Non è che non ci penso

Non è che non ci penso.
Anzi.
Stasera camminando per il paese vuoto sento provenire una voce cucciola da una finestra al primo piano.
Alzo lo sguardo e intravedo una mamma che gioca con due bambine.
Soffitto fatto di travi di legno, la ragazza con i capelli raccolti e le due bambine sedute per terra che ridono.
Sguardo veloce, quasi mi vergogno di guardare in casa altrui.
Vado veloce verso l’unico bar aperto per prendere un caffè.
Penso.
Non giocherò mai con dei figli miei.
E non avrò mai una donna con cui dividerci una manina a testa.
Ho coltivato uno stupido cinismo per vedere crescere la pianta dell’indifferenza.
Di fronte a un capriccio o a un pianto scatta l’idea di essermi salvato da una tortura.
Che meraviglia avere sempre a disposizione un alibi per tutti gli omicidi che commettiamo.
Si uccidono i sogni come fossero criminali che stavano per svaligiare una cassaforte piena del nostro vuoto.
Per questo ci penso.
Penso a come questa voglia di essere sempre in movimento mi abbia privato del piacere di un tappeto immobile su cui accucciarmi in ginocchio per guardare negli occhi gli unici occhi che potevano essere un po miei e un po tuoi.
E solamente suoi.
GP

2 commenti

  1. Ogni attimo che passa è un morire un po…Gli occhi in cui guardare e scoprire sono prima di tutto i nostri…

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