Una storia

Una storia

Lo specchio ribalta la situazione avvertendomi della presenza di un intruso che è entrato nella mia camera da letto.
Faccio finta di niente, attendo che si avvicini, poi, quando è a portata di braccio mi volto di scatto piantandogli lo spazzolino da denti sotto il collo.
Con una spinta lo sbatto sul pavimento, gli monto addosso.
“Chi cazzo sei?” Gli dico.
“Mmmmmm….”
“Chi cazzo sei?”
“Se noooon tttoooogliiii lo spazzzzzzolino….
Allento la pressione.
“Chi cazzo sei?”
“Sono Valter…”
“E chi cazzo è valter.”
“Sono io.”
“Chi cazzo sei tu…”
“Lasciami andare e ti spiego.”
Faccio per alzarmi e il bastardo mi salta al collo, gli do’ una gomitata nella stomaco, due calci nel culo mentre sta cadendo, poi gli sono di nuovo sopra.
“Vieni fuori.”
Lo prendo per il cappuccio della merdosa felpa che indossa e lo porto fuori.
“Come cazzo hai fatto ad entrare?”
“La porta era aperta.”
“Cazzo vuoi…”
“Tu…”
“Io cosa?”
“Tu sei un bastardo.”
Gli mollo un bel durone nella gamba.
“Chi è il bastardo?”
“Tu sei il bastardo, hai scopato la mia donna.”
Per un attimo mi chiedo chi sia la donna di questo coglione.
Poi cambio pensiero.
“Tua donna sto cazzo, cos’è le donne le compri al mercato? Hai un contratto d’acquisto? Nessuna donna è tua…capisci?”
“Mmmmm”
Calcio nel culo.
“Mi capisci ora.”
“Non dovevi chiavarti la mia donna…dopo sette anni che stiamo insieme.”
“E che cazzo volevi farmi.”
“Vederti.”
“E ora che mi hai visto.”
“Hai la faccia da cazzo che mi aspettavo.” E sorride.
Cazzo no, non doveva sorridere, quel sorriso ha allentato la mia presa, lo appoggio contro il muro, lui mi guarda, dice.
“Ma a te non è mai successo?”
“Cosa?”
“Che una stronza che sta con te si scopi qualcun’altro e tu vuoi vedere la faccia di questo bastardo che si è portato a letto la tua donna.”
“Ma io non so nemmeno chi sia la tua donna.”
“Barbara.”
“Barbara cosa?”
“Si chiama Barbara.”
“No, non ho trombato con nessuna Barbara, non almeno negli ultimi cinque anni. E come sarebbe questa Barbara?”
“Bionda, tipa un po’ fuori di testa, ha i capelli biondi….e due ciocche blu….”
“Silvia.”
“Chi è Silvia?”
“Una bionda, completamente fuori con due ciocche blu e….”
“E cosa???”
“Niente.”
“Cosa niente…cosa cazzo stavi dicendo.”
“Simpatica… è simpatica… e comunque si chiama Silvia.”
“Ti ha riempito di palle, si chiama Barbara. L’hai trombata?”
“Forse.”
“E i messaggini…”
“Quali messaggini?”
“Cazzate del tipo “sei bellissima”, “mi hai fatto impazzire”, “quando ti rivedo”.”
“Mai mandato messaggini a Silvia…che mi ricordi…”
“328 073…430, e’ il tuo numero?
“Si.”
“Sei una merda.”
“Senti, a parte il fatto che per quel che ne sapevo io Silvia non era fidanzata, ma cosa cazzo vuoi da me?”
“Vederti, vedere quale faccia di merda mi ha trombato la ragazza.”
“Bene, ora che hai visto questa faccia di merda puoi portare via i coglioni.”
“Tanto è tornata.”
“Bene.”
“E ora ci amiamo piu’ di prima.”
“Sono contento.”
” …e mi ha detto che con te è stata una scopata di merda.”
“Davvero?”
“Giuro.”
“Chi l’ha detto?”
“Barbara.”
“Beh,basta che non l’abbia detto Silvia.”
“Cazzo, Silvia è Barbara.”
“L’importante è che non l’abbia detto Silvia, se l’ha detto Barbara a me va bene.”
“E’ la stessa cosa.”
“No stronzo, non è la stessa cosa. Barbara è la tua fidanzatina, che vive con te da cinque anni…o sei……cazzo me ne importa, è quella che tu hai portato dai genitori, quella che hai promesso di sposare nel paesino dove sei nato, quella che ormai è piu’ un amica che un amante, quella che non vuoi che esca con le sue amiche, quella che è nella fotografia con te accanto a Cortina, tu in completo da sci azzurro, lei con quei paraorecchi rosa, quella che ti prepara le uova strapazzate….vai pazzo vero per le uova strapazzate? E’ quella a cui non l’hai mai leccata, quella che scopi velocemente perchè poi inizia la domenica sportiva e devi sapere quello che è successo all’inter, quella che ti viene a prendere in ufficio alle sette e mezzo e in macchina dall’ufficio a casa gli racconti come è andata la borsa e come è stato vantaggioso comprare le azioni Alitalia e rivenderle il giorno dopo, è quella che ti ha accompagnato sabato scorso a vedere quella specie di BMW che non si capisce se è un fuoristrada o una macchina da corsa, e tu le hai detto che è perfetta per portare bambini, i vostri futuri bambini. Barbara è quella che quando ti sei presentato le hai detto che non capisci come facciano le fighe a trombarsi i poveri, ed è sopratutto quella che lasci in camera quando sei in salotto a tirare coca con i tuoi amici.”
“Chi cazzo ti ha detto queste cose?”
“Me le ha dette Silvia. che è quella con qui ho fatto l’amore tre giorni fa, che è salita sulla mia cazzo di Volvo mezza scassata, e si è messa a ridere quando ha sentito che casino faceva la marmitta scassata, Silvia, che è quella che non ne puo’ piu’ dei fighetti che vanno a Cortina a mostrare i loro fuoristrada nuovi, Silvia, hai presente quella che tiene per il Milan e pensa che gli interisti siano tutti un po’ sfigati, quella che odia cucinare e che non capisce un cazzo di movimenti finanziari, azioni e investimenti, quella che dice che è troppo giovane per fare figli e che sopratutto mi ha confessato di essere prigioniera di un fidanzato violento, possessivo e rompicoglioni.”
Afferro lo stronzo per il collo.
“Siete tornati insieme…?” Gli chiedo.
“Si…..iiiii”
“Sei sicuro…rispondi…siete tornati insieme?”
“Veramente….io voglio che lei torni con me….”
“E lei?”
“Lei è da una amica…e’ una settimana che non la vedo.”
“E la chiami trenta volte al giorno minacciandola e rompendogli i coglioni.”
“Non è vero.”
Stringo.
“Si…e’ cosi’.”
“Come ti chiami?”
“Valter.”
“E’ vero…bene Valter se tu rompi ancora i coglioni a Silvia…”
“Barbara.”
“…se rompi ancora i coglioni a Barbara, o a Silvia io ti spacco in due.”
“Va bene.”
“Va bene, cosa?”
“Va bene, non la chiamo piu’.”
“Sicuro?”
“Giuro.”
“Giuralo sulla cocaina e sui soldi che sono la cosa a cui tieni di piu’ al mondo.”
“Lo giuro….”
“Su cosa?”
“Sulla cocaina e sui soldi.”
“Bravo.”
Gli lascio il collo.
Lui si rimette a posto la felpa, fa per dire qualcosa…
“Non ho sentito?” Dico.
“Comunque….”
“Comunque che cosa?”
“Niente”
“Ora fuori dai coglioni.”
Lo accompagno tenendolo per il braccio fino alla sua cazzo di BMW tirata a lucido.
“Bella macchina.”
“Lo so.”
“Sarebbe un peccato ritrovarla sfasciata.”
“Ho già capito, non c’è bisogno che sfasci la macchina.”
Valter sale sull’auto, mette in moto e se ne va.
Tutto questo un po’ di tempo fa.
Nei giorni dopo il fatto ho rivisto Silvia, che ho cominciato a chiamare Barbara, lui è sparito dalla sua vita, lei per un po’ ha abitato con una sua amica, a volte stava da me.
Poi una sera ad una festa all’old fashion ha incontrato un fighetto stile camicia inamidata e doppiopetto cucito su misura e naturalmente porsche parcheggiata fuori.
Si è fidanzata con lui.
“Almeno lui non tira.” Mi diceva.
Non me la faccio piu’ da quando me lo presento’ con un aria da gatta morta che tiene ben stretto un uccellino impaurito tra le zampe.
Aveva la faccia da bravo ragazzo, e non si trombano le fidanzate dei bravi ragazzi.

Tu credi?

Tu credi?

-Tu credi alla vita eterna?-
-Dipende da che cosa intendi tu per vita.-
-Intendo la coscienza di me. L’avro’ per sempre?-
-Tu vuoi sapere se continuerai a trasformare il tempo in ricordi e i ricordi in personalità.-
-Esatto.-
-Chi costruisce castelli di carta dovrebbe sapere che piu’ il castello è alto meno vento ci vuole per farlo crollare.-
-Quindi?-
-Quindi rimarranno carte sparse sul tavolo, Dio si alzerà andrà a chiudere la finestra e ricomincerà a costruire un nuovo castello impossibile.-
-Io non credo in Dio.-
-Sarà un castello diverso nonostante usi le stesse carte.-
-Hai capito quello che ti ho detto? Io non credo in nessun Dio.-
-Lo so.-
-Tu sai tutto.-
-Io leggo.-
-Leggi?-
-Leggo nei tuoi occhi.-
-Zoe, tu credi di sapere troppe cose di me.-
-Scusa. Ma a volte mi sembra di sapere anche cio’ che tu hai dimenticato.-
-Io dimentico tutto.-
-Vedi. Lo sapevo.-
-Ma dimenticare è un modo di difendersi.-
-Dimenticare è un modo per nascondersi.-
-Nascondersi da chi?-
-Da se stessi.-
Guido Prussia
Photo di Guido Prussia

Parliamo un po’ dell’amore

Parliamo un po’ dell’amore

Parliamo un po’ dell’amore.
L’amore che porta a nascondersi per la paura che rivelando chi siamo forse non verremmo piu’ amati.
Quel sentimento che una volta finita la voglia di fare l’amore non ha il coraggio di cambiare nome.
Prima di chiudere la luce due piedi si incontrano sotto le coperte e si sentono estranei.
Ricordi l’emozione di quando quel piede lo sfioravi e stavi li ad aspettare se ti rimaneva accanto o si spostava.
C’è un capannone dove si accumulano i desideri finiti, c’è un tipo alla porta che ti da un buono compagnia in cambio di un chilo di passione.
Pensi: sempre meglio che niente.
Eppure lei è quella che hai desiderato col cuore in gola, e lui è lo stesso che quando ti spogliava tu sentivi pulsarti in basso.
Le stesse persone che con l’energia di un bacio una volta accendevano tutti i lampioni di Montmartre oggi devono stare attenti a non sprecare l’ultimo fiammifero per accendere la candela durante il black out.
Il solo modo per salvarsi dall’amore è viverlo togliendosi dalla mente che sia una maratona da portare a termine.
Non ci sono traguardi da raggiungere ma ostacoli da superare insieme fino a quando…
Fino a quando superarli insieme sarà piu’ faticoso che superarli da solo.
E dovrai decidere se fingere tutta la vita o dire la verità.
Sono cazzi.
Guido Prussia
Photo di Guido Prussia

Il giorno prima

Il giorno prima

Il giorno prima di partire siamo usciti con l’intenzione di non tornare a casa, andare direttamente all’aeroporto e poi dormire in aereo.
Alle tre e mezza di notte passeggiavamo per le vie del centro e ci siamo fermati di fronte al Duomo di Milano cercando di capire a cosa stesse pensando dio quando creo’ l’amore.
Pensava a un fiore, mi hai detto.
Il fiore appassisce. Risposi.
Mi hai guardato con quegli occhi che mi fanno diventare un coglione e hai detto:
“Se a vida lhe der um limão, faça dele uma Caipirinha”
(se la vita ti dà un limone tu fanne una Caipirinha)
Mi hai fatto ridere, ma cosi’ tanto che non riuscivo a smettere, ti ho chiesto di baciarmi.
Perche?
Baciami.
Perchè?
Perchè se no non la smetto piu’ di ridere e dicono che si possa morire dal ridere.
Quindi devo salvarti la vita?
Si, e fallo prima che sia troppo tardi.
Mi hai baciato sotto la statua di San Bartolomeo che si copre gli occhi per non vedere la Maddalena.
Poi mi hai guardato e mi hai detto:
Me ne devi una.
Di cosa?
Di vita.
Sono ancora in debito.
Guido Prussia

 

Scrivere

Scrivere

Scrivere
Mi serve per esorcizzare
Il dolore
Alcool sulla ferita
Soffio sul taglio
Staccare la crosta
Dura sulla pelle
Per allargare la cicatrice.
Devo scrivere
Come se sputassi il sangue rappreso
Come se avessi un cattivo sapore in bocca
Devo scrivere per eliminare le scorie
Dell’inutile regalo.
Devo scrivere
Per esorcizzare
L’angelo che non esiste.
Sono una formica che cerca disperatamente di galleggiare
Nel lavandino pieno d’acqua
Di una donna che ha appena finito di farsi il trucco.
Ma galleggiare è impossibile
E la donna è troppo presa dal suo mascara
Per cercare di salvarmi.
Maledetto mondo
Che mi ha portato fin quaggiu’
Senza dirmi nulla.
Esorcizzare il male,
Scriverlo,
Rifletterlo
Ed infine rinascere.
E nell’attesa
Accarezzare il tempo
Come fosse il collo di pelliccia
Di una vegana pentita
Che si abbuffa di carne
Umana.
Sappiamo perfettamente
Come andrà a finire
Ma prima di riportarmi a casa
Appoggia il tuo culo sul ferro arruginito
Delle mie catene
E accetta il bacio del condannato
Poi rimani con la voglia repressa
Di una puttana bigotta
Mentre mi guardi andare via
Senza che ti dia la soddisfazione
Dell’ultimo sguardo.
Guido Prussia

Metal Box

Metal Box

(il passato spunta da una scatola in metallo vintage come un pagliaccio a molla che non resiste al giro di manovella, e tu non puoi farci nulla se non sorridere)
Esiste un momento sospeso nel vuoto, un attimo di tempo che cammina sul filo come un equilibrista ubriaco.
Esiste un attimo in cui la coscienza si arroga il diritto dell’eterno.
Come se un illuminazione improvvisa ci mostrasse il perché di tutte le cose.
Un equazione matematica che dimostri in maniera indiscutibile che l’anima è un centro di energia capace di resistere al tempo e allo spazio.
Spunterebbe un sorriso, simbolo di rilassamento, finalmente poter godersi in pace questo soffio che non si sa da dove viene e dove va.
Mentre il passato è sempre qui vicino a me, come una presenza silenziosa capace di assordare.
Sento il suo respiro che mi ricorda il sussurro del legno che brucia.
Guido Prussia

Message in a bottle

Message in a bottle

L’ultima bottiglia prevede che se ne abbia una cura particolare.
E dopo averla bevuta potremmo usarla per spedire un messaggio.
Potremmo spiegare le nostre coordinate sperando di essere salvati.
Potremmo scrivere coordinate false per evitare che qualcuno scopra la nostra isola.
Potremmo tracciare una mappa del tesoro falsa per il gusto di pensare che qualcuno impazzirà nel cercare di scoprire un tesoro che non esiste.
O potremmo riempirla di conchiglie e vederla affogare, fare ipotesi su quanto tempo il tempo impiegherà a liberarle.
O forse la potremmo usare per conservare i semi di quella pianta che ci ha fatto ombra sotto il sole bruciante di mezzogiorno.
Potrei riempirla di sabbia, capolgerla e ricominciare a misurare il tempo.
Potrei far crescere al suo interno un minuscolo giardino, un minuscolo universo che trasformi la mia isola in un immenso pianeta.
Guido Prussia