Ho 17 minuti.

Ho 17 minuti prima che Starbucks chiuda e mi cacci fuori.
Ho mangiato un gelato alla fragola.
Ho percorso 300 miglia su una strada di campagna che tagliava in due una colata di verde.
Ho aggiustato con lo scotch il coprisedile.
Ho baciato la Baby che sembrava triste.
Ho trovato un serpente morto e un antilope viva.
Ho pensato a quanto bene voglio a mia moglie passando dagli stessi luoghi che vidi con Lei e mi piace chiamarla moglie per ricordarmi che ci siamo sposati come fanno i bambini quando vogliono imitare i grandi e giocano ad amarsi per provare l’effetto che fa.
Ho telefonato a mia madre per dirle che il mio numero americano era cambiato ma non aveva una penna per scrivere quello nuovo.
Ho spaventato una donna che non capiva perchè fotografassi il suo giardino, le ho detto che il suo giardino è bellissimo e mi ha offerto un caffè.
Ho camminato contro un vento che scompigliava gli alberi, ho allargato le braccia per opporre piu’ resistenza e lui ha gonfiato le guance trattenendo piu’ aria possibile poi ha soffiato scaraventandomi indietro, felice come un pazzo che finalmente ha trovato qualcuno che lo sta ad ascoltare.
E ho incontrato Robert, cowboy del South Dakota, che mi ha raccontato di quando ha sposato la sua moglie indiana Becky e vivevano in una roulotte e possedevano cinque mucche su un prato.
Erano tempi duri, ma insieme si sono dati da fare.
Oggi hanno un ranch di cui non si vedono confini, quindicimila mucche e altrettante pecore, ha quattro figli e cinque nipoti.
Mi porta in giro per il suo ranch, mi fa vedere il Saloon che ha appena costruito e mi offre una birra.
Lo guardo e sembra un ragazzo, ha tre anni meno di me ed è nonno.
Torno sul van mi guardo nello specchietto e mi dico:
Potresti essere nonno e sei ancora qui a cazzeggiare in giro per l’America come se ci fosse un domani ma nessuna certezza sul dopodomani.
Il tempo di vedere un tizio che mi fa cenno di fermarmi.
Ci sono lavori stradali piu’ avanti.
Mi dice di spegnere il motore che almeno per mezz’ora si sta fermi.
Gli chiedo se posso farmi una dormita e se poi mi sveglia.
Fai pure. Mi risponde.
Mi addormento.
Quando la sua mano batte sulla mia spalla apro gli occhi e non capisco.
Dove cazzo sono?
Cosa ci faccio qui?
Aspetta, mi devo svegliare, ok, sono in giro per l’America, sto andando verso sud, sono vicino a Sturgis, e mi sono addormentato, tutto sotto controllo, tranne il fatto che il sogno sembrava reale e la realtà sembra un sogno.

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