Io semplicemente cammino

Io semplicemente cammino.
Guardandomi attorno, meravigliandomi ogni tanto, cercando dei suoni piacevoli, annusando l’aria, ritrovando tracce dell’apocalisse sotto grovigli di radici.

L’uomo è un pazzo.
Pensate che era convinto di poter distruggere il pianeta su cui viveva.
Non ci sarebbe mai riuscito. 
Avrebbe distrutto la sua specie, niente di piu’, niente piu’ bipedi, e cosi’ in una meravigliosa mancanza di tempo e numeri, il mondo ferito sarebbe potuto guarire dopo essersi scrollato di dosso gli dei, le ipocrisie, le paure di quella razza bastarda.

Cosi’ accadde.

Perché il mondo è una palla di vita che ha subito l’arroganza umana nella consapevolezza che la grandezza dell’universo avrebbe guardato a quella arroganza come un aquila vede il piccolo topo scannarsi per un pezzo di formaggio.
E con il formaggio nello stomaco il topo fini’ nello stomaco dell’aquila.

Io semplicemente cammino guardando un poster abbandonato sulla strada, la faccia di Bob Marley che si fuma una canna, un leggero vento che alza il bordo del poster fino a rivelare un dorso bianco privo di significato.
Gli idoli. Il tentativo riuscito di disumanizzare una essere umano, usare un carattere, una personalità, rivoltarla fino a renderla idonea a sorreggere i nostri alibi.

Quanto hanno lottato, quanto deve essere stato difficile morire tutti, faccia a faccia, uno di fronte all’altro, nemici per nulla, per il gusto della contrapposizione. Per la voglia di sentirsi necessari ad un ideale, perché nessun ideale è necessario all’uomo.

Bastava lasciarsi trasportare. 

Una casa.

Entro.

Una cucina. Fammi vedere cosa trovo.
Pasta, olio, frutta marcita, pane secco ed un lavandino con dei piatti sporchi.
Topi che si leccano i baffi di fronte a tanto ben di Dio.
Topi.
Loro non hanno mai capito il significato della parola sprecare.
Per loro ogni bistecca buttata via era una cena.
Ma guarda te, uomini cosi’ egoisti da ritenere sprecato tutto cio’ che qualche altro essere vivente avrebbe invece digerito.
Sono milioni di topi, grossi come gatti, ma guai a chiamarli gatti.
Padroni della città. Vi stanno organizzando in bande, qualcuno sta cercando di camminare sulle due zampe, lo sanno tutti tutti che i topi avrebbero voluto nascere uomini.

Qualcuno prova ad avvicinarsi ai miei piedi, gli do un calcio nel culo con tutta la mia forza. Il topo volo e si spaiccica contro il muro, poi crolla al suolo ferito ed incazzato.
Maledetti topi.

Una camera da letto.

Una foto di una bambina.
Bellissima, con i capelli lunghi biondi, innocente.
L’uomo è vittima di se stesso, nasce innocente e muore condannato da se stesso.
I bambini avrebbero dovuto restare fuori da questa battaglia disumana, qualcuno avrebbe dovuto salvarli, ma nessuno ha pietà dei figli dei nemici.
L’uomo è cosi’ coglione che non capisce che prima di diventare uomo è cucciolo, senza razza, senza certezze, senza quella rabbia bastarda che lo porterà a scannarsi con se stesso e con gli altri.
Bisognava salvare i bambini dai grandi, ma nessuno ci ha pensato, e chi sperava in Dio ora avrà capito che Dio o non esiste o è impegnato in altre cose.
Dove sarà la bambina della foto?
Ho paura di trovarla sdraiata da qualche parte, finta addormentata, in realtà partita per sempre dove non si sa.
La morte dei bambini mi massacra il cuore, me lo calpesta e mi fa sentire tutta l’ipocrisia del mondo.

Questa presunta storia di un ordine naturale nelle cose è una vaccata.
L’unico ordine naturale è nella mancanza di vita, prendete Marte, la luna o Giove.
Lassu’ tutto è perfetto, la materia senza la vita non corre il pericolo di essere sfruttata. Non ci sono interessi, ecco l’ordine naturale.
La mancanza di interessi nei confronti della materia. 

Lo so, fa paura la mancanza di pensiero.
Fondamentalmente l’uomo si accontenterebbe di vivere anche senza il corpo, basta salvaguardare il proprio io, il proprio “ego”, rinunciando alle passioni in cambio del pensiero eterno.
Rinunciando a scopate, masturbazioni e perversioni, ed in cambio la sconfitta dell’unico vero nemico: la morte.
Sto attento a non calpestare una serie di bambole “Barbie”, su un comodino c’è una casetta di legno arredata perfettamente, e un piccolo quaderno con una frase scritta da poco.

Leggo:
Andate tutti a fare in culo….

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