Una cicatrice

Una settimana
Una cicatrice
Il tempo che guarisce
Contemporaneamente
Uccide
Annusare l’aria in cerca del suo odore
La misteriosa sparizione del tabacco
Non ti avevo mai vista fumare
Dormo in un letto matrimoniale
Sotto un piumone singolo
Per lasciare al freddo
La solitudine
E a tutte le donne
Che hanno detto di amarmi
Vorrei ricordare
Che l’hanno detto a qualcuno
Che fingeva di essere me
Io
Ho avvertito l’amore dei cani
Sono stato accarezzato
dall’affetto degli spazi vuoti
E ho baciato la corteccia degli alberi
Delle donne ricordo la paura
Di nuotare dove non si vede il fondo
Restando con la testa sott’acqua
Pur di appoggiare i piedi
Su qualcosa di solido
Una settimana
Una cicatrice
La mia tempia che ricorda
La morbidezza della sua pancia

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Apparentemente normale

apparentemente normale
se non fosse che la vita non ha nulla di normale
è il meccanismo che lascia stupefatti
vivere è un equazione impossibile
risolta da un bambino di quattro anni
con uno scarabocchio su un foglio a quadretti
vite che si incrociano
su uno sfondo a due dimensioni
diventano la prova che l’attimo lascia tracce
noi ne siamo involontari protagonisti
come figure poste a caso
da un dio con la passione della fotografia
che passa il tempo a riempire
l’infinito muro della sua stanza
con istantanee della vita dei vivi

Le rughe sono strade percorse

Le rughe sono strade percorse.
Rinunciarci è come rinunciare alle storie che ho vissuto.
L’amore impossibile saprebbe leggerle.
Mentre il fuoco ci scalderebbe bruciando nel camino il tempo passato a cercarci.

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FAcciamobuio

Facciamobuio.
Soffiamosulsole.
Esogniamochenoncisiaspaziofranoi.
Arriveranno i cultori delle regole a dirmi che se elimino lo spazio commetto un errore.
Io me ne fotto delle regole.
Non è ribellione, è semplicemente la coscienza di quanto siano inaffidabili i regolatori.
Colpa degli uomini che sono incapaci di imporsi da soli un senso di giustizia e concedono una ragione ai regolatori dei nostri comportamenti.
Io appoggio la schiena sul prato.
Riaccendiamoilsole.
Esogniamochetusiasopradimesenzaspaziochecisepari.
Fanculoglispazifranoi.

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UNA VOLTA

una volta vivevo in un auto
al casello di Bereguardo
ottima posizione per vedere le stelle
auto accesa e riscaldamento al minimo
la radio accesa al minimo del volume
sembrava il capolinea di tutte le mie corse
la sveglia era il sole che mettevo a tacere
infilando la testa sotto la giacca
una volta invitai nella mia casa parcheggiata
una ragazza norvegese scappata di casa
mangiammo due pizze prese all’autogrill
passammo una serata meravigliosa
osservando il volo di un cormorano
e baciandoci come liceali
rifugiati nell’auto del padre
passammo la notte nella Volvo Station Wagon
separati dal cambio con le mani unite
e una coperta da dividere in due
una volta ero cosi’ disperato
che pensavo di meritarmelo
e nel cercare le mie colpe
incontrai chi mi amò davvero
condividendo con me un auto
e la ricerca di monetine sotto i sedili
poi lei tornò in Norvegia
io trovai un lavoro
vendetti la Volvo di mio padre
comperai un Suv nuovo
trovai una casa
e smisi di cercare le monetine
sotto il sedile dell’auto
una volta sono stato felice
oggi
non lo sono piu’

L’ANIMA FUGGE DI NOTTE

L’anima di notte fugge dalla finestra e va in tutti quei posti dove le sarebbe proibito andare.
Poi torna senza fare rumore e si infila sotto le coperte come se nulla fosse successo pronta a farci credere di aver dormito come un sasso.

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L’AMORE è

L’amore è come la neve
quando accade è stupendo
quando si scioglie
diventa fango
e quando è svanita
ne rimane la nostalgia.

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LA VORREI COSì STUPIDA

La vorrei cosi’ stupida
da non avere certezze.
e che alla domanda: Noi chi siamo?
Risponda: Noi chi?
La vorrei stupida
ma cosi’ stupida da non finire mai di meravigliarsi
di fronte alle meraviglie della natura
e che di fronte ai comizi di un idealista
non abbia il pudore di dire:
Scusa sai dov’è il gabinetto che mi scappa da pisciare?
La vorrei talmente stupida
da non saper distinguere Chanel da Louis Vuitton
e che incapace di adattarsi ai tempi
provi ancora nostalgia per i franchi, le corone e le dracme greche.
Stupida come una donna
che di fronte a un piatto della nouvelle cuisine
mentre l’uomo di fronte le versa un bicchiere
di Brunello di Montalcino
le venga il pensiero che
avrebbe preferito un panino al salame.
La vorrei stupida
che non sappia chi è Osho
e se qualcuno le chiede: “In cosa credi?”
Lei risponde:
“Non credo in nulla ma spero in molte cose.”
La vorrei cosi’ stupida
da non sentire alcuna appartenenza
incapace di fare qualcosa per piacere
ma capace di far tutto per il piacere.
La vorrei cosi’ stupida
da non riuscire a finire un libro di merda
incazzata per aver buttato via dei soldi
ma incapace di buttare via il suo tempo.
La cerco cosi’ stupida
da preferire gli artigiani agli artisti.
Così stupida da preferire di faticare
camminando in montagna
piuttosto che stare un intera vacanza
col culo immobile su una spiaggia.
La desidero stupida
ma cosi incredibilmente stupida
da non riuscire ad amare
un uomo capace
di convincere una donna ad amarlo.
Stupidamente attaccata
all’amore per se stessa
da trovare stupido
farsi del male per amore.
La vorrei cosi’ stupida
da riconoscere in me
un uomo stupido come lei
e insieme stupidamente
ce ne andremo per il mondo
a cercare la tribù degli stupidi
salutando questo mondo di geni
cosi’ intelligentemente infelici.

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GAMBE GROSSE CULO SODO

ho le gambe grosse e il culo sodo
le sedie di legno non mi fanno paura
anche se il viaggio dura tre giorni
senza sapere se quando arriverò
tu sarai ancora li ad aspettarmi
ricordi, ero l’unico non truccato
alla parata di halloween
e tu hai pensato fosse
un travestimento geniale
da impiegato delle poste
ne abbiamo riso tutta la notte
ridevamo anche facendo l’amore
poi tuo padre ha deciso che nel west
ci fossero più occasioni
per un venditore di cotone
e mi hai lasciato al freddo
facendomi giurare che nessuna
nessuna mi avrebbe scaldato se non te
mille lettere, milioni di parole
e infiniti secondi nell’attesa
di vederle arrivare
fino all’ultima
l’altro ieri
dove hai scritto solo un indirizzo
non potevo risponderti con parole
ma solo salendo su un treno che va verso West
a mia madre ho detto che vado verso il mare
a mio padre ho detto che vado verso l’oro
a me stesso ho detto che vado a catturare il destino
come fosse un cervo che ti invita a seguirlo
perché lui sa dove si trova il fiume
quando hai finito da bere

le poesie sono caramelle

le poesie sono caramelle
che i vecchi maniaci
regalano alle bambine
per attirarle in trappola
i poeti sono orchi
senza scrupoli
che hanno imparato
come le parole 
possano spegnere la luce
per permettere alle loro luride zampe
di strofinarsi contro
l’innocenza
diffidate del poeta
credete a chi sceglie la prosa, a chi non va a capo a cazzo, a chi evita le rime e le strofe, credete a chi rimane senza parole e non sa come riempire il silenzio, mandate a fare in culo chi pensa di potervi convincere parlando e cadete tra le braccia di chi avrebbe voluto da sempre scrivervi una lettera d’amore ma ha solo riempito cestini di carta

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