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Facciamo un gioco.
Vediamo chi arriva piu’ lontano .
Ognuno sceglie il suo sasso.
Tu fai caso a dove fa pluf.
Ma tu sei un maschio.
Hai ragione. Allora io faccio tre passi indietro.
Tu stai sulla riva. Io vado vicino allo scoglio.
Chi tira per primo?
Prima le bambine.
No prima te.
Va bene.
Prendo un po di rincorsa e tiro.
Pluf.
Ora tocca a te.
Prende la rincorsa e tira la sua pietra che supera la mia di qualche metro.
Ho vinto io.
Domani mi dai la rivincita?
Domani pero’. Oggi ho vinto io.
Andiamo a prenderci un gelato.
Avevo sette anni e lei anche.
Lei era Daniela e io Guido.
Io ero innamorato di lei.
Mi sembro’ naturale non metterci tutta la forza nel lanciare il mio sasso
avevo voglia di vederla felice.
L’amore è una cosa semplice
un gioco da bambini
dove non si vince nulla
gli adulti lo rovinano
mettendo in palio se stessi.

La pena perfetta

Ci sarebbe una pena perfetta per chi violenta o tratta male una donna, bianco, nero o giallo che sia.
Basterebbe trovare un sistema per far provare a loro la stessa sofferenza che ha provato la loro madre nel metterli al mondo.
Noi uomini cosi’ abili nel mostrarci duri e coraggiosi, conquistatori e temerari, con le nostre espressioni da guerrieri e i nostri muscoli guizzanti di fronte al parto ce la faremmo sotto come il piu’ vigliacco dei vigliacchi.
Quindi cari maschietti che non avete rispetto delle donne, di quelle donne che vi hanno messo al mondo, provate ad espellere dal vostro buco del culo un bel melone e poi prendetelo in braccio e guardatelo con amore e cullatelo nonostante il dolore che vi ha procurato.
Se nessuno vi ha mai insegnato il rispetto ora lo imparerete.
Grazie al melone scoprirete che una donna ha stretto i denti per mettervi al mondo, vi ha fatto crescere , vi ha pulito il culo, vi ha dato da mangiare con il risultato di aver creato uno schifo di essere umano che non è nemmeno capace di vedere in ogni donna quella madre che si è sacrificata e ha sofferto per lui.

La tristezza

La tristezza è un vestito che ha bisogno di saper essere indossato.
Non è come mettersi una tuta per andare a correre.
La tristezza è un abito scuro attillato che arriva fino alle caviglie che non permette di correre, quando lo indossi devi camminare consapevole che le tue forme seguono il suo taglio.
Ci vogliono scarpe col tacco rosse che esaltano il muscolo del polpaccio, quel muscolo che parla delle tue fughe e dei tuoi ritorni.
Ma la cosa più’ importante quando indossi la tristezza è sapere che quell’abito è stato cucito su misura per te e non potrai mai imprestarlo a nessuno perché nessuno potrà mai portarlo come sai portarlo tu.
Non fidarti di chi ti chiede di provarlo.
La tristezza degli altri la si guarda ma non la si può indossare.
Guido Prussia
Photo by Guido Prussia

Procediamo per passioni

Procediamo per passioni.
E le passioni cambiano come i territori da esplorare.
E’ intuibile che uno dei motivi che ci spingono a sopravvivere e’ la possibilita’ che ci siano nuovi paesaggi.
Ma tu sei ancorata in quel porto abbandonato.
Barca lasciata a se stessa che poco a poco ammuffisce.
Che aspetti?
Che il vecchio pirata ritorni?
Non hai letto le cronache del mare?
Il vecchio pirata e’ morto, affondato col suo barile di Rhum.
A me non mi interessa la barca, mi interessa la paga.
Non mi interessa la missione, mi basta che il legno sia robusto e le vele in ordine. Poi si parte.
Che gliene frega a una barca di chi issa la vela, alla barca interessa del vento.
Non siamo parte di un territorio.
Il territorio fa parte di noi.
Non apparteniamo al luogo dove siamo nati per caso, ma al luogo che desideriamo.
Lascerei affondare qualsiasi barca pur di salvare la pellaccia.
Di barche ce ne sono milioni, la mia pellaccia e’ unica.
Meglio essere mozzi che cambiano nave che capitani legati indissolubilmente alla propria imbarcazione che affonda.

Ibuprofene

Meglio a stomaco vuoto. Fa effetto prima.
Che grande invenzione l’ibuprofene.
Fotte il mal di testa e fa tornare la vita bella come il sole.
E poi dicono che il progresso sia solo un processo degenerativo.
Ma cento anni fa ce l’avevano l’ibuprofene?
O quando avevano il mal di testa non gli rimaneva che tenerselo?
Questa è una domanda seria, meglio controllare.
1964. Boots, un’azienda farmaceutica inglese, inizia la vendita in Gran Bretagna dell’ibuprofene, il primo Fans su prescrizione medica, con il nome commerciale Brufen. L’ibuprofene, due volte più potente dell’aspirina, allevia il dolore dando minori disturbi gastrici.
Bene, essendo nato nel 1963 posso dire che mi è andata di culo, a un anno già avevo a disposizione il mio antidolorifico preferito.
Ne ho approfittato, o meglio abusato,per almeno un decennio, quel decennio di discoteche, bevute, notti da leone e giorni da coglione.
Oggi l’uso di ibuprofene è saltuario, ma fa piacere sapere che esiste, piu’ rassicurante di qualsiasi donna, amante o conoscente.
Un farmaco per amico.
Perchè il mio cane si addormenta sul tappeto e poi di notte si sposta sulla mia testa?
Devo capire questo comportamento bizzarro.
Sembra che si alzi a notte inoltrata, mi lanci uno sguardo e decida che la mia guancia è piu’ comoda del suo cuscino.
Nulla di male.
Io provo un piacere primordiale nel sincronizzare il mio respiro con il suo brontolio, me lo abbraccio come fosse un figlio appena nato, lui stira le sue zampe contro il mio collo.
Credo che il risultato sia di donarci una consapevolezza reciproca di esserci.
Miracolo degli animali che raramente riesce agli umani.
La cervicale mi rompe i coglioni, ho capito, ho capito che c’è una testa in bilico su questo corpo, non ci sarebbe bisogno di ricordarmelo ogni volta che i muscoli si contraggono.
Tra le cose interessanti che riguardano il futuro c’è la prospettiva di un viaggio nel passato.
Sto mettendo a punto una macchina del tempo, mi da ancora qualche problema, ma presto sarà pronta per il primo volo.
Vi faro’ sapere.

Favoletta

Favoletta camminava sulla strada che dal paese portava alla cascina portando un cesto di frutta e un cappello in testa.
Favoletta amava la sua cascina perchè c’era la frutta fresca le mucche i cavalli e le galline che lei chiamava per nome, dava il nome anche alle uova che non raccoglieva.
Alle uova che raccoglieva mostrava comprensione che pensava fosse di consolazione al fatto che da li a poco sarebbero diventate la sua colazione.
La nonna faceva l’uovo sbattuto.
Il nonno guidava il trattore.
Il papà era fuori in battaglia e la mamma stava ad aspettare seduta in cucina e stava li a cucire quello che era iniziato come un piccolo fiore e ora era una coperta d’amore.
Favoletta pensava che suo papà fosse un generale perchè prima di partire lo vide sull’attenti con un fucile e quando lei gli chiese: cosa vai a fare? Lui rispose vado a comandare.
E non comandava nessuno, nemmeno la sua paura di non tornare, dicono che la guerra sappia insegnare, ma a cosa serve imparare se devi morire.
C’è chi la guerra la decide, e chi la guerra la deve fare e non si devono incontrare.
Perchè lo sguardo del presidente ha paura dello sguardo del soldato come lo sguardo del serpente ha paura dello sguardo di chi ha morsicato.
Favoletta conosceva una canzone che cantava per non pensare.
Diceva che se persino le nuvole diventano pioggia non c’è motivo per non sperare che chi è partito possa tornare.
Favoletta vide suo padre tornare, sua madre smise di cucire e la guerra fu dimenticata, ci sono storie che sono fatte per continuare e storie che ti chiedi come sarebbero andate a finire e favole che devi raccontare per far credere ai bambini che i grandi sono meno peggio di quel che possono immaginare.

Un bel gioco

Bel gioco inventò dio quando creò l’uomo
deve averci pensato un bel po’ per riuscire a costruire
questo fragile pupazzo capace di impazzire
pregare
bestemmiare
odiare
amare
uccidere
salvare
leggere
scrivere
cancellare
suonare
ascoltare
e mille altre funzionalità
che ti lasciano sempre col dubbio di cosa accadrà
non sapendo bene cosa aspettarsi da questo pupazzo
che a volte è animalista a volte razzista a volte comunista
a volte fascista ed è sempre convinto che sia lui
lui a decidere
e se ci pensi bene
qualsiasi bianco è bianco per caso
qualsiasi nero è nero per caso
decide piu’ la logistica che la volontà
e siamo tutti quà ad essere convinti
che siamo noi a decidere.
E se ti senti perso
fidati
è buon segno
sei sfuggito al controllo
e se stai male
perchè non sai dove andare
è buon segno
sei senza guinzaglio
se non ti sai decidere
è perchè puoi decidere
e se non sai cosa pensare
è perchè sai ancora pensare
e dio ti cerca e non ti trova
e lo farai impazzire
fino al punto che deciderà di chiudere la playstation
e si metterà a leggere.
Diffida di chi ha certezze
perchè non sono sue
le possiede come il cane possiede l’osso.
Mai pensato che sia l’osso a possedere il cane?
Premesso che questo gioco mi fa abbastanza schifo
e che dio assomiglia a un ragazzino
che si eccita nello schiantarsi con una macchinina virtuale
contro un muro digitale
a me non resta che la libertà di essere un musulmano
che mangia il salame
un cattolico che desidera la donna d’altri
un comunista che si compra una porsche
e un rivoluzionario alla corte del re.
A volte mi sorprendo
nello scoprire che il poliziotto
guardando la mia patente
non capisca
che quello non sono io.
Non sono io.
dio fottiti
ti ho fregato anche questa volta.
Guido Prussia