Non hai trovato nulla

Non hai trovato nulla.
Quell’asse di legno traballante sul pavimento ti aveva illuso.
L’hai sradicata con un piede di porco e hai trovato solo un buco vuoto.
E ora te ne stai seduta su quella seggiola di legno con il culo e la schiena appoggiati su una vecchia imbottitura di velluto azzurro.
Le mani sporche di ruggine e lo sguardo verso quell’inutile illusione.
E non hai nemmeno chiuso la porta.
Entra il vento dell’autunno e l’odore delle foglie bagnate.
Hai lasciato seccare i fiori in un vaso d’argento, hai riempito i barattoli di profumi, hai preparato la tua vita come si prepara una tavola prima della cena.
Se ci fosse qualcosa da mangiare e da bere stasera avresti festeggiato il ritorno che non c’è stato, la neve che non è caduta, la bilancia che non pesa più e la catena appesa alla trave che oramai serve solo a tenere prigioniera se stessa.
Ogni volta mi chiedi perché ti amo.
E ogni volta ti dico che amo come tieni le mani strette tra le gambe, amo i tuoi piedi in bilico con le dita sulla traversa della sedia, amo come guardi il nulla come se ci vedessi tutto.

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