SENZA CASCO NELLA VALLE DELLA MORTE

Non si puo’ andare senza casco nella valle della Morte.
Come dire che non si può trombare senza preservativo.
Dipende.
Da cosa dipende?
Sull’Interstate lo capisco.
Del resto li ci passano tutti. C’è un gran traffico, il casco ti può salvare.
Ma nella Valle della Morte a Febbraio non c’è un cazzo di nessuno.
Ha capito la metafora?
No, non l’ha capita.
Del resto gliel’ho detta in Italiano, nella sua lingua avrei rischiato troppo.
Però detto fra noi ne è valsa la pena
Perchè senza casco si sente tutto.
Il vento nei capelli, il sole sulla nuca e il rumore pieno e assordante della moto.
C’è chi per paura della multa il casco non se lo toglie.
Dicono che non esistono le razze.
Cazzate.
Io ne conosco almeno due.
La razza di chi obbedisce e la razza di chi disobbedisce.
Pagata la multa ho aspettato che il poliziotto portasse via i coglioni facendo una passeggiata dietro una duna.
Poi ho ripreso la moto e mi sono rimesso in viaggio.
Senza casco.
La razza non si sceglie ma è lei che sceglie te.
E il raccontino dovrebbe finire cosi’.
Ma c’è una bella musica nella stanza e quando c’è una bella musica mi viene voglia di scrivere.
Vi racconto di quella volta che Nadia decise di venirmi a trovare.
E io gli andai incontro non sapendo da quale lato della strada l’avrei vista arrivare.
Era la prima volta che ci incontravamo.
Sai come quando devi vedere qualcuna per la prima volta e speri che non sia quella cessa che sta venendo verso di te ma forse potrebbe essere quella figa cinquanta metri più indietro.
Beh quella volta Nadia apparve come la più bella di tutta la via.
Feci finta di niente come se fosse naturale essere baciati dalla fortuna.
Le sorrisi, lei sorrise e abbiamo proseguito insieme.
L’imbarazzo del primo incontro ha qualcosa di fantastico che vorrei fosse un barattolo di gelato da conservare nel congelatore e consumare lentamente.
Più lentamente che posso.

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