Tu credi di sapere tutto

Tu credi di sapere tutto

Tu credi di sapere tutto.
Ma non hai mai visto un meccanico che ripara la sua moto e un cowboy che si prende cura del suo cavallo.
Tutto in una inquadratura dello sguardo che mi sembrava di avere di fronte la storia dell’America e il riassunto dei miei sogni.
Non c’erano cellulari a quei tempi e sono corso all’auto a prendere la mia reflex analogica per fotografare quella scena.
Pellicola Kodak, 400 asa.
Ripreso il viaggio non vedevo l’ora di svilupparla.
Ma ero in Arkansas e per farlo dovevo arrivare in California.
Si impara ad attendere quando non hai alternative all’attesa.
E si impara a sentirsi ignoranti quando dietro ogni curva scopri qualcosa che ignoravi.
Ora avrei voglia di rimettermi in viaggio, devo solo aspettare che il mio corpo si aggiusti e riprenda forza come se fosse quella moto o quel cavallo.
E poi si torna sulla strada.

A nord di New Orleans

A nord di New Orleans

A nord di New Orleans sul ciglio della strada una ragazza faceva l’autostop.
Mi fermai e rimasi colpito non tanto dalla sua bellezza ma dal suo compagno di viaggio.
La ragazza infatti viaggiava con un grosso topo dentro una scatola.
Decisi di accompagnarla fino a Houston dove era diretta.
Mi disse che veniva da Mosca e che cercava un modo per vivere in America.
Parlava poco l’inglese e io ancora meno il russo.
Nonostante questo ci facemmo compagnia, io lei e il ratto.
Tre viaggiatori, di cui solo due credo consapevoli di esserlo.

Nevicava

Nevicava

Nevicava, Dio quanto nevicava.
Cominciò appena lasciato New York e durò fino a Santa Fe.
Il freddo capì presto che era destinato ad arrendersi di fronte alla mia voglia di raggiungere l’Oceano Pacifico.
Sotto la giacca ero imbottito di giornali, avevo letto da qualche parte che la carta teneva lontano il freddo.
Muovevo le dita dei piedi e della mano per evitare che mi si ghiacciassero le estremità.
Forse non era stata una buona idea quella di fare un Coast to Coast in moto nel mese di Febbraio.
Del resto le buone idee non hanno lo stesso fascino delle idee bastarde che giocano a metterti alla prova.
Durò circa venti giorni, a quei tempi non esistevano gli smartphone e si dava notizie del viaggio dalle cabine telefoniche.
Poi solo il suono del motore e il rombo dei pensieri che puntualmente dopo qualche ora di marcia esplodevano in un illuminazione..
Quante ne ho avute e quante ne ho perdute di illuminazioni durante il viaggio.
Ma una la ricordo.
Stavo pensando al fatto che sarebbe stato duro tornare alla vita di sempre dopo un viaggio come quello quando mi apparve un corvo che dopo avermi sorpassato atterrò su un cartello che indicava la strada per Memphis.
Quando sorpassai il cartello lui riprese il volo, mi sorpasso e atterrò sul cartello successivo, che indicava un area di servizio a 15 miglia.
Lo sorpassai e il corvo tornò a volare, mi supero’ ancora una volta e questa volta atterrò sui bordi di un ponte metallico.
Prima di superarlo pensai che se l’avesse fatto un altra volta era chiaro che ce l’aveva con me e che voleva dirmi qualcosa.
Lo superai, il corvo sembrò allargare le ali ma ci ripensò e rimase immobile guardandomi passare spostando solo la testa per non perdermi di vista fino alla curva successiva.
Non lo vidi più.
E mi rimase il dubbio che se non avessi pensato di metterlo alla prova forse avrebbe continuato a seguirmi fino all’oceano.
Da quel giorno di fronte al destino non mi faccio più domande, lo osservo come si osserva un corvo che gioca a farti credere di avere cose importanti da rivelarti e che un attimo prima di rivelartele rimane in silenzio per gustarsi il trionfo del dubbio.

Nella città di Buffalo Bill

Nella città di Buffalo Bill

Nella città di Buffalo Bill c’era solo un vecchio Motel che aveva una stanza libera.
Era su quattro piani, e la mia stanza era naturalmente al quarto.
Scale, valigie e bestemmie unite ad un tramonto che portava all’orizzonte minacce di tempesta.
Prima di andare a dormire faccio un giro per il paese, cè solo un saloon aperto.
Al bancone due ragazze una alta e una piccolina che bevono Jack Daniel.
Mi guardano come si guarda l’arrivo del tendone del circo in città.
Ordino una Budwaiser, sorrido, ricambiano il sorriso.
La piccolina mi si avvicina e mi chiede da dove vengo.
E cosa ci fa un italiano da queste parti?
Vado a Yellowstone.
Tutti vanno a Yellowstone, ma nessuno si ferma a dormire a Cody.
A dire il vero trovare una camera è stata un impresa.
Colpa del Rodeo.
La ragazza alta si rivolge alla piccola: Exotic…fuck, he is exotic.
Cosa?
Chi sarebbe l’esotico, Io?
Ma se sono di Milano, la città meno esotica del mondo.
La piccolina ordina una birra, sostituisce la mia bottiglia vuota con la sua piena.
Dove dormi?
In un motel…aspetta…non mi viene in mente il nome…quello di mattoni rossi, in città.
La piccolina ha capito, sorride all’amica, è un posto di merda, mi dice.
Lo so, lo so, che è un posto di merda ma non costa un cazzo.
Ridono.
Vai con la terza birra, e loro finiscono la bottiglia di Jack Daniel.
E’ tardi.
Sono le undici e mezza, da queste parti è notte fonda.
Possiamo accompagnarti?
E me lo chiedete?
L’Hotel è a cento metri dal Saloon, cento secondi dopo mi ritrovo in stanza con due cowgirl che ridono e non capisco il perchè.
Beh a questo punto la cosa migliore è fare cio’ che avrei fatto comunque.
Mi spoglio e mi infilo nel letto.
E loro ridono.
Possiamo??? Mi chiedono.
Potete cosa?
Possiamo venire anche noi?
Non rispondo, mi sposto nella parte sinistra del letto e faccio segno di accomodarsi.
E via gli stivali, i jeans, i calzettoni, le t-shirt e due giacche di pelle.
Tutti sotto.
Sotto la tenda a giocare.
La cosa che funzionava era che io trovavo esotiche loro, e loro trovavano esotico me.
Essere stranieri uno per l’altra è un trucco che funziona, facciamo che tu mi racconti di te e noi ti raccontiamo di noi.
Mentre si scopa sotto una tenda traballante, con piedi che cercano l’ultimo lembo di lenzuolo e lo acchiappano per trovare rifugio.
Con odori diversi che messi tutti insieme danno l’idea della stiva di una barca colma di merci provenienti da porti diversi.
Con porcate dette in lingue straniere che fanno ridere anche se non si capisce che cazzo vogliano dire.
Il tutto come se fosse un sogno in una notte che minaccia tempesta nella città di Buffalo Bill, sotto un tendone del circo dove si esibiscono un principiante domatore di se stesso e due equilibriste esperte in volo acrobatico sulla noia.

Sydney

Sydney

Sydney
Sappiamo tutto, basta restare fermi un attimo ed ascoltare, arriverà la verità, urlata nelle orecchie, chiara, limpida come il cielo che stanotte si apriva su Bondi Beach.
Sappiamo dove stiamo sbagliando, sappiamo quali illusioni stiamo inseguendo, sappiamo quando ne usciremo sconfitti o quando riusciremo a vincere.
Ogni sfida è già decisa, si sa, anche se spesso non si vuole ascoltare.
Questa estate a Dicembre mi sballa il fisico, Cecilia mi ha appena detto che a Modena è nevicato, ed io quà, a qualche chilometro dal paradiso dei surfisti, provo invidia per quegli occhi che vedono bianco.
Chi viene a sapere del nostro viaggio ci dice che siamo pazzi, e più cercano di farmi paura più mi sale l’adrenalina, la voglia di sbattermi in mezzo al deserto, sotto un insopportabile caldo, mangiato dalle zanzare, con finalmente un traguardo giornaliero da raggiungere.
La città, il rifornimento, una doccia, dormire e ripartire.
La moto è arrivata oggi pomeriggio, domani o dopodomani andrò a ritirarla, l’amica, la compagna, l’amore, il ferro, il cavallo, la possibilità di compiere un viaggio.
Sydney è una città perfetta, così perfetta che non fa per me.
Tranquilla, ordinata, solare, calda e amichevole.
Fino ad ora ho visto solo due aborigeni, mi dicono che nel Northern Territory ne troverò a migliaia. Sono incuriosito, spero di non cadere nella banalità dell’uomo bianco alla ricerca del suo lato selvaggio.
Spero di crescere grazie ad una illuminazione inconsapevole, basterebbe uno sguardo, un lampo di luce che venga dal passato, da quel tempo in cui l’uomo era un animale, e la tribù un branco.
Sono le 17.36 in Italia, le 3 e 37 di notte quà.
Pensieri:
non chiedere a nessuno di amarti
non chiedere a nessuno di non amarti
L’amore non si impone,non si scansa,l’amore lo si subisce nella sua presenza e nella sua assenza.
Ciò che veramente tu puoi fare è amare chi merita di essere amato.
Non farti incantare dal nulla, dalla recita, dall’istinto del guaritore o del distruttore, lucido come l’incantatore di serpenti di fronte al cobra, perchè l’amore è velenoso. Pericoloso se non se ne ha domestichezza.
La luce della lampada illumina la tastiera, nemmeno un filo di sonno, forse è colpa del fuso orario, il letto alle mie spalle è un oggetto inutile, i miei amici sono lontani, la mia donna non è più la mia donna, due ragazzi stasera mi hanno detto che sono un uomo fortunato a vivere un avventura come quella che vivrò nei prossimi mesi, il mio “spirito” ha appoggiato il mento sulle mie spalle, non si accorge che lo sto guardando allo specchio, lui e la sua faccia che assomiglia alla mia se non fosse così scura.
E’ inutile che si nascondi ne sono certo, è un mezzosangue.
Non so che fare, vado a sbattermi sul letto, con gli occhi sbarrati, leggendo qualche libro, o chiedo allo “spirito mezzosangue” di dettarmi qualcosa?
“Spirito mezzosangue” dai due punti in poi il computer è tutto tuo, Prussia vi saluta, alla prossima:
A scrivere da qui in poi è lo spirito mezzosangue.

Buonanotte bambini, sognate i soldatini, il piccolo forte, il legno che brucia e l’avventura che è solo un gioco.
E’ solo questione di tempo.
Posso impadronirmi dell’uomo, lasciandolo leggero dondolare sulla sedia, come uno spirito di carne, sapete adoro questa cosa… la sostanza, adoro la possibilità di sbattere contro qualcosa.
Per questo uso queste dita che non sono le mie.
Ma lui è gentile e lascia che il mio cuore batta ancora, come se il suo sterno fosse una casa in affitto, e il mio spirito vestito da un abito prestato.
Voi aspettate la parola giusta , il pensiero che apre le porte, la verità che non si pensava, mentre io non posso che salutarvi alzando la mano destra e guardarvi negli occhi.
Per pochi che siete, siete, e per me è un grande onore avervi di fronte.
Vogliate bene al mio amico Prussia.