Da piccolo

Da adolescente facevo resistenza alla forze che modellavano la mia personalità.
Ero un vaso che si ribellava al vasaio, inadatto a qualsiasi tornio.
Vaso storto e bucato.
Andavo orgoglioso della mia inutilità, a volte passavo minuti a guardarmi allo specchio cercando di capire quanto di originale fossi riuscito a mantenere.
Lo sguardo che si guarda si ritrova di fronte a un muro e l’incapacità di scavalcare quel muro mi faceva piangere.
Potevo chiedermi “chi sei?” per qualche minuto sperando in una risposta muta che mi suggerisse un significato credibile al mio esistere.
Nessuna risposta mi convinse e un giorno smisi di farmi domande.
Il vasaio intanto mi aveva abbandonato al mio destino e il tornio aveva smesso di girare.
Sono cresciuto sbandando come uno di quei bob che alle olimpiadi invernali ho visto correre a duecento all’ora all’interno di una pista che non si capisce come faccia ad impedirgli di schizzare in aria.
Curve paraboliche che ti lasciano senza fiato, rettilinei dove ti viene voglia di tirare il freno, un paesaggio che ti scorre cosi’ veloce che tutto diventa solo colore.
Il verde sono gli alberi, il bianco è la neve, il blu è il cielo, rosso è il bob e nera la paura.
Vi piace la vita?
Domanda strana.
Se dico di no mi contraddico con le mie abitudini quotidiane dedicate alla sopravvivenza.
Se dico di si mi contraddico con la rabbia che mi porto dentro.
Dico che è una domanda del cazzo.
Come tutte le domande che non pongono alternative.
Impronte sulla riva del mare, castelli di carta, palloncini volanti che il giorno dopo ritrovavi sgonfi sul pavimento, l’inchiostro sotto la pioggia, lettere d’amore, milioni, miliardi di lettere d’amore che non sono servite a nulla.
Ci vuole un bel coraggio ad essere umani quando si è in grado di porsi domande.
Ci vuole un enorme coraggio ad essere umani che si pongono domande in mezzo a una moltitudine di umani che l’unica cosa che sanno chiedersi è come sia possibile che Barbara D’urso a sessanta anni suonati abbia la pelle di una ragazzina di quattordici.
Ed è solo una questione di luce.
Che illumina o acceca.
Il Conte di Montecristo passo’ molti anni in una cella sotterranea dove coltivo’ il desiderio di vendetta ed imparo’ a vedere nel buio.
E al buio si vedono cose…
Al buio si vedono cose…
Che chi vede al buio sa.
E chi non vede si fotta e continui a credere che Barbara D’urso ha la pelle di una ragazzina di quattordici anni.
Guido Prussia
Nella foto un lupo cieco che incontrai in Pennsylvania nel Maggio scorso.
Paradossalmente lui guardava me e io non riuscivo a vedere lui.

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