Sto per andare sulla luna

Sto per andare sulla Luna a bordo di un razzo che cominciai a costruire un anno fa quando cominciai a capire che cosa stava accadendo.
Porto con me due cani, qualche libro, una torcia elettrica e un telescopio per spiarvi da lontano.
Porterò con me anche il ricordo della donna che ho amato e la nostalgia dei sentieri che ho percorso.
Dicono che sulla luna non ci sia un cazzo da fare.
Questo significa che avrò molto tempo libero per scrivere.
Ho in mente una storia.
Parla di un uomo e la sua compagna che dopo aver costruito una barca decidono di partire con l’intento di costeggiare tutte le terre emerse nella ricerca del luogo perfetto dove approdare.
Io sono l’uomo, la donna non ho ancora deciso chi sia e forse non lo deciderò mai.
L’unica certezza che ho è che è tanto difficile trovarla quanto è facile immaginarla.
Quando la macchina cessa di funzionare la si abbandona sul lato della strada.
Sono pochi quelli che si affezionano a tal punto da non potersi staccare dal rottame decidendo di tenerla anche se non serve più a nulla.
Questo è l’amore.
Decidere di non dare via qualcosa di vecchio per qualcosa di nuovo nella consapevolezza illuminante che mentre tutto passa noi passiamo col tutto e solo chi ci ama davvero fa finta di non accorgersene.

Sono certe canzoni…

Sono certe canzoni che mi fregano.Che mi fanno pensare che forse da qualche parte esisti.Sembra quasi di vederti, di sentire la tua voce, seduti a tavola a parlare della giornata che è passata e poi a letto a dormire attaccati.Certe canzoni illudono che ciò che non si è mai trovato è dietro l’angolo ad aspettarti.Una donna e le sue passioni, i suoi libri letti, le sue strade percorse, i suoi sogni realizzati e quelli infranti.Si, sono certe canzoni che mi fregano.Che mi fanno credere che forse esisti come se tu fossi il viaggio che non ho mai fatto, l’alba che mi sono perso e il mare in cui non ho mai nuotato.

Apparentemente normale

apparentemente normale
se non fosse che la vita non ha nulla di normale
è il meccanismo che lascia stupefatti
vivere è un equazione impossibile
risolta da un bambino di quattro anni
con uno scarabocchio su un foglio a quadretti
vite che si incrociano
su uno sfondo a due dimensioni
diventano la prova che l’attimo lascia tracce
noi ne siamo involontari protagonisti
come figure poste a caso
da un dio con la passione della fotografia
che passa il tempo a riempire
l’infinito muro della sua stanza
con istantanee della vita dei vivi

Le rughe sono strade percorse

Le rughe sono strade percorse.
Rinunciarci è come rinunciare alle storie che ho vissuto.
L’amore impossibile saprebbe leggerle.
Mentre il fuoco ci scalderebbe bruciando nel camino il tempo passato a cercarci.

il desiderio di sentirsi antichi

Il desiderio di sentirsi antichi.
Appartenuti a tempi passati ed oggi liberi da ogni catena.
Incapaci di adattarsi ai ritmi moderni per la stessa pigrizia che si impongono gli orsi quando viene l’inverno.
Siamo Generali di un esercito di ricordi che marciano dietro di noi con le loro divise logore e le loro armi scariche.
Andiamo verso la fine ed è come se tornassimo a casa, reduci di battaglie combattute per difendere il territorio dove abbiamo seminato sogni e abbiamo visto crescere fiori selvatici.
Più conosci la storia più vorresti sentirtene estraneo.
Ogni notte sembra la stessa, meno male che stasera ricomincio a leggere il libro da dove ero rimasto ieri.
Chi è saggio sa che a una certa età è la vita degli altri a dare un senso alla nostra.

siamo fatti cosi

Siamo fatti cosi’.
Non fa male se non te ne accorgi.
Puoi perdere la cosa più preziosa che hai, puoi ferirti a una mano, puoi essere tradito o deriso, ma non fa male se non te ne accorgi.
Quando lo scopri ti chiedi come hai fatto a non sentire nulla.
Il sangue è solo una macchia scura che esalta la tua distrazione.
Si torna a casa, si lava la ferita sotto l’acqua fredda e si aspetta che guarisca.
Non fa male se non te ne accorgi.

Di cosa avrei bisogno?

Di cosa avrei bisogno per stare bene?
Avrei bisogno di una bottiglia per raccogliere l’acqua di questo torrente.
Ho deciso di camminare verso il Lago Santo e sono sicuro che mi verrà sete.
Non so nemmeno se riuscirò ad arrivarci.
Non possiedo il fiato.
Posseggo tutto il resto.
Case, automobili, donne e desideri esauditi.
Ma cazzo non possiedo il fiato.
E quando stamattina li ho visti partire con le loro scarpe tecniche, le loro giacche a vento ed i loro bastoncini mi ha preso un invidia che ha cominciato a rodermi il fegato.
A me, a me che non avevo mai provato invidia per niente e per nessuno.
“Dove andate?”
Ho chiesto.
“Cinque ore di cammino fino al Lago in cima alla montagna.”
Mi hanno risposto.
E poi la più figa del gruppo guardandomi fisso negli occhi mi ha chiesto:
“Perché non vieni con noi?”
Mi è venuto il panico solo a pensarci.
“Non ho il fiato.” Le ho detto.
“Quello non si compra.”
Mi ha risposto.
E se ne è andata lasciandomi li come un coglione, un coglione povero.
Povero di ossigeno.
Provate ad immaginare.
Siete convinti di avere tutto e poi da un momento all’altro vi accorgete che vi manca l’essenziale.
No, non poteva mica finire così.
Sono andato in un negozio e ho comperato tutta l’attrezzatura.
Naturalmente la migliore che ci fosse, o almeno quella che costava di più.
Mi sono vestito che sembravo un professionista delle scalate.
Sono arrivato con la mia auto ai piedi della montagna, ho parcheggiato dove inizia il sentiero e ho cominciato a camminare.
Anche se non possiedo il fiato possiedo la volontà.
Ho camminato per tre ore.
Con il fiato sempre più corto, la voglia di arrendermi sempre più forte, la paura di accorgermi che avrei dovuto imparare a perdere.
Fino a questa piccola radura, dove questo torrente fa un rumore dolcissimo, e il freddo comincia a crescere e il buio avanza come un lenzuolo sotto cui sembrano nascondersi tutti i corpi delle donne che non ho amato.
Seduto su questa pietra guardando l’ombra di una ragnatela di rami che sembra volermi imprigionare a me stesso sento la mancanza di un bastoncino di legno al quale da bambino attaccai una forchetta per potermi grattare la schiena.
Come un orso mi appoggio al dorso ruvido di un albero e comincio a raschiarmi dal culo alle spalle sentendo la gioia dell’essenziale scorrermi nelle vene.
Pensando alla strada da fare e al rantolare del mio respiro mi sento l’uomo più povero del mondo, ho speso quegli spiccioli di fiato e finalmente provo l’ebbrezza del nulla da perdere.
E tutto perché la più figa del gruppo mi chiese di andare con lei e io mi accorsi di non poterlo fare.
“Quello non si compra.”
L’ultimo respiro non ha prezzo, me lo godo tutto osservandolo mentre traccia una nuvola di vapore che mi ricorda il profilo di una mano che accarezza il vuoto.

FAcciamobuio

Facciamobuio.
Soffiamosulsole.
Esogniamochenoncisiaspaziofranoi.
Arriveranno i cultori delle regole a dirmi che se elimino lo spazio commetto un errore.
Io me ne fotto delle regole.
Non è ribellione, è semplicemente la coscienza di quanto siano inaffidabili i regolatori.
Colpa degli uomini che sono incapaci di imporsi da soli un senso di giustizia e concedono una ragione ai regolatori dei nostri comportamenti.
Io appoggio la schiena sul prato.
Riaccendiamoilsole.
Esogniamochetusiasopradimesenzaspaziochecisepari.
Fanculoglispazifranoi.

non te l’ho mai detto

Non te l’ho mai detto ma forse è il momento che tu lo sappia. La prima volta che mi buttai dal nido per provare a volare presi una facciata bestiale e mi ritrovai ferito e zoppicante sul terreno senza sapere come fare.
Quando sei nato per volare e fallisci il primo volo ti sembra impossibile poter tornare sul ramo.
Guardavo in alto e cercavo di capire come fare ad arrampicarmi sull’albero.
Avevo una zampetta rotta e due minuscole ali che non potevano afferrare nulla, tantomeno artigliare le rughe di un albero.
Ignoravo i pericoli del bosco ma li imparai velocemente quando vidi una volpe guardarmi e andarsene dicendo tra se: cresci, metti su carne e poi ci rivediamo.
Se non hai carne da offrire i predatori ti scansano come un inutile perdita di tempo.
Mangiai formiche e piccoli vermi, piano piano la zampetta guarì e un giorno la volpe tornò a cercarmi.
Mi trovò sull’orlo di una roccia che dava su un burrone.
Era la mia seconda possibilità.
L’ultima.
Mi gettai, aprii le ali, sentii il vento attraversarmi il collo e spandersi sotto le piume e volai.
Volai da solo per tutto il tempo che il vento mi permise di risparmiare le forze, al tramonto atterrai sul ramo di un enorme quercia.
Da allora passo da un albero all’altro, ogni tanto atterro su un tetto, piu’ raramente sui fili, ogni volta che mi butto ripenso per un attimo a quella prima volta che caddi, alla volpe che non volle mangiarmi e al burrone che mi salvò la vita e tutto ciò’ che posso dire di avere imparato dalla vita è che le uniche ali che mi terranno al sicuro in aria saranno solo le mie.
Solo le mie.
E’ il destino di chi vola quello di non poter essere volato e di non poter far volare.
Ora che lo sai che mi vorrai bene lo stesso?

a vestirmi ci metto 60 secondi

A vestirmi ci metto 20 secondi.
Raccolgo i calzoni buttati per terra la sera prima, prendo la prima shirt che capita sotto tiro, i calzini sono sparsi sul pavimento, le scarpe di solito stanno alla base del letto.
E tu dici che io assomiglio a quel coglione che sembra vestito come un cazzo di damerino con le calze del colore della giacca, la camicia di seta e un ciuffo da coglione che sembra fare da paravento a occhi da gufo.
Ci vuole rispetto.
La mia auto ha 350.000 chilometri e non ho i soldi per cambiarla, controllo il prezzo dell’acqua minerale e aspetto che il cibo vada sotto scadenza per avere il 50% di sconto.
Il bello di tutto questo è che non è una circostanza.
Questo sono io.
Questo è quello che voglio essere.
Non potrei mai essere come quella massa di coglioni che amano travestirsi con tutte le maschere che il nostro fantastico mondo occidentale offre a chi vuole nascondersi.
Ho soddisfazioni impagabili per questo mio modo di essere.
Quando qualcuna mi vuole, mi cerca e mi ama so per certo che ama me.
Avete idea di che piacere si provi nell’essere amati per ciò che si è?
Merito di quelle rare donne meravigliose che hanno capito che tra i pavoni scopa di più quello che fa la ruota più larga ma tra gli umani se vuoi essere amata devi trovare qualcuno che non ha ne voglia ne bisogno di scrollare il culo per sorprenderti con un ventaglio di piume.