Quelli che danno consigli.

Vorrei entrare nella testa di quelli che danno consigli e vedere quanta segatura è ammassata agli angoli del cervello.
Santoni, contadini, fuggiti di casa, psicanalisti improvvisati , filosofi, preti e viaggiatori che ti dicono come fare a risolvere i tuoi problemi.
Sei stressato? Vai in mezzo alla natura.
Sei stata mandata a fare in culo dall’amore della tua vita? Esci con le amiche.
Sei in preda agli attacchi di panico? Sii forte e credi in te stessa.
Migliaia di consigli del cazzo che servono solo a regalare agli zoppi immaginari una stampella vera.
Ho un disprezzo istintivo verso chi pensa di poter risolvere i problemi altrui con dei consigli.
Ho un disprezzo istintivo verso chi si inventa problemi che si risolvono con una consulenza .
Credo a metodi piu’ silenziosi dove la parola lascia spazio ai gesti e ai silenzi.
Credo negli sguardi che dimostrano empatia.
Credo nella condivisione del racconto delle nostre battaglie dove non esistono forti o deboli, maestri e alunni, santoni e discepoli.
Il piu’ grande maestro ha i tuoi stessi dubbi solo che li nasconde tra le tue domande e le sue risposte.
Il problema non è qualcuno che risolva i problemi.
Il problema è sapere convivere con la vita che non è vita se non comporta una serie di complicazioni.
Non si sciolgono i nodi, ci si convive cercando di non farsi intrappolare.
Cado, mi rialzo e riprendo il viaggio, a volte sono debole e svuoto lo zaino, a volte sono forte e lo riempio di cazzate.
E’ capitato ci fosse una donna accanto a me, ed è capitato che girandomi non la vedessi piu’.
Non piango mai per cio’ che capita a me, piango piu’ spesso per condivisione delle emozioni altrui.
Convivo con la certezza della fine e a mano a mano che il racconto prosegue leggo piu’ lentamente per farlo durare di piu’.
Non conosco la risposta.
Conosco il dubbio.
Chiunque viva lo conosce.
Il dubbio, quel bosco avvolto dalla nebbia dove a volte fa troppo freddo che ti sembra di morire.
Non c’è coperta che ti riscaldi, possiamo solo prenderci le mani nelle mani e scaldarcele in un alternanza di strette.
In questo freddo nessuno dei due è caldo abbastanza da non avere bisogno di scaldarsi.
Per questo non credo a chi vende soluzioni.
La legna ha bisogno della scintilla e la scintilla del legno.
Chi dice di conoscere la strada verso l’uscita non ha ancora capito che non esiste uscita e che bisogna imparare a sopravvivere dentro, e lo si impara solo imparando ad ascoltare se stessi e possibilmente ignorando chi vuole aiutarci senza nemmeno conoscerci.

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