.
Non mi chiedete cosa sia successo perché non so cosa accade nel mondo, e il mondo ha smesso di chiedersi cosa sia accaduto a me.
Se volete che vi racconti la mia storia portate un pacchetto di sigarette e una bottiglia di birra.
Se portate una bottiglia di Jack Daniel sono disposto a raccontarvi anche un sacco di palle.
Pero’ una cosa ve la dico gratis.
Non è successo lentamente.E’ successo di colpo.
Quando ho capito che non riuscivo a vivere sapendo di non avere la situazione sotto controllo.
Quando pensi che la fine sia vicina perché restare ad aspettarla?Meglio andargli incontro.
E cosi’ ho messo la mia vita in due sacchetti della spazzatura e ho smesso di chiedermi: quando?
Sono diventato una bestia e da bestia vi ricambio gli sguardi.
E smettete di chiedervi dove io vada a lavarmi.
Mi lavo dove capita, quando capita, e a pezzi.
E quando accade non lo faccio per me ma per l’eventualità che per caso la incontri di nuovo e per caso decida di volermi riconoscere.

Guido Prussia

The Great Gig in the Sky

The Great Gig in the Sky

Ascoltando The Great Gig In The Sky seduto su una collinetta di un merdoso parco cittadino mi viene in mente come l’uomo sia miseramente capace di adattarsi. Trasformiamo vasche da bagno in oceani e crisi di solitudine in disperate ricerche d’amore. Aspiriamo catrame e beviamo alcool come se la macchina che ci tiene in vita non ci appartenesse. Di tutta la grandezza a cui aspiriamo da bambini non rimane che un adulto schiavo di una connessione e di un orgasmo. La vita è grandiosa, colui che vive e’ spesso un microrganismo ridotto alle funzioni essenziali. Ascoltando i Pink Floyd su una collinetta di merda di un merdoso parco cittadino non mi resta che chiudere gli occhi e concentrarmi sulla musica immaginando che tutto il resto sia vero.
Guido Prussia

Crolla il mondo.

Crolla il mondo.

Crolla il mondo girando tre volte su se stesso, facendo un baccano del diavolo.
E cosa rimane di tutte le cose dette, scritte e pensate.
Il ricordo senza ricordatore.
Mi manca la vicinanza del cavaliere che mi appoggiava la mano sulla spalla per dirmi: “Coraggio, anche oggi è andata.”
Mi manca il sorriso del bambino che vede arrivare un pacchetto di gomme da masticare, mentre il nonno suona il clacson della sua vecchia Wolks, e la felicità profuma di vaniglia, la tristezza non ha nessun odore.
Se potessi farei crescere una pianta gigante che si arrampichi attraverso il cielo per arrivare chissa’ dove.
Comincerei un viaggio che percorre in verticale il racconto della mia vita.
Lei gioca con il gomitolo, il gatto mi accarezza le guance e la televisione spara cazzate a volume zero.
Il potenziale distruttivo di un ciccione con i baffi è pari all’arroganza dell’orco
Il potenziale distruttivo di una massa di uomini che urlano un ideale è pari alla loro definizione di target commerciale.
I topi sono i veri padroni del mondo, e come tutti i veri padroni non fanno proclami di vittoria, semplicemente si moltiplicano seguendo le regole perfette della matematica.
A proposito di matematica i numeri hanno lo scopo di definire un numero definito di posti vuoti.
Una volta riempito il teatro gli altri resteranno fuori.
I topi lo sanno e semplicemente riempiono il mondo di se stessi, non hanno la consapevolezza del singolo, si vedono come moltitudine per questo vinceranno.
Io non ci sarò, e nemmeno Lei ci sarà.
Saremmo già tornati a produrre fiori.
C’è solo una speranza.
Che la nostra vita assomigli ad una canzone.
Che a qualcuno questa canzone piaccia e la registri da qualche parte.
E qualche volta abbia voglia di riascoltarla.
L’aquilone vola, il tuono ha dato il suo colpo, la morte non merita rispetto, la vita non merita paradiso, solo l’amore, nella sua eccezione, è qualcosa di eccezionale come il tesoro che nessun pirata ha mai trovato e seppellito.
C’era un tucano che viveva in gabbia al numero 1000 di Santa Monica, aveva un becco giallo e gli occhi blu.
Sembrava felice.
La libertà che si toglie alla bestia viene ricompensata da una vita senza lo stress della sopravvivenza.
Il paradosso aiuta a capire che solo l’anarchia ti concede il privilegio di definirti soggetto.
Altrimenti si è “cose” che pur respirando sono incapaci di sentirsi vive.
Guido Prussia

La bellezza

La bellezza

La bellezza della bellezza è nel suo essere incontaminata.Incontaminata da interventi riparatori o esterni al suo essere naturale.Una semplice armonia di colori, vita e natura dove nessuno ha messo la mano.Come una musica nata per caso o una frase pronunciata d’istinto senza esser stata pensata.E quando ti trovi davanti la bellezza rimani semplicemente incantato con il desiderio impossibile di catturarla.E l’attimo in cui ti colpisce vorresti fosse eterno, pur sapendo che la bellezza si esalta nel suo essere inafferrabile.
Photo di Guido Prussia