non so essere migliore

non so essere migliore

non so essere migliore
non so essere peggiore
riesco a malapena ad essere me stessa
a volte neanche quello
lo diresti che sono stata una bambina
a sette anni ero la più veloce sul mio cavallo
riuscivo a strappare un fiocco
arrotolato sulla cima di un albero
stando in piedi sul dorso dell’animale
sognavo
non so bene cosa
ma sognavo
poi sono diventata grande
grande abbastanza da tenere in una mano
una bottiglia di vodka
e la vodka si è bevuta i miei sogni
ruttandoli via come ossigeno superfluo
lasciandomi solo un vuoto a perdere
non so essere migliore
non so essere peggiore
forse non so più’ nemmeno essere
la cosa più incredibile
è che guardandoci
tu in macchina e io in piedi
ci stiamo chiedendo la stessa cosa
chi sei?
nella speranza di capire
dal nostro rispettivo sguardo
chi siamo

avete mai provato

avete mai provato

avete mai provato quell’ebbrezza
data dal non possedere nulla
dal non avere nulla da perdere
camminare sotto la pioggia
ed essere cosi’ bagnati
da non potersi bagnare
entrare in un bar
ordinare un caffè
dire che non sai come pagare
e per un caffè
sentirti odiare
cercare qualche moneta dimenticata
in qualche carrello della spesa
l’immaginazione che traduce quella moneta
in cose da mangiare
un euro ci esce un panino
se ho pazienza ne trovo altri due
e ci esce del prosciutto
se ho ancora pazienza
magari ne trovo un altro
e ci aggiungo qualcosa da bere
e sento di avere un cuore da lupo
forse per questo non vedo l’ora
che arrivi l’ora
in cui tutti vanno a dormire
per camminare
senza sentirmi guardare
lo so che mi dovrei pulire
lo faccio quando lo posso fare
potere per me non è una cosa normale
forse non lo capite
anche questo è normale
per essere un uomo faccio paura
per essere un lupo faccio tenerezza
l’assistente sociale
mi disse che avrei bisogno di una carezza
ma anche le carezze hanno il loro prezzo
e io non saprei come fare per ricambiare
dico soltanto che non è colpa mia
se ho un istinto di sopravvivenza
che mi impedisce di togliere il disturbo
consolatevi col fatto che dicono che l’inverno
sarà molto freddo
voi scriverete qualche post
su come sia scomodo restare in casa
se fuori nevica
io forse mi addormenterò
senza riuscirmi più a svegliare
una cosa ve la devo dire
non si è poveri
solo perchè non si è capaci di giocare
a volte si è poveri
perchè chi ha scritto le regole
non ha pensato a come punire
chi non si fa problemi a barare
sai come quando ti fanno uno sgambetto
e cadi male
non è mica detto che ti riesci a rialzare

La sirena

La sirena

Non devi vederla da lontano.
Avvicinati, entra nella fontana e osservala dal basso all’alto fino a quando vedrai i suoi piedi appoggiarsi sul mare.
L’avresti mai detto che quella piccola statua potesse apparire cosi’ bella?
Ci sono cose che basta osservarle dalla giusta prospettiva per renderle meravigliose.

Ti regalo la mia mano

Ti regalo la mia mano

Ti regalo la mia mano
Puoi usarla quando vuoi
Può scaldare la tua mano
Aprire una porta che non riesci ad aprire
Sa svitare coperchi bloccati
Scartavetrare un muro
La puoi usare per accarezzarti
Puoi far viaggiare le tue dita sulle mie vene
O leggerne la storia tra le sue linee
Puoi indossare i suoi anelli
Puoi usare le sue dita per contare
Se ti perdi chiedile di portarti a casa
Se hai paura chiedile di difenderti
Puoi farne tutto ciò che vuoi
Tranne che chiederle
Di farti del male.
Perchè non ne è capace.

Ti ho cercato

Ti ho cercato

Ti ho cercato
Dio sa quanto ti ho cercato
Come si cercano chiavi di casa perse nella neve
Seguendo le mie orme che stanno scomparendo
Con lo sguardo fisso a trovare un indizio
Fino a scoprire nel bianco
Una piccola ombra scura
Rimanendo fermo per un attimo
A godermi la speranza
Che in quella piccola ombra scura
Si nasconda
La possibilità
Di tornare
A casa.

Stimare un figlio

Stimare un figlio

Stimare un figlio insegna al figlio a farsi rispettare.
Io non sono padre, ma se lo fossi farei capire a mio figlio che la sua fatica ha un valore, e che non bisogna mai svendersi.
Nelle materie che studiavo a scuola ne mancava una.
L’autostima.
Io la metterei obbligatoria.
Insegnare ai bambini a stimarsi, a volersi bene, ad abbracciarsi, cercare le loro potenzialità ed esaltarle, insomma insegnare che nella vita non ci si vende ma si concede al giusto prezzo l’utilizzo del proprio talento.
L’errore piu’ grosso è considerare chi vi sfrutta un benefattore.
Piu’ talento avete piu’ cercheranno di fottervi, perchè se avete del talento probabilmente lo avete sviluppato nel silenzio e nella solitudine di un infanzia difficile.
Loro lo sanno.
Vi daranno quella carezza che avete agognato da bambini e poi vi diranno:
Prendere o lasciare.
Voi ancora sconvolti dalla carezza inaspettata sarete tentati dal prendere.
E invece, non prendete.
Chiunque vi mette di fronte ad una scelta cercando di sfruttare i vostri bisogni e le vostre debolezze merita solo il vostro rifiuto.
Ricordatevi che sono i rifiuti a rendere prezioso quel momento in cui vi sentirete finalmente felici di dire: “accetto”.

Non mi chiedere il perché

Non mi chiedere il perché

Non mi chiedere il perché.
Risponderei in maniera stupida.
C’è qualcosa di bello nell’inspiegabile.
Tu non hai saputo dirmi come mai non ami il gelato al cioccolato.
Io non saprei dire perchè mi piace il gusto di fragola.
Non so nemmeno perché amo i lupi pur sapendo che hanno una pessima reputazione.
Credo sia per il fatto che preferisco chi mostra i denti per avvertirti rispetto a chi sorride per fotterti.
Lo vedi.
Ti ho risposto senza volerlo.
Ed è la risposta migliore che potessi darti.

Ci sono desideri

Ci sono desideri

Ci sono desideri bambini che ti seguono per sempre, e non importa quanto cresci e se cresci.
Quel desiderio aspetterà anche tutta la vita pur di essere avverato.
Io desideravo diventare amico di un nativo americano.
Di quell’amicizia che nasce dalla reciproca comprensione, come due tartarughe che incontrandosi si chiedono dei rispettivi gusci, o due aquile che incrociandosi in volo si scambiano informazioni sul vento.
Conobbi Frank Donald mentre vendeva gioielli qualche miglio a nord della Monument Valley.
Cercai di capire chi fosse e lui cercò di capire chi fossi io.
Accadde circa tre anni fa mentre giravo per il west dormendo in auto.
Ripassai a trovarlo l’anno dopo, continuavo il mio vagabondare anche se avevo scambiato l’auto con un van catorcio del 1984.
Quando arrivai mi riconobbe, mi sedetti di fianco a lui e parlammo.
Prima di andarmene gli chiesi se era su Facebook.
Rimasi sorpreso quando mi disse di si.
“Possiamo diventare amici?”
“Certo.” Rispose.
E diventammo amici.
Ma ci pensate?
E’ merito dell’invenzione dei social se il mio desiderio bambino è diventato realtà.
A volte ci scriviamo.
Lui mi chiede quando ripasserò dalla Monument Valley.
“Spero il più presto possibile.” Rispondo.
E così ho un amico Navajo.
Anche se solo su Facebook.
E nonostante io non sia più un bambino quando ci penso un po’ mi emoziono.
E’ un po’ come se avessi la prova che quello che avrei voluto essere, da qualche parte è.
Vive.
Ed è mio amico.

Ci alzammo

Ci alzammo

Ci alzammo e alla radio trasmettevano A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum.
MI avvicinai alla finestra, scostai la tenda e la prima cosa che vidi erano ghiaccioli che pendevano dal ramo di un albero spoglio.
Cazzo se fa freddo. Pensai.
La mattina mi lavai senza farmi la doccia per non rischiare di uscire con i capelli bagnati.
La serrata tabella di marcia non permetteva la possibilità di ammalarsi e comunque correvo già i miei rischi affrontando un Coast to Coast in febbraio, meglio non dare un aiuto alla sfiga.
Uscito nel parcheggio del motel mi avvicinai alla moto, chiesi a Vanessa quanti gradi c’erano, lei controllo col sensore dell’auto e mi disse: -3.
E infatti le manopole erano ghiacciate e anche il sedile della moto era ricoperto da uno strato di ghiaccio.
Con una spatole ripulii la moto dai segni del freddo.
Entrammo nella hall sgangherata e facemmo colazione con due uova, una specie di salsiccia e una fetta biscottata coperta di burro e marmellata.
Ci riempimmo di calorie confidando nel fatto che il freddo le avrebbe consumate.
Vanessa si mise alla guida dell’auto io accesi la moto e partimmo.
Eravamo in Pennsylvania e andavamo verso sud, destinazione Memphis, dove si sperava facesse meno freddo.
Col cazzo che faceva meno freddo.
Comincio’ a nevicare, sempre di piu’, davanti avevo un muro di neve e giuro che non avevo freddo, anzi sentivo crescere dentro di me un adrenalina che si trasformava in felicità pura.
Sapete cosa penso.
Penso che l’esaudire un desiderio faccia cessare qualsiasi effetto secondario teso a rendere meno meravigliosa l’esperienza.
Il freddo non era freddo, la neve era una compagna di viaggio e la strada scivolosa sembrava voler giocare concedendomi leggere derapate alle quali rispondevo con un sorriso.
Nevicava e ci fermammo a mangiare un gelato.
Seguendo, in condizioni climatiche opposte, il consiglio dei vecchi saggi che dicono che per combattere il caldo bisogna bere qualcosa di bollente.
Poi tornammo sulla strada, con l’unico obiettivo di veder arrivare la sera e cercare un nuovo Motel dove riposarci e finalmente farci una doccia.
Quando sento freddo cerco di riportare la mia mente a quella condizione di viaggiatore che si era posto un traguardo da raggiungere attraversando le strade che da sempre aveva sognato di attraversare.
A volte l’esperimento riesce e sento il sangue scaldarsi come se il cuore fosse uno scaldabagno che si accende per prepararmi un bagno caldo in una vasca colma di sogni esauditi.

Metto a letto la bambina

Metto a letto la bambina

Metto a letto la bambina, le rimbocco le coperte, do un occhiata fuori per osservare la luna piena che getta l’ombra di un ramo sul muro ingiallito.
Ieri è morto il nonno e mia figlia mi ha chiesto perchè le persone muoiono.
Le ho risposto che la Donna Gufo aveva bisogno di lui per costruire una scala di legno che permettesse alle anime di tornare sulla terra.
Appena avrà finito di costruirla dovrà provarla e sarà il primo a tornare.
Papà il nonno era bravo a lavorare il legno?
Era il piu’ bravo, l’unico che potesse costruire una scala che arrivasse fino al cielo.
Si è addormentata sorridendo.
Ci vuole sempre un motivo che giustifichi il dolore per evitare di esserne sopraffatti.
Domani le insegnerò ad andare a cavallo, preparo quel puledro pezzato che sembra sempre sul punto di addormentarsi.
Sarà il piu’ bel giorno della sua vita.
Lo è stato per me, la prima volta che ho cavalcato.
Esco dalla casa e mi siedo nel portico sulla sedia dove si sedeva mio padre e dove si sedette mio nonno.
Il freddo lancia la sua sfida.
Non l’accetto.
Nel letto c’è Kimimela che mi aspetta tra le sue braccia.
Un vecchio sciamano un giorno mi disse:
Se cerchi un senso non cercarlo in un lago eternamente immobile, trovalo nella breve esistenza di una goccia di rugiada su un ago di pino.