Tre folletti

Tre folletti

Tre folletti danzano sul bordo della strada. Un quarto folletto suona uno strumento simile all’ocarina e batte il piede su un pezzo di legno per dare il tempo.
La strada attraversa campi in un susseguirsi di salite e discese, in questo immenso lenzuolo verde si distingue un enorme albero dal tronco enorme e dalla chioma perfettamente curata.
Tutto merito di Calengol il parrucchiere degli alberi, che avendo un solo cliente in tutta la contea si da un gran daffare per farlo apparire sempre perfetto.
A non sopportare la ciclica potatura è Anastasia, tartaruga amante dell’ombra e costretta a spostarsi ogni qualvolta il ridursi della chioma la fa tornare fastidiosamente nel mirino di zio sole.
In tutta questa tranquillità a volte irrompe imperioso Kon che sembra godere del suo potere di scompigliare i rami appena riordinati.
E in questo angolo di mondo, che nessuna cartina riporta per timidezza, c’è una casetta dove abita Iside.
Iside passa tutto il giorno a stampare su piccoli pezzetti di carta le risposte a ogni perchè.
Stormi di nuvole hanno il compito di ricevere tutte le risposte per poi dirigersi verso la terra del Dubbio.
Una volta sull’obiettivo le nuvole raggiungono il punto di rugiada e le risposte cadono sulla testa dei Dubbiosi che avendo l’abitudine di usare ombrelli rimangono all’asciutto.
Solo una bambina, dal nome improponibile di “piccolo torrente che gira intorno ad un sasso” si rifiuta di usare l’ombrello ed ogni volta che piove scopre qualcosa di nuovo.
Prova a raccontare ciò che ha scoperto a scuola, ma a scuola dicono che è matta, prova a dirlo ai genitori, ma i genitori dicono che è stramba, prova a dirlo alle sue amichette e le sue amichette smettono di salutarla.
Una notte di Novembre decide di confidarsi con Dio all’interno di un abbazia avvolta dalla nebbia e Dio la guarda severa rimanendo in silenzio.
La bambina non sapendo che farsene di tutte quelle risposte che nessuno voleva ascoltare mette due pezzi di pane,una bottiglia d’acqua e una coperta dentro una valigia e se ne va.
Anni dopo alla porta di Iside bussa una ragazza.
“Ci hai messo un sacco di tempo ad arrivare.”
“Cosa devo fare?” chiede la ragazza.
“Scrivi tutte le risposte che sai e mettile sul davanzale, non devi fare altro, poi arriveranno le nuvole a prenderle.”
“Ma Iside, laggiù usano tutti l’ombrello.”
“A noi questo non deve interessare, il nostro compito è di concedere il beneficio della verità. Alle nuvole il compito di portarle a destinazione. Ai dubbiosi non rimane che il compito di dare un senso al nostro lavoro continuando ad usare gli ombrelli.”
Tre folletti danzano sul bordo della strada. Un quarto folletto suona uno strumento simile all’ocarina e batte il piede su un pezzo di legno per dare il tempo.
Guido Prussia
Photo by Guido Prussia

Una storia vera

Una storia vera

C’erano tuoni lassu’ sulla montagna e un asino che lasciato il riparo dell’albero si è messo immobile in mezzo alla vallata.
Il vecchio sul portico guarda i tuoni e dice fra se : A sei anni ho imparato a farmi le sigarette, mi faceva sentire grande, mica le fumavo le rollavo e basta.”
La ragazza dondola sulla sedia di fronte al camino, non stacca lo sguardo dal fuoco.
Io osservavo la scena pensando che se fosse un film non avrebbe avuto titoli di testa.
La vita ci ha portato in luoghi distanti, ci ha fatto incontrare persone di cui non era possibile sospettarne l’esistenza.
Incrocio di fili di destini diversi.
Perche’ questa premessa?
Perche’ un giorno fermandomi in negozio dopo l’orario di chiusura ho cominciato a pensare a quale di tutte le persone che conoscevo avrei potuto raccontare la storia di cio’ accadde in quella notte di tuoni.
Chi avrebbe potuto conoscere il segreto del vecchio sul portico, chi avrebbe capito la storia della ragazza di fronte al fuoco, e chi avrebbe perso del tempo per chiedersi come mai quell’uomo che osservava stava piangendo.
Ho ascoltato una canzone di Bob Dylan, ho contato i soldi incassati, e intanto pensavo….
A chi raccontare quella storia?
A saracinesche abbassate ho capito che nessuno avrebbe potuto conoscere il segreto di quella notte.
Ogni storia appartiene a chi l’ha vissuta.
Allora mi sono messo al telefono.
Non potevo chiamare il vecchio sul portico, lui era morto da tempo.
Chiamai la ragazza di fronte al fuoco.
Le dissi che mi era tornata in mente l’immagine di lei che dondolava sulla sedia.
Lei mi chiese che fine aveva fatto il vecchio.
E’ morto, le dissi.
Rimase in silenzio, si sentiva che piangeva.
Rimasi in silenzio anche io.
Dopo qualche minuto chiede: Tu come stai?
Tranquillo…risposi.
Ti ricordi l’asino? Mi chiese.
Certo. Risposi.
Hai raccontato a qualcuno il segreto?
No. Le dissi.
Prima o poi ci dobbiamo rivedere.
Quando vuoi.
Ti devo restituire una cosa.
Lo so.
Mi ha fatto piacere risentirti.
Anche a me.
Ciao.
Ciao.
Di nuovo solo.
Avrei cercato le chiavi.
Il guinzaglio del cane.
Ed ero pronto per tornare a casa.
Solo che mi sentivo solo.
Si…due parole uguali sulla stessa riga.
SOLO che mi sentivo SOLO.
Da ogni storia si impara qualcosa.
Da tutte le storie si impara che quando si cerca di ritrovarle non si ritrova altro che la propria solitudine di fronte ai ricordi.
Per questo non vi diro’ mai il segreto di quella notte .
Se qualcuno lo scoprisse probabilmente sarebbe tentato di amarmi e io non saprei come difendermi.
Guido Prussia
Photo by Guido Prussia