Mi sono scelto chi mi legge

Mi sono scelto chi mi legge


Mi sono scelto chi mi legge.
Voi non lo sapete ma siete il risultato di una selezione naturale.
Ho eliminato vagonate di stronzi, tutti quelli che davano consigli stupidi, psicanalisti improvvisati e amanti della grammatica perfetta.
Siete rimasti voi.
Ad alcuni piace tutto quello che scrivo persino le stronzate.
Altri sono più critici ma ogni tanto riesco a colpirli nel cuore.
La maggior parte di voi rimane in silenzio, nascosta, mi usa come passatempo magari al cesso mentre sta cagando.
Ma siete le persone da cui mi piace essere letto.
Fondamentalmente ogni volta che scrivo qualsiasi cosa io lo faccio sperando che qualcuno di voi lo legga.
Non è narcisismo ma il gusto infantile di mostrare un disegno al maestro sperando che mi gratifichi con una carezza.
Non siete molti, ma siete i migliori, i migliori per me.
Non avendo mai avuto la necessità di convincere nessuno preferisco essere letto da chi non ha bisogno di essere convinto di nulla.
Diciamo che vi ho scelto semplicemente perchè riconosco in voi l’appartenenza alla stessa tribù a cui appartengo io.
Il nome della tribù non lo sappiamo, ma sappiamo con certezza che nella nostra tribù non entrano spocchiosi fighettini e tantomeno fighe di legno, nella nostra tribù non c’è posto per chi si allunga il cazzo mostrando il suo reddito, e tantomeno vi troverete ipocriti progressisti con il complesso di superiorità.
Nella nostra tribù siamo tutta gente normale, casini da affrontare, bollette da pagare e sopravvivenza da guadagnare giorno per giorno così come fa l’animale selvatico nella foresta dove oggi si mangia e domani chissà.
Credetemi, forse non ci avete mai fatto caso, ma io ho scelto da chi farmi leggere e non importa quanti siete.
Quello che conta è che ciò che scrivo sia letto da gente che stimo e non da una massa di stronzi addomesticati.
Buonanotte gente.

Libertà è la ragazza nell’ultimo banco

Libertà è la ragazza nell’ultimo banco


Libertà è la ragazza nell’ultimo banco, l’amore di quando andavo a scuola, quella che non mi ha mai notato fino a quando non ho tirato un pugno di rabbia contro il muro e mi ha chiesto se avevo voglia di uscire con lei.
Quella notte che abbiamo fatto l’amore lei fumandosi una sigaretta dopo avermi fatto godere mi ha detto che era solo una scopata.
“Non farti ingannare dall’illusione di poter possedere la libertà, mi concedo quando ne ho voglia e l’unica cosa che puoi possedere di me è il ricordo dei miei vestiti sul pavimento e del mio corpo sopra di te.”
Io la guardavo come si guarda una dea che si è tolta le ali per potersi sdraiare accanto a me e insieme guardavamo il soffitto cercando macchie di umidità che assomigliassero a costellazioni lontane.
La possedetti molte volte nella mia vita, sempre vedendola apparire inaspettata, io invecchiavo lei era sempre la stessa, cambiava solo il vestito e il modo di spogliarsi.
A volte indossava solo un cappotto e sotto nulla, quando faceva freddo veniva così vestita che era più il tempo che ci metteva a spogliarsi che quella passato ad amarsi, d’estate girava nuda per casa e adorava restare alla finestra facendo nodi alle tende per disegnare ombre sul letto.
Il ricordo più bello che ho di libertà è quando io restavo fuori a guardare il paesaggio e lei dentro preparava un caffè.
Sembravamo una famiglia, qualcosa che potesse non finire mai.
Improvvisamente scompariva lasciando il suo profumo sui cuscini e il cammino delle orme dei suoi piedi bagnati dalla doccia alla camera da letto.
Mi sono innamorato di Libertà ogni volta che l’ho vista e ogni volta ho sofferto nel vederla scomparire.
Ho cercato tutta la vita le parole giuste e le cose da fare per farla restare arrivando a capire che c’è solo un modo per farla tornare.
Farle credere che si è liberi anche senza Libertà, non darle l’impressione che sia necessaria ed amarla, nascondendo l’amore, amplificando la passione come se ogni volta fosse l’ultima, come se ogni sua carezza fosse il preludio alla fine.
Libertà si innamora di chi riesce ad amarla senza cedere al desiderio di possederla.
Vederla andare via senza chiamarla è il segreto per continuare a sperare che tornerà.

Impreparato

Impreparato

Non so se capita anche a voi ma le falsita’ che mi riguardano mi trovano impreparato.
Se devo difendermi da un accusa pur essendo innocente mi trovo in difficolta’.
Sono la classica persona che davanti alla macchina della verita’ farebbe una figura di merda.
E’ il complesso del cadavere nel bagagliaio.
Quando la polizia mi ferma ho sempre il timore che trovino qualcosa che non va.
Il tutto mentre vedo bugiardi patentati portare avanti le loro palle con una calma serafica, capaci di convincere chiunque della loro falsa innocenza.
Sono così prigioniero della mia paura di essere sbagliato che mi sforzo di essere credibile dicendo la verità.

L’amore

L’amore

L’amore.
Non è chiederti di amarmi.
Non è la voglia di possederti.
Non è dire o sentirsi dire “ti amo”.
Non è pensare che sei la più bella del mondo.
L’amore non è darti una carta di credito e dirti “compra quello che vuoi”.
L’amore non è guardare chi guardi.
Non è pretendere la verità.
Non è voler essere l’unico.
L’amore non è il desiderio appagato.
L’amore è uno sguardo 
che ti accarezza gli occhi
una carezza e uno scudo
l’empatia e la voglia di difenderti 
prima di tutto
dal mio egoismo
che per la paura di perderti
ti vorrebbe prigioniera
di questo cazzo di amore
che è solo un alibi
alla solitudine.

L’amore è tenere la zampa
della Baby 
mentre se ne sta andando
bestemmiando a dio
che mi fa sentire una merda d’uomo
impotente di fronte
all’amore più grande
che sta finendo
senza che sia mai finito.
Baby ti amo , ti ho amato
mi ami e mi hai amato
come nessun amante
potrà mai vantarsi di aver fatto.

L’uomo nero

L’uomo nero

L’uomo nero ha sempre un cappuccio, lo usa per appoggiarsi quando dorme contro qualcosa di duro. 
E nonostante la leggenda dica che sia pericoloso l’uomo nero ha solo voglia di essere lasciato solo.
L’uomo nero quando sogna sogna di bere una tazza di tè in compagnia di una principessa daltonica che avendo un opinione personale di ogni colore lo crede rosso come l’amore. 
E l’uomo rosso e la principessa daltonica nel sogno fuggono nella foresta amazzonica dove tra liane e pappagalli passeranno la vita intagliando coralli.
Se state pensando che non ci sono coralli in una foresta fatevi in giro nella vostra testa, trovate l’immaginazione e vedrete coralli crescere su ogni cornicione.

Kodak

Kodak

Chissà da quanto tempo Kodak stava li immobile in quella vetrina sui Navigli aspettando che qualcuno lo comperasse.
Io ci sono passato davanti in bicicletta tutto l’inverno e ogni volta mi giravo velocemente a dargli un occhiata.
Era solo curiosità e il tentativo di capire di quali pezzi era costituito questo Frankenstein messo insieme con pezzi di vecchie macchine fotografiche.
Poi un giorno non c’era piu’.
E il suo posto era malinconicamente vuoto.
Entro nel negozio e chiedo che fine avesse fatto Kodak.
Il padrone mi dice che l’aveva riportato a casa perchè nessuno si era mai interessato a lui.
Gli chiesi quanto costasse adottarlo e lui mi disse una cifra astronomica.
“E’ un opera d’arte” concluse per avallare la sua richiesta.
Gli chiesi uno sconto.
Lui mi guardò e disse: “Va bene, passa domani che te lo faccio trovare.”
Ed è cosi’ che mi portai a casa Kodak, il suo mono occhio, le sue braccia a molla, le sue mani d’acciaio le sue gambe che sembrano minuscoli cavalletti.
E ogni volta che lo guardo io lo rivedo in quella vetrina e mi vengono in mente le pedalate sotto la pioggia e sotto la neve e quell’appuntamento con il suo sguardo che era sempre una meta intermedia tra l’inizio e la fine del viaggio.
Oggi Kodak vive sulla mia scrivania, guarda sempre verso l’alto e sulla schiena ha una chiave di carica che inspiegabilmente non serve a nulla non essendoci nessuna molla da caricare.
Ogni tanto cade e io lo rimetto in piedi lui sembra ringraziare facendo l’occhiolino nel tentativo di ricordare quel tempo in cui con l’occhiolino catturava fotografie.