Piccolo Cowboy

Il bambino la mattina si alza e corre verso la finestra per scoprire se è nevicato.
Sogna di essere un uomo cowboy con il cavallo che lo aspetta fuori.
Accartoccia la realtà e ci gioca a pallone simulando calci di rigore in una finale mondiale.
Ed è normale fare salti mortali sul letto riuscendo a cadere in piedi.
La bambina che scende le scale che portano al mare da un occhiata veloce verso la spiaggia per vedere se lui è già arrivato.
Il bambino finge di non vederla ma un sorriso lo smaschera.
Tu sai che nella scatola di latta ci sono tanti di quei ricordi che cominci a pensare che il tempo trasformi lo spazio in piccole fotografie appoggiate una sull’altra, a volte incollate una all’altra che a staccarle si rischia di rovinarle.
E se anche fosse che di quello che sei stato non rimane nulla.
Quel nulla è qualcosa.
Quel nulla è un ciuffo biondo che il vento spinge sugli occhi, quel nulla è una piccola mano che si attacca alla scaletta della piscina e ti fa sentire al sicuro.
Quel nulla è il ricordo dell’odore dell’asciugamano steso sulle pietre su cui rimaneva impressa l’impronta del tuo corpo bagnato.
Corre il tempo, come un lupo che ha paura di perdere il contatto con il cervo, corre con la testa abbassata poco interessato al panorama, tutto concentrato sulla fame.
Se fossi davvero un cowboy prenderei il tempo al lazo, afferrandolo per le corna e facendolo stramazzare nella sabbia.
Se fossi davvero un cowboy smetterei di chiedermi cosa pensa la gente nel vedermi con questo cappello.
Se fossi davvero un cowboy smetterei di pormi domande stupide e camminerei con lo sguardo rivolto al cielo perchè sento odore di pioggia.
Se fossi davvero un cowboy avrei figli che giocano nel fienile e una moglie che si fuma una sigaretta sotto il pergolato annusando un fiore che spunta da un vaso pensile.
Se fossi davvero un cowboy chiederei scusa agli indiani e inviterei i loro figli a giocare con i miei.
Quanto di ciò che siamo è ciò che decidiamo di essere?
Io sono un cowboy.
Su tutto il resto mi sto organizzando.
E me ne fotto di quello che pensate del mio cappello.

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