Questione di fame e non di gusto

Avrei mille scuse buone.
A partire dalla crisi fino ad arrivare alla sfortuna.
Per non contare che lei se ne è andata portandosi via tutto.
Capisci che sta finendo tutto in merda quando ti accorgi che quello che pensi non interessa piu’ a nessuno.
E poi gli sguardi di chi ti incrocia, sguardi necessariamente superiori per non correre il rischio di confondersi.
Niente curve dolci, la vita cambia con un tornante e se non freni in tempo ti ritrovi a precipitare giù da un burrone senza fine.
Poi è solo sopravvivenza, pane, acqua e aria.
Soprattuto aria.
Aria quanta ne vuoi.
Sto dimenticando la mia storia, perché ogni uomo è una storia che si dimentica se nessuno ha desiderio di ascoltarla.
Sono solo presente, niente passato e niente futuro.
Sono l’attesa ad un semaforo, una bestemmia alla pioggia, sono l’orologio rotto e il vicolo cieco.
Non possiedo nulla tranne un nome e un istinto di sopravvivenza che mi imprigiona alla vita.
Costretto a riposarmi senza mai essere stanco.
E guardo la vita degli altri come il cane guarda il padrone a tavola.
Qualunque cosa sia nel piatto deve essere buona.
E’ una questione di fame non di gusto.
G.P.
Photo di Guido Prussia

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