Dakota

Dakota

Ogni volta che cerco di superare il filo spinato quello mi si aggancia al colletto e mi tira indietro proprio mentre sto pregustando la missione compiuta.
Mi sgancio ed entro nel recinto per vedere i cavalli da vicino.
Mi avvicino di cespuglio in cespuglio fino ad essere distante una manica di camicia dal suo collo.
Un vapore bianco come il latte gli esce dalle narici, come fossero fumaioli di una locomotiva a vapore pronta ad attraversare la prateria.
Il mantello del cavallo ha la consistenza dei sogni, accarezzarlo è come precipitare in un avventura.
Mi piace far scorrere il dito dalla fronte fino alle narici assecondando i dossi del suo muso.
Non vedo l’ora di diventare grande ed avere un cavallo tutto mio.
Lo chiamerò Dakota.
Dakota mi porterà dovunque sebbene non abbia ancora ben capito dove sia dovunque.
Ora torno.
E’ importante non farsi beccare quando si compiono certe missioni.
Voi non ditelo a nessuno che mi avete visto dentro il recinto, anzi nel caso ve lo chiedano dite sempre che mi avete visto giù al fiume che pescavo.
E io non diro’ a nessuno che voi, tutti voi, nonostante a guardarvi sembri impossibile, siete stati bambini come me.

L’ultimo

L’ultimo

Sai che oggi è l’ultimo dell’anno.
Davvero?
Già.
Quindi stanotte faranno del casino…
…e col cazzo che si dorme.
Cosa si festeggia?
Credo l’essere sopravvissuti un anno di piu’.
Io festeggio ogni giorno.
Anche io.
Ce l’hai una sigaretta?
Si ma è l’ultima.
Smezziamo?
Smezziamo.

Dixie Evans

Dixie Evans

Un cancello in mezzo al deserto.
Potrei aggirarlo ma non lo faccio.
Aspetto che qualcuno apra.
Se c’è ci deve essere un motivo.
Aspettiamo, io e Zoe.
Lei mi guarda perplessa, sembra sorridere.
Forse vuole chiedermi qualcosa ma non mi chiede nulla.
Rimane in silenzio, seduta su un masso, guardandosi attorno.
Si avvicina al cancello un asino, si ferma proprio dietro le sbarre di ferro e ci guarda.
L’asino se ne va.
Il silenzio del deserto ci avvolge, ed io sfrego le scarpe sulla terra per creare un qualche rumore che tolga l’imbarazzo di un attesa senza tempo.
Poi finalmente il cancello si apre.
Entriamo.
Un cartello sulla sinistra indica che siamo nell’Exotic World.
Camminiamo, la strada è lunga e finisce di fronte ad una vecchia casa di lamiere.
Sulla porta c’è Dixie.
-E’ Lei?-
-Si.-
-Personaggio strano.-
-Perché?-
-Non vedi come è vestita?-
-E’ una spogliarellista ed è vestita da spogliarellista.-
-Ma avrà settanta anni.-
-Ma non li dimostra.-
-Vuoi entrare?-
-Si. Vieni a vedere.-
Vestiti, lustrini, foto, sciarpe di boa, oggetti del mestiere. Una montagna di ricordi ammassati uno sull’altro.
Foto di ammiratori, uomini che sorridono con il sigaro fumante in bocca ed una espressione di vittoria che non è possibile esimersi dall’immaginare di quale battaglia.
Spille, collane, reggicalze, sottovesti, pantofole piumate, trucchi.
Un esplosione di seduzione ricoperta di polvere, come un occhio che si apre all’alba ancora truccato dalla notte prima.
Il trionfo del tempo sulla bellezza, si festeggia la precarietà del corpo invertendo ogni conclusione affrettata.
La precarietà rende possibile la celebrazione di ciò che è stato.
La bellezza è una farfalla, vive una stagione brevissima, ma il cacciatore l’ha catturata nel suo momento migliore.
Ed ora la espone sottovetro con uno spillo che le trapassa il corpo e la trattiene contro una piccola asse di legno appesa al muro della memoria.
-Tutto questo mi mette una tristezza infinita.- Dice Zoe.
-A me viene da ridere.-
-Cosa ci trovi di divertente?-
-Lei ci crede davvero.-
-Questo è triste.-
-E’ meraviglioso. Guardala. Sembra che il tempo si scontri con la sua mancanza di consapevolezza.-
-Ma alla fine vincerà.-
-Il tempo non vuole vincere alla fine del combattimento. E’ come un pugile che trae soddisfazione solo dal k.o. Ed invece Lei rimane in piedi. Pugno dopo pugno. Non da soddisfazione. E rimarrà li fino alla fine dell’ultimo round. Con un orgoglio che solo i combattenti veri possono avere. E il pareggio è trionfo per colui di cui si prevede una sconfitta sicura.-
-Lei vive qui.?-
-Si.-
-Da sola?-
-No. Insieme a Lui.-
Daniel. Ottanta anni. Doppiopetto. Perfettamente vestito come se si trovasse alla prima di qualche spettacolo importante.
Una scia di profumo che sembra poter diventare visibile come la scia di una lumaca.
La guarda innamorato come se fosse innamorato da sempre senza averla mai potuta amare davvero.
-Chi è?-
-Lui andava a vederla tutte le sere. Erano i primi anni degli anni cinquanta. Spendeva tutto cio’ che guadagnava per quel tavolo in prima fila. E non gli rimaneva nulla in tasca per passare dalla prima fila al camerino, e dal camerino alla camera da letto. Ma ha avuto pazienza. Ha aspettato anni, ha aspettato che tutti quelli che impazzivano per Dixie vedessero sfiorire la sua bellezza e si facessero da parte. E quando nessuno piu’ desiderava quella spogliarellista che assomigliava in maniera inquietante a Marilyn Monroe Lui si è fatto avanti con un mazzo di fiori e la sua pensione.-
-E Lei?-
-Lei lo ha lasciato di fronte al cancello per due settimane. Due settimane di trucco. Per poi presentarsi di fronte a Lui e chiamarlo come se l’avesse sempre aspettato.-
-E Lui non si accorse che Lei non era piu’ bella come una volta?-
-Daniel e’ cieco. Divento’ cieco in un incidente di lavoro con la fiamma ossidrica. La sua memoria visiva si è fermata in una notte di cinquant’anni anni fa. Per Lui Dixie è ancora la piu’ bella, e lo sarà sempre.-
– Solo un inganno puo’ sconfiggere il tempo.-
-Il tempo vive di inganni. Ripagarlo con la sua moneta fa parte delle regole non scritte di questo bizzarro gioco che è la vita. Quello che conta è che lui l’amerà per sempre e per sempre la crederà bellissima come la prima volta che la vide. E per una volta si fotta il potere distruttivo del tempo.-

Dixie Evans (born Mary Lee Evans; August 28, 1926 – August 3, 2013) was an American burlesque dancer and stripper.

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Io vorrei

Io vorrei

Io vorrei
Che tu mi pensassi
Ogni volta
Che hai voglia di pensare
A qualcuno
Che ti ha capito
E vorrei
Che ti venisse ancora voglia
Di fermarti
Durante un viaggio
Per ascoltare
Il rumore
Della pioggia
Che batte sui finestrini
Poi vorrei
Che la fine
Si trasformasse in inizio
E che la mia anima
Fosse
Capace di innamorarsi della tua anima
Per avere una speranza
Che sia per sempre
Ma per sempre
Davvero

Benzinaio

Benzinaio

Quanta manca al prossimo benzinaio?
Mi si è accesa la spia.
Maledetta la mia abitudine ad aspettare sempre l’ultimo momento.
Poi sul fondo del rettilineo appare un insegna luminosa e per il sollievo schiaccio a tavoletta l’acceleratore correndo l’eccitante rischio di arrivare di fronte al benzinaio con l’ultimo goccia di benzina.
Una pulita al vetro, butto via tre bottiglie d’acqua, compro della carne affumicata e poi ci si rimette on the road.
Tutto cio’ che chiedo alla vita è di concedermi sempre un “altrove” da raggiungere a bordo di qualche mezzo meccanico.
Adoro i mezzi meccanici.

Tempo grigio a Lancaster

Tempo grigio a Lancaster

Tempo grigio a Lancaster e io mi sono perso sul campo di battaglia mentre cercavo fantasmi in vena di raccontare storie.
Davanti a me la carrozza mi invita a rallentare concedendomi il lusso di gustare il tempo come fosse l’ultimo bicchiere di un vino d’annata.
E’ strano come il viaggio inghiotta il presente e ti servi poi piccoli bocconi di ricordi da annusare con gli occhi chiusi nell’illusione di essere ancora li.

Stamattina

Stamattina

Stamattina camminavo verso la macchina che era parcheggiata qualche centinaio di metri lontano da casa mia.
Dietro di me camminava un giovane barbone zoppo.
Ero con Jackson ,il mio cane, che si fermava a pisciare ogni 10 secondi.
E quando lui pisciava lo zoppo si avvicinava.
Allora io acceleravo il passo per mantenerlo a distanza.
Era il tipico zoppo da semaforo, quelli che ti chiedono i soldi.
C’eravamo solo io e lui su quel marciapiede.
Poi ho pensato: ma perche’ accelero?
Jack pisciava e lui si avvicinava, e io smisi di accelerare fino a che non mi raggiunse.
Aveva si e no venti anni e un bastone che lo aiutava a camminare.
Fa un sorriso al cane e si mette a giocare con lui.
Poi sorride anche a me.
Io penso: Ecco che ora mi chiede i soldi.
Lui sorride.
Fa le smorfie al cane.
Passa davanti a me.
Si gira e sorride di nuovo a me e al cane.
Penso: Allora me li chiede o no sti soldi?
Il cane si ferma a pisciare.
Lui si allontana.
Si gira ancora un ultima volta prima di voltare l’angolo.
Io gli sorrido.
Lui ricambia.
E non mi ha chiesto un euro.
Che coglione che ero, vittima di un pregiudizio.
Se non avessi rallentato ancora adesso penserei a quel zoppo come a un ipocrita elargitore di sorrisi in cambio di denaro.
Invece era solo un ragazzo che alle dieci del mattino in una citta’ non sua con una gamba che non funziona aveva ancora il desiderio di sorridere.