Tu lo sai che io dipendo da te

Tu lo sai che io dipendo da te

Tu lo sai che io dipendo da te?
Mi costruisco certezze giorno dopo giorno.
Ci svegliamo, mi spupazza nel letto per qualche minuto, poi si veste in fretta per la paura che io possa farla nel van e usciamo.
Faccio la pipi’.
Torniamo.
E qui arriva il bello. Vedo che apre un cassetto e io lo so che li dentro c’è da mangiare.
Non riesco a trattenermi e comincio ad agitarmi, faccio giravolte e lo guardo come per fargli capire che deve fare in fretta.
Vedo scivolare la pappa nella ciotola e mangio felice.
Ogni giorno lo stesso rito, e ora so che sarà sempre cosi’.
Oggi è successa una cosa strana.
Arriviamo in un posto in mezzo alla campagna.
Passiamo un cancello e parcheggiamo in uno spiazzo quando arriva un signore che gli chiede se ha un cane.
Lui mi mostra e il signore fa cenno con la testa che non va bene.
Non va per nulla bene e lo invita a seguirlo.
Usciamo dal cancello e lo fa parcheggiare lontano da quel luogo.
E mi lascia li.
Se ne va da solo.
Di solito quando lo vedo andarsene via e mi lascia nel van ci rimango male, ma questa volta ero stranamente sollevato.
L’istinto non fallisce mai.
Mi addormento per qualche ora quando finalmente lo sento tornare.
Mi accarezza ma la sua mano ha un odore strano.
Sa di lupo.
Mi ritiro nella mia cuccia sotto il letto.
So poco della vita, ma so che gli odori non mentono mai.
Ecco perchè io non potevo entrare in quel posto. C’erano i lupi e i lupi sentono l’odore della preda a chilometri di distanza.
E per quanto sia piccolo e magrolino sempre preda sono.
Un cane in mezzo ai lupi.
La natura non ammette pietà, il perdono è un occasione che gli umani usano per sentirsi piu’ umani.
E’ tutta una questione di fame.
Non la fame che ti porta ad aprire un frigorifero.
Parlo della fame che ti giri intorno e non trovi nulla e allora hai solo una possibilità.
Andare a caccia.
Un barboncino albicocca che va a caccia non è credibile.
Potrei provare usando lo sguardo come esca.
Uno sguardo da cagnolino affamato funziona sempre, sono rassegnato, non saro’ mai autosufficiente.
Per quanto a volte di notte mi perdo in sogni avventurosi che mi vedono correre dietro a lepri impaurite accade sempre che mi svegli un attimo prima di raggiungerle.
Lo confesso.
A volte vorrei essere lupo.
Alzarmi la mattina e non aspettare che riempia la mia scodella.
Vorrei fargli capire che posso fare da solo e di stare tranquillo che nonostante il mio aspetto aggressivo piuttosto muoio di fame ma a lui non lo mangio.
Il massimo sarebbe catturare qualcosa di grosso e dividerlo con lui, e vedere nel suo sguardo il rispetto che si porta verso chi non ha bisogno di chiedere.
Penso a tutto questo mentre torniamo in viaggio e lui mi prende in braccio e mi posa sulle sue gambe.
Accelerare e frenare sono movimenti che mi dondolano, il finestrino abbassato mi manda aria fresca sul muso.
La felicità è addormentarsi mentre una mano si fa leggera per accarezzarti la testa come se sapesse che piu’ leggera si fa piu’ amore ti da.

Le inconsolabili

Le inconsolabili
Le inconsolabili cercano consolazione.
E mi raccontano le loro storie d’amore finite.
Io ascolto la descrizione di uomini dalla posizione sociale raccomandabile, sento l’esaltazione della loro gentilezza durante la conquista e poi quando si arriva alla fine mi bevo tutte le scuse che lo stronzo racconta per giustificare la sua fuga.
Poi chiedo una cosa che non dovrei mai chiedere:
“Mi fai vedere una foto del tipo?”
E ogni volta è la stessa cosa.
Dei cessi pazzeschi, o ciccioni unti o delle mezze seghe totali.
E le inconsolabili spesso sono belle donne, ed è per questo che io rimango di merda.
Chiedo:
“Ma ti piaceva questo sgorbio?”
E loro rispondono in ordine sparso:
“Ha un bel lavoro.
Si è presentato con rose rosse.
Mi ha promesso di portarmi alle Hawaii.
Ha detto che è pronto per avere un figlio.
E’ un artista.
E’ brutto ma interessante…”
E la mia immaginazione vola, ma perché vola, se ne stia a terra, e invece vola e immagino il corpo della ragazza avvinghiato a sto cesso, immagino le zampe pelose del tipo che accarezzano i suoi bei piedi, e quella bocca sottile e bavosa che bacia le sue labbra, immagino il corpo nudo di una donna costretto tra le braccia rachitiche di uno sfigato che abile nel vendere ha imparato a vendersi.
Soffrite per uomini che non valgono un cazzo.
E quando vi lasciano sarebbe più’ opportuno festeggiare anziché amareggiarsi.
Imparate a guardarci bene.
Guardate i nostri polpacci senza peli, cancellati dai nostri calzini troppo stretti.
Guardate i nostri piedi da caproni, con quei pollicioni schifosi che qualcuno ha il coraggio di mostrare con orribili sandali.
Guardate i nostri corpi flaccidi o muscolosi, ma sempre curati o trascurati per compensare le nostre insicurezze o la nostra pigrizia.
Guardate la nostra bocca che sa dire bugie come fossero vere e verità come fossero bugie.
Guardate i nostri occhi che mentre guardano voi si lasciano sempre distrarre da un bel culo.
Ed è per questo che vorrei che le inconsolabili capissero che l’unico motivo per amare un uomo è essere amate.
Non c’entra un cazzo che sia ricco, ne come sia abile a mascherarsi per riuscire a portarvi a letto, non ha importanza il lavoro, ne tantomeno la sua creatività, tutto questo non conta se non è perdutamente innamorato di voi.
Cosi’ innamorato che non ha la capacità di meditare strategie e lo vedete volare traballante come un passero al primo volo, la sua paura di sbagliare è solo sintomo d’amore.
Ma a voi piacciono sicuri.
Vi piacciono forti.
Amate chi vi trascura.
E desiderate essere parte della collezione del collezionista.
Per poi diventare inconsolabili.
Donne rompicoglioni e inconsolabili per aver perso dei cessi che vi hanno usato solo per nascondere a se stessi la loro mostruosità.