L’accanirsi degli umani

Non sopporto degli umani il loro accanirsi su ciò che rimane sul fondo del bicchiere.
Aspirare il nulla con la cannuccia e fare quel terribile rumore di bolle d’acqua che friggono.
Lui la pensa come me.
Dopo aver lanciato un occhiata schifata al tipo seduto vicino a noi che non si rassegna alla fine del caffè americano usciamo e andiamo a finire la colazione nel van.
Lui con il suo muffin io con il mio osso verde che fa bene ai denti.
Oggi piove e il tergicristallo va a singhiozzo.
Quando si blocca lui da dei pugni sul cruscotto e quello riparte.
Io osservo tutto dalla mia cuccetta che sta proprio sotto il letto.
La dentro mi sento al sicuro, sul fondo ho nascosto una specie di topo di pezza che se gli mordo la testa fa un rumore di pernacchia.
Ogni tanto ci gioco, non più di tre minuti.
E’ un gioco stupido mordere un topo di stoffa, ma è meglio di niente.
Vi devo raccontare una cosa.
Stamattina stavamo uscendo molto presto dalla casa della ragazza, quella con la cicatrice sul ginocchio.
Era ancora buio.
Prima di uscire lui le ha scritto qualcosa su un biglietto e lei ha sorriso.
Poi lui l’ha baciata in quel posto che c’è tra il collo e la spalla.
Lo stesso posto dove io appoggio la mia testa quando mi prende in braccio.
E lei ha continuato a sorridere.
E poi nonostante fossimo già con un piede e una zampa fuori dalla porta siamo rientrati.
Mi hanno detto di giocare con l’altro cagnolino e loro si sono chiusi in camera.
Quando sono usciti dalla stanza Lei aveva una espressione strana ma meno stupida di quella che aveva lui.
E quando è uscito per andarsene si è dimenticato di me.
Avete capito?
Si è dimenticato di me.
La ragazza gli ha urlato dietro e lui è corso a prendermi chiedendomi scusa mille volte.
Scusa Jackson non lo faro’ mai piu’.
E rideva.
Rideva anche lei.
L’unico che non rideva ero io.
Ho riflettuto molto su questa cosa.
Credo sia l’amore che fa andare fuori di testa le persone.
Chiamarlo amore è una concessione che faccio al vocabolario degli umani.
Io per istinto lo chiamerei voglia di annusarti, di girarti attorno saltando, e poi di rincorrerti, e farmi rincorrere, e combattere col guinzaglio per annusarti sul muso e ascoltare il tuo alito che mi sbatte sul naso.
Ma se anche accadesse tutto questo io sono sicuro che non mi dimenticherei mai di lui.
Nemmeno per la piu’ bella cagnolina al mondo.
O forse si.
Comunque siamo di nuovo in viaggio e viaggiamo fino a metà giornata quando dopo aver girato su una piccola strada che porta verso la campagna frena e parcheggia.
Siamo in cima a una collina e intorno ci sono solo enormi pietre piantate nel terreno.
Sono una tentazione per la mia voglia di fare la pipi’, ma quando mi avvicino lui mi porta via.
“Non si fa la pipi’ sulle tombe. Jackson questo non lo devi fare.”
Se vi dovessi dire cosa è una tomba avrei qualche difficoltà, ma da come mi ha parlato era come se mi avesse detto che non si sporca sui ricordi.
Mi allontano e lui si accuccia e comincia a leggere i nomi che sono incisi sulle pietre, legge e passa a quella dopo fino a quando ne vede una che attira la sua attenzione.
“Jackson ho trovato il suonatore Jones!”
Corre verso il van, prende un libro e comincia a leggere:

La terra ti suscita,
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.

Poi appoggia il libro di fronte alla pietra e mi dice:
Andiamo.
Parola che conosco benissimo.
Se sono nel van significa che usciamo.
Se sono fuori significa che torniamo nel van.
Mentre si avvicina la sera il cielo si apre e libera un sole che sembrava già rassegnato .
Sarà per questo che i suoi raggi sembrano vampate di fuoco che coinvolgono l’orizzonte trasformandolo in un mare di luce verso cui la nostra barca naviga imbarcando storie.
Viene buio, ma non finisce qua…
Un attimo prima che gli occhi mi si chiudano lo osservo.
I suoi occhi la stanno guardando.
Non importa che non ci sia.
I suoi occhi la stanno guardando nello stesso modo in cui si guarda il cielo per capire da che parte andare per evitare la tempesta.

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