Il suonatore Jones

ll suonatore Jones amava una donna che non aveva mai visto.
O meglio non l’aveva mai vista davvero ma nella sua fantasia era comparsa così tante volte che se fosse spuntata improvvisamente dall’angolo di una strada lui l’avrebbe riconosciuta e fermata.
Non sapeva come si chiamava.
Non aveva mai dato troppa importanza al nome convinto del fatto che è la persona che rende bello il nome e non il contrario.
Il suonatore Jones aveva un amico che aveva una madre che sapeva vedere cose che gli altri non vedevano.
Un giorno chiese a lei se quella ragazza esisteva davvero o se fosse solo un invenzione della sua mente, la donna che vedeva cose che gli altri non vedevano le rispose che ogni cosa immaginata esiste, come una madre genera un figlio così l’immaginazione genera desideri e crea amori che hanno la stessa vitalità e la stessa precarietà di un bambino.
Il suonatore Jones scriveva canzoni dedicandole a lei, a volte sembravano canzoni d’amore dove l’amore era un filo teso sul vuoto e il vuoto era un filo teso sul nulla.
A volte erano canzoni di malinconia dove la malinconia era come una pozzanghera che rifletteva la luce di un lampione che illuminava se stesso.
A volte c’erano le parole, a volte c’era solo la musica.
A volte non c’erano ne parole ne musica ma erano canzoni silenziose per non rischiare di perdersi il rumore di lei che suonava alla sua porta.
Il suonatore Jones è morto in una stanza d’ospedale, il medico ha detto che il cuore ha ceduto, e nessuno si è meravigliato, un cuore può sempre cedere.
Non c’era nessuno a chiedere di Jones, qualcuno potrebbe pensare che la donna che Jones amava avesse perso l’ultima occasione per farsi trovare.
Se non fosse che mentre il cuore di Jones precipitava una donna spuntò dal buio per prenderlo al volo e se lo portò via in qualche luogo dove nessun luogo può arrivare.
Avrete già capito che quella donna era proprio la donna che Jones amava da sempre, avrete già capito che mentre lui la stava cercando lei lo stava aspettando, avrete già capito che ciò che non siamo mai riusciti a trovare forse è da qualche parte che aspetta di vederci passare.

Alcune ragioni per cui non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto.

Alcune ragioni per cui non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto.
Prima di tutto lo sconforto non serve a nulla.
Anzi.
Lo sconforto è la resa di fronte al panico, è la bandiera bianca di fronte alla minaccia prima di aver combattuto.
E’ aprire il portone del tuo fortino lasciando entrare il tuo nemico che non vedeva l’ora di vederti cedere alle sue urla.
Oltre a questo bisogna analizzare la situazione con la freddezza del guerriero.
E il guerriero sa che in ogni battaglia bisogna saper gestire i propri punti di forza.
E noi siamo forti, forti quanto decidiamo di essere.
Dipende da noi.
Possiamo lasciarci andare al pessimismo e frignare come bambini di fronte alla paura o imporci l’ottimismo sapendo che in passato uomini e donne hanno affrontato prove ben peggiori.
Frignare solo perché siamo costretti a stare in casa è un insulto verso chi in ospedale sta combattendo questa guerra in prima linea, malati, medici, infermieri e tutti quelli che mentre noi attendiamo l’esito della guerra su un divano la guerra la combattono in prima linea.
Quante prove avete superato nella vostra vita?
Quante volte avete pensato di non farcela e ce l’avete fatta?
Quante volte di fronte ad un amore finito avete pensato che fosse l’ultimo e poi vi siete innamorate di nuovo e più di prima?
La nostra immaginazione costruisce muri e la nostra volontà li abbatte, con quei mattoni costruiamo strade, case e ponti verso il futuro.
No, io non riesco a farmi prendere dallo sconforto.
Non ne ho il diritto.
Non posso per rispetto verso chi soffre davvero, non posso perchè ho costruito la mia vita sulla consapevolezza di tutti i privilegi di cui ho goduto e continuo a godere.
Non ho idea di quanto durerà questa storia.
Questa incertezza è la vera sfida e la sfida è accettata.
Abbiamo dei libri?
Musica da ascoltare?
Amici a cui telefonare?
Figli da proteggere?
Animali da accudire?
Queste sono le nostre armi.
L’arte e gli affetti.
Armi con cui affrontare il tempo rendendolo utile alla nostra crescita interiore.
Lo sconforto non serve a nulla se non a renderci fragili di fronte alle persone che cercano in noi la forza per andare avanti.
La speranza non è un diritto ma un dovere.
Un dovere verso chi senza speranza non avrebbe più motivo di combattere per noi.
Ricordandoci sempre cosa disse il grande capo indiano Piede di Corvo:
“Che cos’è la vita? Lo sfavillare di una lucciola nella notte. Il respiro sbuffante di un bisonte nell’inverno. La breve ombra che scorre sopra l’erba e si perde dentro il sole.”
Tornerà lo sfavillare della lucciola nella notte, tornerà a sbuffare il bisonte e scorrerà di nuovo l’ombra sull’erba e sarà ancora più bello perchè sarà come se fosse per la prima volta

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