Non sono complice

Non sono complice di questa decadenza, io non c’entro.
Sono fermo al tempo delle battaglie per la libertà, bloccato con il naso contro il vetro dell’autobus guardando la strada scorrere e portarmi lontano da lei.
Sono immobile di fronte al letto dove abbiamo fatto l’amore e dove ti guardai ore mentre dormivi cercando di indirizzare i tuoi sogni verso un futuro insieme.
No, io non c’entro con la ricerca della scopata veloce, non cedo spazio nel letto in cambio di un orgasmo, me ne fotto della libidine, io sono fermo alla mia mano nei suoi capelli e il mio naso sul suo collo nel tentativo impossibile di catturare per sempre il suo odore.
Pensate che io sia qua, ma io non ci sono, sono altrove, lontano dal tentativo di piacervi, distante dalla ricerca di una comprensione, malinconico nel ricordo delle emozioni che come incantesimi ti regalavano un senso e quel senso era amarsi.
Vi lascio al vostro scambiarvi foto, vi abbandono all’attesa del riscontro positivo, vi osservo cercatrici forsennate di amore perdervi tra le braccia di piccoli ominidi idioti che nutrono il loro ego con le vostre insicurezze.
Io appartengo al tempo delle fughe di casa, al tempo dei gettoni che non bastavano mai per dirti tutto quello che avrei voluto dirti, appartengo ai giorni degli appuntamenti presi da una settimana all’altra nella certezza che lei sarebbe venuta.
Era il tempo dove un nome diventava una formula magica che ti donava la felicità, bastava pensarlo per vedere i suoi occhi e sentire la sua voce.
Nessuna confusione, solo l’essenza dell’amore, nulla a che vedere con questi sentimenti diluiti e corrotti dalla paura di rimanere soli.
Io rimango la, su quell’ascensore che mi portava al settimo piano dove sua madre mi apriva la porta e lei mi aspettava in camera sua.
Chiudevamo la porta a chiave per poterci baciare.
Poi tornavo a casa annusandomi il maglione che sapeva di te.
E tutto il resto era solo una cornice distratta alla nostra felicità.

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