Ti lascio sul comodino

Ti lascio sul comodino un sasso bianco che trovai su una spiaggia.
Lo raccolsi perché mi sembrava avesse una forma perfettamente imperfetta.
E non c’erano orme che dicessero da dove fosse venuto, appariva come precipitato dal cielo.
Quando lo guardai lui sembrava dirmi:
“Portami via, prima che il mare mi catturi.”
Lo tenni in tasca e il suo peso era rassicurante.
Ruvida pietra, non sarebbe scivolata via, la accarezzavo lasciando che le dita ascoltassero i suoi minuscoli vuoti.
A casa la appoggiai sulla scrivania e rimase li per anni a ricordarmi ogni giorno il mare da cui la salvai.
Non ce n’è un altra uguale.
Trattala con cura.
Quando la prendi in mano appoggiala sul tuo palmo e la tua mano diventa una spiaggia, soffiaci sopra e il tuo soffio è il vento, stringila e la tua forza è l’onda che prova a catturarla.
E poi liberala di nuovo.
Liberala e osservala da lontano e trova me nelle sue rughe.
Lei ci sarà quando me ne sarò andato a ricordarti che cosa abbiamo trovato
che cosa abbiamo perduto.

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