Gente strana gli aborigeni.

Gente strana gli aborigeni.

Gente strana gli aborigeni.
Credo siano le persone piu’ scoglionate che abbia mai incontrato.
Quello che sono oggi è il resto in spiccioli del tesoro che erano prima.
Hanno un senso della puntualità praticamente nullo.
Molto meglio darsi un appuntamento verso l’alba o verso il tramonto sapendo che l’alba puo’ arrivare fino al pomeriggio e il tramonto puo’ durare fino a notte inoltrata.
Mi ha sorpreso la rudezza con cui gli uomini trattano le donne e i bambini con il perenne moccio al naso lasciati crescere nella piu’ completa anarchia.
Ho cercato di studiare le complicate regole burocratiche che regolano i rapporti fra le varie tribu’ e mi sono perso in un labirinto di usanze millenarie apparentemente senza senso.
Ho provato a lanciare il boomerang e non mi tornava indietro, ma poichè il boomerang serve per cacciare mi è stato spiegato che se torna indietro non è un buon segno.
Significa aver mancato la preda.
Non mi sono arrampicato sull’Uluru perchè lo considerano un sacrilegio e ho cenato con una lucertola cucinata sotto la sabbia.
Il giorno della partenza il mio amico pittore mi venne vicino e per lasciarmi un ricordo di se fece qualche puntino colorato sulla mia macchina impiegando dieci minuti a puntino.
Lo guardavo percorrere lentamente qualche centimetro di spazio con un pennello lasciando gocciolare la vernice come se il tempo non esistesse.
Provai a dirgli che avevo fretta.
Lui non capiva.
Mi sono seduto e lui si è seduto accanto a me.
Gli ho chiesto se aveva finito.
Lui mi chiese: Cosa significa finito?
Cosa significa finito?
Sono stato in silenzio senza sapere cosa dire.
Rimasi un giorno in piu’, non perchè avessi qualcosa da fare.
Rimasi perchè piu’ ci pensavo piu’ mi convincevo che non c’era nulla da finire.

Tu credi?

Tu credi?

-Tu credi alla vita eterna?-
-Dipende da che cosa intendi tu per vita.-
-Intendo la coscienza di me. L’avro’ per sempre?-
-Tu vuoi sapere se continuerai a trasformare il tempo in ricordi e i ricordi in personalità.-
-Esatto.-
-Chi costruisce castelli di carta dovrebbe sapere che piu’ il castello è alto meno vento ci vuole per farlo crollare.-
-Quindi?-
-Quindi rimarranno carte sparse sul tavolo, Dio si alzerà andrà a chiudere la finestra e ricomincerà a costruire un nuovo castello impossibile.-
-Io non credo in Dio.-
-Sarà un castello diverso nonostante usi le stesse carte.-
-Hai capito quello che ti ho detto? Io non credo in nessun Dio.-
-Lo so.-
-Tu sai tutto.-
-Io leggo.-
-Leggi?-
-Leggo nei tuoi occhi.-
-Zoe, tu credi di sapere troppe cose di me.-
-Scusa. Ma a volte mi sembra di sapere anche cio’ che tu hai dimenticato.-
-Io dimentico tutto.-
-Vedi. Lo sapevo.-
-Ma dimenticare è un modo di difendersi.-
-Dimenticare è un modo per nascondersi.-
-Nascondersi da chi?-
-Da se stessi.-
Guido Prussia
Photo di Guido Prussia

Parliamo un po’ dell’amore

Parliamo un po’ dell’amore

Parliamo un po’ dell’amore.
L’amore che porta a nascondersi per la paura che rivelando chi siamo forse non verremmo piu’ amati.
Quel sentimento che una volta finita la voglia di fare l’amore non ha il coraggio di cambiare nome.
Prima di chiudere la luce due piedi si incontrano sotto le coperte e si sentono estranei.
Ricordi l’emozione di quando quel piede lo sfioravi e stavi li ad aspettare se ti rimaneva accanto o si spostava.
C’è un capannone dove si accumulano i desideri finiti, c’è un tipo alla porta che ti da un buono compagnia in cambio di un chilo di passione.
Pensi: sempre meglio che niente.
Eppure lei è quella che hai desiderato col cuore in gola, e lui è lo stesso che quando ti spogliava tu sentivi pulsarti in basso.
Le stesse persone che con l’energia di un bacio una volta accendevano tutti i lampioni di Montmartre oggi devono stare attenti a non sprecare l’ultimo fiammifero per accendere la candela durante il black out.
Il solo modo per salvarsi dall’amore è viverlo togliendosi dalla mente che sia una maratona da portare a termine.
Non ci sono traguardi da raggiungere ma ostacoli da superare insieme fino a quando…
Fino a quando superarli insieme sarà piu’ faticoso che superarli da solo.
E dovrai decidere se fingere tutta la vita o dire la verità.
Sono cazzi.
Guido Prussia
Photo di Guido Prussia

Il giorno prima

Il giorno prima

Il giorno prima di partire siamo usciti con l’intenzione di non tornare a casa, andare direttamente all’aeroporto e poi dormire in aereo.
Alle tre e mezza di notte passeggiavamo per le vie del centro e ci siamo fermati di fronte al Duomo di Milano cercando di capire a cosa stesse pensando dio quando creo’ l’amore.
Pensava a un fiore, mi hai detto.
Il fiore appassisce. Risposi.
Mi hai guardato con quegli occhi che mi fanno diventare un coglione e hai detto:
“Se a vida lhe der um limão, faça dele uma Caipirinha”
(se la vita ti dà un limone tu fanne una Caipirinha)
Mi hai fatto ridere, ma cosi’ tanto che non riuscivo a smettere, ti ho chiesto di baciarmi.
Perche?
Baciami.
Perchè?
Perchè se no non la smetto piu’ di ridere e dicono che si possa morire dal ridere.
Quindi devo salvarti la vita?
Si, e fallo prima che sia troppo tardi.
Mi hai baciato sotto la statua di San Bartolomeo che si copre gli occhi per non vedere la Maddalena.
Poi mi hai guardato e mi hai detto:
Me ne devi una.
Di cosa?
Di vita.
Sono ancora in debito.
Guido Prussia

 

Scrivere

Scrivere

Scrivere
Mi serve per esorcizzare
Il dolore
Alcool sulla ferita
Soffio sul taglio
Staccare la crosta
Dura sulla pelle
Per allargare la cicatrice.
Devo scrivere
Come se sputassi il sangue rappreso
Come se avessi un cattivo sapore in bocca
Devo scrivere per eliminare le scorie
Dell’inutile regalo.
Devo scrivere
Per esorcizzare
L’angelo che non esiste.
Sono una formica che cerca disperatamente di galleggiare
Nel lavandino pieno d’acqua
Di una donna che ha appena finito di farsi il trucco.
Ma galleggiare è impossibile
E la donna è troppo presa dal suo mascara
Per cercare di salvarmi.
Maledetto mondo
Che mi ha portato fin quaggiu’
Senza dirmi nulla.
Esorcizzare il male,
Scriverlo,
Rifletterlo
Ed infine rinascere.
E nell’attesa
Accarezzare il tempo
Come fosse il collo di pelliccia
Di una vegana pentita
Che si abbuffa di carne
Umana.
Sappiamo perfettamente
Come andrà a finire
Ma prima di riportarmi a casa
Appoggia il tuo culo sul ferro arruginito
Delle mie catene
E accetta il bacio del condannato
Poi rimani con la voglia repressa
Di una puttana bigotta
Mentre mi guardi andare via
Senza che ti dia la soddisfazione
Dell’ultimo sguardo.
Guido Prussia

Metal Box

Metal Box

(il passato spunta da una scatola in metallo vintage come un pagliaccio a molla che non resiste al giro di manovella, e tu non puoi farci nulla se non sorridere)
Esiste un momento sospeso nel vuoto, un attimo di tempo che cammina sul filo come un equilibrista ubriaco.
Esiste un attimo in cui la coscienza si arroga il diritto dell’eterno.
Come se un illuminazione improvvisa ci mostrasse il perché di tutte le cose.
Un equazione matematica che dimostri in maniera indiscutibile che l’anima è un centro di energia capace di resistere al tempo e allo spazio.
Spunterebbe un sorriso, simbolo di rilassamento, finalmente poter godersi in pace questo soffio che non si sa da dove viene e dove va.
Mentre il passato è sempre qui vicino a me, come una presenza silenziosa capace di assordare.
Sento il suo respiro che mi ricorda il sussurro del legno che brucia.
Guido Prussia

Message in a bottle

Message in a bottle

L’ultima bottiglia prevede che se ne abbia una cura particolare.
E dopo averla bevuta potremmo usarla per spedire un messaggio.
Potremmo spiegare le nostre coordinate sperando di essere salvati.
Potremmo scrivere coordinate false per evitare che qualcuno scopra la nostra isola.
Potremmo tracciare una mappa del tesoro falsa per il gusto di pensare che qualcuno impazzirà nel cercare di scoprire un tesoro che non esiste.
O potremmo riempirla di conchiglie e vederla affogare, fare ipotesi su quanto tempo il tempo impiegherà a liberarle.
O forse la potremmo usare per conservare i semi di quella pianta che ci ha fatto ombra sotto il sole bruciante di mezzogiorno.
Potrei riempirla di sabbia, capolgerla e ricominciare a misurare il tempo.
Potrei far crescere al suo interno un minuscolo giardino, un minuscolo universo che trasformi la mia isola in un immenso pianeta.
Guido Prussia