Susan è seduta al bar e sta leggendo.Una coppia di anziani si avvicina e chiede: “Possiamo sederci qui?”Susan annuisce ma senza farlo vedere si incazza leggermente.Avrebbe preferito restare da sola al tavolo.La moglie anziana legge un giornale di gossip.Il marito anziano legge un quotidiano.Poi fuori passa un camion dello spurgo fogne.La signora si alza e va verso l’uscita, osserva in che direzione va il camion.Torna dentro e dice al marito:Non si è fermato qui.“Meno male.” Risponde il marito.Poi entrambi se ne vanno lasciando Susan nuovamente da sola.Susan chiude il libro, prende il cellulare e si mette a sfogliare le foto del suo ultimo viaggio.Si sente prigioniera immobile del ricordo di un passato in movimento.
G.P.
Photo di Guido Prussia
My Baby and Me
abbiamo deciso che dopo tanta salita
la vita sarà sempre in discesa
e la percorreremo in folle
risparmiando sulla benzina.
My Baby and Me
abbiamo deciso di amarci
dopo aver bucato una gomma
in un posto di merda
e credetemi
da soli non saremmo mai riusciti a cambiarla.
G.P.
Photo by Guido PrussiaMy Baby and Me
Cinque del mattino. C’ero io e c’era Lei. Io cacciavo fantasmi e lei cacciava favole. Io tornai a casa con il carniere vuoto, lei parlava solo giapponese e non riuscii a domandarle come era andata.
Accadde a Piazza della Citta Vecchia a Praga mentre il mondo dormiva.
Photo by Guido Prussia
Posto di ristoro tedesco.
Donna che allatta bambino, grassona che si ingozza di hamburger, teenager che cammina con aria scaglionata e motociclista che guarda con aria innamorata la sua BMW.
Coda di auto verso Nord, traffico scorrevole verso Sud.
Un uomo seduto a un tavolo guarda verso la finestra con lo sguardo immobile come se nulla attirasse la sua attenzione.
E’ lui, l’uomo piu’ vecchio del mondo. E ha visto tutto.
Ha visto questa strada quando non c’era, ha visto quando era un sentiero, poi l’ha vista diventare una mulattiera, l’ha vista asfaltare e poi l’ha vista diventare 2 corsie, 3 corsie, 4 corsie, 18 corsie.
L’ha vista abbandonare per colpa di auto volanti che non hanno piu’ bisogno di strade, e poi ha visto la fine del mondo.
Per scoprire che il mondo non era finito.
E di nuovo ha visto l’invenzione della ruota, e il ripetersi di tutto, dall’inizio alla fine apparente.
Quante volte?
Quante volte l’onda ha sbattuto contro la battigia?
Aggrappato alla precarietà di una memoria che non può contenere l’eternità gode delle sue dimenticanze.
Ed ogni volta che qualcosa lo sorprende ringrazia quella crepa nell’anima, via di fuga di ricordi coraggiosi rinchiusi da troppo tempo nelle segrete sotterranee della memoria.
Le rondini amano le docce del Grand Hotel Terezin.
E puoi credere in cio’ che vuoi
puoi credere che siano angeli
o anime di bambini
o spiriti di artisti che con le ali
scrivono poesie nell’aria.
Al Grand Hotel Terezin
si sente una gran nostalgia di casa
e la bambina che dalla finestra guarda il fiume
chiede a dio di imparare a volare.
Per questo le rondini amano le docce del Grand Hotel Terezin.
Alla fine cosa ti rimane.
Un mazzo di carte e nessuno con cui giocare.
Ogni carta un ricordo, ogni ricordo un dubbio.
Ero veramente io quel giorno, in quel posto e con lei?
Camminando per la città antica a caccia di un portone
mi domando se la mia ostinazione a non consultare una mappa
sia dovuta al tentativo inconscio di non trovare quella casa
o semplicemente è la voglia di allungare il tempo che manca
all’incontro con il passato.
Ci siamo conosciuti a Ceste Budejovice,
corretto
Io andavo verso Nord tu uscivi da qualcosa che sembrava un cimitero,
non sembrava un cimitero, lo era,
corretto
ti ho dato un passaggio fino al paese e non abbiamo detto una parola
corretto
poi prima di andarmene tu mi hai chiesto come mi chiamavo
e io ti ho chiesto come ti chiamavi
corretto
e poi sei venuta con me.
E poi sono venuta con te.
E prima di entrare in casa
davanti a quel portone
ci siamo baciati in due lingue diverse
capendo perfettamente cosa volevamo dirci.
Ora tu sei con tuo marito
che guarda le olimpiadi
io sono a caccia di un portone
come se un portone
fosse una DeLorean
capace di far ricominciare tutto daccapo.
Daccapo un cazzo,
si diventa cacciatori di ricordi
e una volta uccisa la preda
ci si accorge che è immangiabile.
Alla fine cosa ti rimane
Un mazzo di carte e nessuno con cui giocare.
G.P.
Photo by Guido Prussia
Mi manca
La prova
Che tutto cio’
Che mi sta accadendo
Sia qualcosa di vero.
Mi manca
La controprova
Della tua opinione
Paragonata alla mia.
Mi manca
Il sorriso ingenuo
Del bambino
Che ha vinto
Una scommessa
Scommettendo
Su se stesso.
Mi manca
L’orizzonte aperto
Che concede innumerevoli
Vie di fuga.
Mi manca
La parola gentile
Di uno sconosciuto
Che si accorge dallo sguardo
Che qualcosa non va
E timidamente chiede:”Cosa c’è?”.
Mi manca
Quella sensazione
Che il tempo
Non abbia mai fine
Come le attese
Indefinite
Di desideri indefinibili.
Mi manca
Il poter pronunciare
Quella manciata di parole
Che girano intorno
Al sentimento amoroso
Quel mucchio disordinato
Di suoni
Che ti portavano
A colmare
La distanza
Fra me e te.
Mi manca
La musica ispirata
Da un intuizione
Con l’artista
Che non si chiederà mai:
“Piacerà?”.
Mi manca
Il cane in fondo al letto
E le fughe di notte
Che solo il cane conosceva.
Mi manca
La sigaretta del dopo cena
Quella che non faceva male
Perché non c’era scritto
Da nessuna parte.
Mi manca
Il dondolare sul materassino
In mezzo al mare
Con lo sguardo
All’altezza delle onde
E le onde che nascondevano
La spiaggia
Ed ero naufrago
Per fantasia.
Mi manca
La paura di mio padre
Che voleva salvarmi da tutto
Ed il mio coraggio
Che voleva essere messo alla prova
Ogni giorno.
Mi mancano
Le partite di calcio
E l’autobus numero 33.
Mi manca
Quella collezione di amici
Con cui si parlava di ragazze
Come i pirati
Parlano
Di terre da conquistare
E tesori da nascondere.
Mi manca
L’impegno politico
Disordinato
Scollegato
Da tutte le invidie
Legato
Alle idee
Acerbe
Di chi crede ancora
Che le idee
Si possano trasformare in ideali.
Mi manca
La voglia
Di disubbidire.
Mi manca
Tutto cio’ che il tempo
Ha corrotto
Non per colpa del tempo
Ma per l’ignobile uso
Che gli uomini hanno fatto
Di tutto questo tempo
Che è stato
E non sarà mai piu’.
G.P.
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