dormivo in auto

Dormivo in auto sulla Melrose, di fronte a Starbucks.
Facevo calare il sedile fino a trasformarlo in un giaciglio.
Poi mettevo le cuffie e ascoltavo Anita O’Day cantare It never entered my mind.
Avevo tutto quello di cui avevo bisogno.
Mi lavavo all’alba nel bagno di Starbucks facendo la coda con barboni più o meno vogliosi di raccontarsi.
C’era un tipo enorme di colore che era tatuato dalla testa ai piedi compreso il volto.
A vederlo metteva paura a parlargli metteva tenerezza.
Era cresciuto in una base militare militare americana in Italia, il suo italiano era scolastico ma bastava per capire che la sua vita per strada era stata una scelta di ribellione al conformismo militaresco del padre.
Tommy viveva sulla strada perché dopo la morte della moglie non era piu’ riuscito a dormire nella casa che aveva condiviso con l’amore della sua vita.
Anita aveva 22 anni ed era fuggita da casa per sfuggire al nuovo marito di sua madre che tornava a casa ubriaco ogni sera.
E poi c’era un signore elegante che sembrava un professore di università, portava sempre il farfallino e la giacca e dormiva su una mercedes parcheggiata dietro l’angolo.
Non mi disse perché viveva in un auto ma un giorno mi fece una citazione tratta da “Vita nei boschi” di Walden che non ho mai dimenticato:
“Un uomo e’ ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.”
Sono stato cosi’ libero che la libertà divenne una prigione, una dipendenza, una necessità.
E se mi chiedete cosa sia la libertà la mia risposta è semplice.
Libertà è possedere l’unica cosa di cui si ha veramente bisogno.
La proprietà del tempo.
Come possedere un enorme magazzino che puoi riempire di albe, tramonti, parole, conoscenze, fughe e ritorni, luoghi e memorie.
Qualunque persona sensibile che abbia mai provato a studiare la storia dell’umanità si sarà chiesto perché l’uomo ami complicarsi la vita creando conflitti, divisioni e caste?
La risposta non esiste, esiste solo la consapevolezza che bisogna stare lontani.
Stare lontani dalle regole, dalle leggi, dalle convenzioni, dagli ubbidisco, dal forte che sovrasta il debole e dal debole che non ha la forza di ribellarsi.
Stare lontani è uno stile di vita.
E poi ci ritroviamo tra di noi, noi che stiamo distanti, magari davanti al cesso di Starbucks facendo la coda per lavarsi la faccia e i denti.
Con lo sguardo sereno di chi ha imparato a fare a meno di tutto tranne che di se stesso.
Non è mica facile.
Ma nulla è facile.
E se lo fosse forse non ne varrebbe nemmeno la pena.

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