strofinati gli occhi

strofinati gli occhi

strofinati gli occhi
metti a fuoco la statua nel parco
quella dell’uomo seduto su uno sgabello
che con la mano sulla fronte scruta l’orizzonte
a caccia di qualcosa che si muova
all’ombra di una palma
unica consolazione di un sole bastardo
lo riconosci il naufrago
che porta sotto l’ascella una mappa arrotolata
sulla testa ha un cappello da pirata
lo riconosci perchè ti assomiglia troppo
impossibile continuare a credere che lui non sia te
e avvicinandoti ti viene voglia di salire sul basamento
per accarezzarti una guancia e pulirti la fronte
coperta di polvere e rami secchi
e guardando negli occhi della tua copia di argilla
scoprirai quella vita
che non vedi più nella tua versione in carne e ossa

Svegliami domattina

Svegliami domattina

Svegliami domattina con la tua fotografia e fammi sapere quando torni.
Qua piove sempre e le strade sono diventate fango, presto diventeranno ghiaccio e dovrò venire a prenderti con una slitta.
Nel bosco l’erba è già alta e nel fiume ci sono pesci che dicono siano più grandi di un leone.
Io sulla riva ne vedo solo l’ombra ma basta a farmi desistere dal fare il bagno.
In casa entra l’acqua da un buco sul tetto, ho messo una pentola, si riempie ogni notte ed ogni mattina la svuoto sul ciglio della strada, c’è una buca di terra che è diventata un piccolo lago su cui fanno gare di velocità i girini.
Io sono sempre solo nonostante abbia visite tutti i giorni.
Racconto a tutti la stessa storia ed è illuminante vedere come la stessa avventura ispiri smorfie differenti ad ogni ascoltatore.
Una ragazza, nel momento in cui parlavo dell’assalto dell’uomo bianco al piccolo indiano, mi ha chiesto di non continuare per la paura di sapere come andasse a finire.
Un vecchio rancido e ipocrita nello stesso punto del racconto fece un sorriso sadico e mi disse di andare avanti come se fossi una troia sul punto di togliermi le mutande.
Amore mio, quello che ho imparato dell’umanità è racchiuso in un barattolo di perline colorate che gettate per terra producono un effetto di caos cromatico.
L’occhio dell’uomo ne fisserà alcune mostrando l’anima che nasconde dietro lo sguardo.
Io dormo sempre su quell’ammasso di vestiti che profumano di noi.
Dal giorno che te ne sei andata vivo nudo per avere vestiti perfetti il giorno in cui tornerai.
Non ho più nulla da darti.
Forse non ho mai avuto nulla da darti.
Tranne il ricordo di quando ti salvai dal sonno svegliandoti con un bacio sul collo.
Vado a dormire.
Svegliami domattina con la tua fotografia e fammi sapere quando torni.

Due per due

Due per due

Forse non è la felicità, ma ci assomiglia molto che è facile confondersi.
Cavalcare a fianco tenendosi per mano senza una direzione precisa.
Siamo in due?
No siamo in quattro.
Due coppie.
Non sottovalutare i nostri due cavalli, anche loro si amano.
Probabile abbiano imparato da noi.
E anche se questa Riserva è un posto di merda, anche se il nostro passato è troppo piu’ bello del nostro futuro.
E se siamo in pochi a parlare la nostra lingua.
E se l’uomo bianco dopo averci invaso ci ha confinato in terre aride.
E se non riusciamo ad adeguarci al senso del possesso.
Dobbiamo alla nostra inadeguatezza al mondo contemporaneo la sopravvivenza di una poesia antica che ci porta a conoscere molto meglio di voi di cosa si parla quando si parla d’amore.
Non avere nulla tranne te.
E’ avere tutto.
Avere tutto e non avere te.
E’ non avere nulla.
La sua mano nella mia è radice ancorata alla terra.
Nessuna tempesta ci separerà.

Riserva di Pine Ridge 2017

Tu credi di sapere tutto

Tu credi di sapere tutto

Tu credi di sapere tutto.
Ma non hai mai visto un meccanico che ripara la sua moto e un cowboy che si prende cura del suo cavallo.
Tutto in una inquadratura dello sguardo che mi sembrava di avere di fronte la storia dell’America e il riassunto dei miei sogni.
Non c’erano cellulari a quei tempi e sono corso all’auto a prendere la mia reflex analogica per fotografare quella scena.
Pellicola Kodak, 400 asa.
Ripreso il viaggio non vedevo l’ora di svilupparla.
Ma ero in Arkansas e per farlo dovevo arrivare in California.
Si impara ad attendere quando non hai alternative all’attesa.
E si impara a sentirsi ignoranti quando dietro ogni curva scopri qualcosa che ignoravi.
Ora avrei voglia di rimettermi in viaggio, devo solo aspettare che il mio corpo si aggiusti e riprenda forza come se fosse quella moto o quel cavallo.
E poi si torna sulla strada.

A nord di New Orleans

A nord di New Orleans

A nord di New Orleans sul ciglio della strada una ragazza faceva l’autostop.
Mi fermai e rimasi colpito non tanto dalla sua bellezza ma dal suo compagno di viaggio.
La ragazza infatti viaggiava con un grosso topo dentro una scatola.
Decisi di accompagnarla fino a Houston dove era diretta.
Mi disse che veniva da Mosca e che cercava un modo per vivere in America.
Parlava poco l’inglese e io ancora meno il russo.
Nonostante questo ci facemmo compagnia, io lei e il ratto.
Tre viaggiatori, di cui solo due credo consapevoli di esserlo.