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Facciamo un gioco.
Vediamo chi arriva piu’ lontano .
Ognuno sceglie il suo sasso.
Tu fai caso a dove fa pluf.
Ma tu sei un maschio.
Hai ragione. Allora io faccio tre passi indietro.
Tu stai sulla riva. Io vado vicino allo scoglio.
Chi tira per primo?
Prima le bambine.
No prima te.
Va bene.
Prendo un po di rincorsa e tiro.
Pluf.
Ora tocca a te.
Prende la rincorsa e tira la sua pietra che supera la mia di qualche metro.
Ho vinto io.
Domani mi dai la rivincita?
Domani pero’. Oggi ho vinto io.
Andiamo a prenderci un gelato.
Avevo sette anni e lei anche.
Lei era Daniela e io Guido.
Io ero innamorato di lei.
Mi sembro’ naturale non metterci tutta la forza nel lanciare il mio sasso
avevo voglia di vederla felice.
L’amore è una cosa semplice
un gioco da bambini
dove non si vince nulla
gli adulti lo rovinano
mettendo in palio se stessi.

Un bel gioco

Bel gioco inventò dio quando creò l’uomo
deve averci pensato un bel po’ per riuscire a costruire
questo fragile pupazzo capace di impazzire
pregare
bestemmiare
odiare
amare
uccidere
salvare
leggere
scrivere
cancellare
suonare
ascoltare
e mille altre funzionalità
che ti lasciano sempre col dubbio di cosa accadrà
non sapendo bene cosa aspettarsi da questo pupazzo
che a volte è animalista a volte razzista a volte comunista
a volte fascista ed è sempre convinto che sia lui
lui a decidere
e se ci pensi bene
qualsiasi bianco è bianco per caso
qualsiasi nero è nero per caso
decide piu’ la logistica che la volontà
e siamo tutti quà ad essere convinti
che siamo noi a decidere.
E se ti senti perso
fidati
è buon segno
sei sfuggito al controllo
e se stai male
perchè non sai dove andare
è buon segno
sei senza guinzaglio
se non ti sai decidere
è perchè puoi decidere
e se non sai cosa pensare
è perchè sai ancora pensare
e dio ti cerca e non ti trova
e lo farai impazzire
fino al punto che deciderà di chiudere la playstation
e si metterà a leggere.
Diffida di chi ha certezze
perchè non sono sue
le possiede come il cane possiede l’osso.
Mai pensato che sia l’osso a possedere il cane?
Premesso che questo gioco mi fa abbastanza schifo
e che dio assomiglia a un ragazzino
che si eccita nello schiantarsi con una macchinina virtuale
contro un muro digitale
a me non resta che la libertà di essere un musulmano
che mangia il salame
un cattolico che desidera la donna d’altri
un comunista che si compra una porsche
e un rivoluzionario alla corte del re.
A volte mi sorprendo
nello scoprire che il poliziotto
guardando la mia patente
non capisca
che quello non sono io.
Non sono io.
dio fottiti
ti ho fregato anche questa volta.
Guido Prussia

Mezz’ora di follia

Nulla
Non c’è nulla che mi tenga legato alla ragione
Se non la ragione stessa
Una catena
Che impedisce al cane
Di azzannare chiunque si avvicini.
Potrei impazzire
Nel tentativo di impazzire
Ubriacarmi annusando
Il vino degli altri
Andare fuori di testa
Aspirando l’alito
Di una donna
Che ha appena finito di farsi
Tre canne
Di maria,
Di quella buona.
La follia della ragione
Salva la rispettabilità delle scelte
Di fronte al giudizio
Di tutti i cosiddetti
Sani di mente
Che ogni pomeriggio
Si rimettono in auto
Per tornare a casa
Ascoltando le ultime notizie alla radio
Sapendo che ogni giorno
Messo in saccoccia
È un punteggio positivo
Nel gioco della resistenza.
Prendo a calci
Una cabina telefonica
Stando attento che
Nessuno mi guardi
fino a quando il vetro crolla a terra.
Circondato
dai cibi in scatola,
dalle scarpe da ginnastica,
dai marciapiedi,
dai vigili,
dagli orari di lavoro,
dalle partite di calcio,
dalla musica commerciale,
dalle cene fuori,
dai tentativi di conquista,
dalle paure,
dalle gioie,
dalla fantasie
e poi penso all’arte.
Penso a tutte queste cose
Che si autodefiniscono
Con la forza di penetrare le menti.
Miti indistrittubili
Insieme a milioni di altri miti,
capaci di giustificare ogni domani,
perché comunque l’inverno finirà e verrà
il momento dei saldi.
A me non me ne frega un cazzo
Se ora si mette a piovere,
anzi se mi bagno tanto meglio.
E se fa freddo
Vorrà dire che moriro’ di freddo,
sempre meglio che patire
questo mal di schiena
seduto su questo sgabello traballante
a scrivere pensieri
cosi’ piccoli
da colare dal sacchetto di plastica
che mi sono infilato in testa.
Ma cosa vorrei?
Interessa?
Mettiamo che interessi.
Vorrei la comunicazione sincera
Al di là di qualsiasi conformismo.
Vorrei la totale mancanza di filtri
Fra me e te
Chiunque tu sia,
vorrei la fine del concetto di colpa
per chi non ha colpe,
vorrei l’inizio del senso di colpa
per chi non prova sensi di colpa.
Vorrei un inferno
Provato
Che bruci il culo
Ai bastardi.
Vorrei amare
La donna dei miei sogni
Senza attendere che la donna dei miei sogni
Finga di essere reale.
E poi vorrei
Che tra l’inizio e la fine
Ci fosse un attimo
In cui qualcosa, qualcuno
Dia un senso
A tutto quello che è stato prima e verrà dopo.
E un calumet della pace
Sotto una tenda
In mezzo ad un deserto dell’Arizona,
A fumare
Per far pace con me stesso.

Superficiale

Io sono superficiale
e cerco di non nuotare mai dove non vedo il fondo
sono cosi’ superficiale che posso giocare con i piedi nel fango
sentendomi pulito.
Non ti chiederò mai il significato di nulla.
Sono così maledettamente superficiale
che mi annoio subito di quasi tutto,
e dico quasi per non togliermi la speranza che esista qualcuno
capace di appassionarmi per almeno una settimana.
Sono superficiale da sempre
persino da bambino
non mi interessava cosa c’era dentro il pozzo
preferivo salire sugli alberi e vedere cosa c’era dentro il nido.
Quando lei mi disse
Come fai a non porti domande?
io già ero distratto dalla sua amica che portava una canottiera senza reggiseno.
Perché dovrei interessarmi a cose che non mi cambiano la vita?
L’esistenza degli alieni non influisce sul mio conto in banca
L’esistenza di Dio non mi fa passare il male di testa
Concentrarmi sull’anima non mi sgonfia la pancia.
Sono ancorato alla terra
come una nave pirata all’isola del tesoro
e dopo essermi fatto tutto questo culo
per arrivare finalmente ad essere un superficiale
che non si pone e non pone piu’ domande
baratterei l’eternità
con un lento invecchiamento senza fine che mi permetta
di godermi senza fretta la mia filmografia preferita.
Confidando nella demenza senile per poter rivedere
mille volte il Grande Lebowski
come fosse la prima volta,
poter fare l’amore con la stessa donna
mille volte
come fosse la prima,
poter addormentarmi sotto le stelle
del deserto australiano mille volte
come fosse la prima,
poter riascoltare sei o sette canzoni
mille volte come fosse la prima.
Capisci
sono cosi’ superficiale
che qualsiasi cosa pensi di me
mi stai sopravvalutando.
Quando vieni a casa mia
vai a vedere come tengo il mio dentifricio
non lo vedrai mai tappato
tengo aperta qualsiasi cosa
che debba riaprire
per non avere il fastidio di aprirla di nuovo.
Sono cosi’ superficiale
che l’unica cosa in cui credo
è che nemmeno il diavolo
sarebbe capace di riscaldare
quel pavimento di marmo
sotto i portici di Piazza del Duomo
dove Giuseppe dorme ogni notte
sentendo il ghiaccio sotto il culo
nascondendo il volto sotto le coperte
perchè quelle cazzo di strisce luminose
scorrono su un monitor della vetrina di Bloomberg
per informare 24 ore su 24
sull’andamento delle borse mondiali.
Fanculo.

Il tuo culo

Perché pensi
Che ci sia qualcosa di male
Se dico che la parte migliore di te
È il tuo culo.
Non è vero che non ho notato
La tua intelligenza,
e mi sono soffermato anche sui tuoi occhi
e su tutto il resto.
Persino i tuoi pensieri
Circolano ancora tra i miei.
Ma non è colpa mia se il tuo culo
È cosi’ bello
Da rendere superfluo tutto il resto.
Amandoti
Passero’ ore a guardarti sdraiata
A pancia in giu’
Ascoltando tutto cio’ che avrai da dire.
Ti ascoltero’ per ore
E poi ascoltero’ per tutta la notte
La risposta silenziosa
Che solo il tuo culo
Sa dare al mistero
Della vita.

Photo da Internet

Il giorno prima

Il giorno prima di partire siamo usciti con l’intenzione di non tornare a casa, andare direttamente all’aeroporto e poi dormire in aereo.
Alle tre e mezza di notte passeggiavamo per le vie del centro e ci siamo fermati di fronte al Duomo di Milano cercando di capire a cosa stesse pensando dio quando creo’ l’amore.
Pensava a un fiore, mi hai detto.
Il fiore appassisce. Risposi.
Mi hai guardato con quegli occhi che mi fanno diventare un coglione e hai detto:
“Se a vida lhe der um limão, faça dele uma Caipirinha”
(se la vita ti dà un limone tu fanne una Caipirinha)
Mi hai fatto ridere, ma cosi’ tanto che non riuscivo a smettere, ti ho chiesto di baciarmi.
Perche?
Baciami.
Perchè?
Perchè se no non la smetto piu’ di ridere e dicono che si possa morire dal ridere.
Quindi devo salvarti la vita?
Si, e fallo prima che sia troppo tardi.
Mi hai baciato sotto la statua di San Bartolomeo che si copre gli occhi per non vedere la Maddalena.
Poi mi hai guardato e mi hai detto:
Me ne devi una.
Di cosa?
Di vita.
Sono ancora in debito.
Guido Prussia