Io non sono buon e nemmeno cattivo

Io non sono buono e non sono nemmeno cattivo.
Io posso essere buono e posso essere cattivo.
Dipende.
Per quanto mi sia difficile difendermi da chi è più grande di me non rinuncio a chiedere rispetto.
E nel caso sono pronto a fuggire, ma non prima di averti morso un orecchio.
E mi piacciono i fiori.
Anche quelli senza odore e mi piacciono nonostante veda i colori in maniera sbiadita e confusa.
Oggi entrando da Starbucks ho visto una decina di umani seduti in circolo a parlare, parole che si accavallavano, volti che cercavano di rendere credibile ciò che la bocca diceva, ognuno aveva la sua opinione e chissà chi aveva ragione.
O se qualcuno aveva ragione.
Sono felice di non parlare.
Avrei paura di essere imprigionato nelle opinioni, intrappolato nel tentativo di convincere.
Io non parlo e tutto ciò che so lo posso condividere solo con lo sguardo e con i gesti.
Posso convincerti a seguirmi col movimento di una zampa e ad amarmi con uno sguardo.
E quando lui mi chiede come sto a me basta aver fame per convincerlo di stare bene.
Del suo linguaggio conosco le parole essenziali.
Fermo.
No!
Vieni qui.
e poi la mia parola preferita:
Andiamo.
Andiamo ha un bellissimo suono, ed è magica.
Apre tutte le porte fino a farmi ritrovare fuori, e io amo andare fuori.
Per quanto addomesticato nessun cane ama i muri, i muri non fanno parte della nostra storia.
All’aperto.
Se sapessi parlare “aperto” sarebbe una delle mie parole preferite.
Parola che gli umani usano per definire barattoli e negozi e ne hanno dimenticato il significato spaziale.
La libertà di muoversi senza confini.
Lo sguardo che non incontra ostacoli.
Un estensione senza limiti dove poter correre fino allo sfinimento.
Non sono un cane filosofo.
Sono un cane che pensa e che trasmette i suoi pensieri al suo compagno di viaggio.
E non crediate che lui sia sempre d’accordo con me.
A volte mi guarda e sembra volermi dire:
Jackson ma questo pensiero da dove ti è venuto?
Ma non volendo porre alcuna censura ai pensieri di un cane si limita a scrivere facendo una smorfia come se non capisse.
Tornando ai fiori.
L’altro giorno al parco del Golden Gate ho corso e saltato come un matto, sono finito sotto il getto d’acqua di un annaffiatoio, ho sbattuto contro un salice e mi sono spaventato di fronte a un giglio che aveva i colori di una pantera.
Avevo le zampe nere di fango ed ero felice.
Noi animali abbiamo la fortuna di saper riconoscere i luoghi che ci garantiscono la migliore qualità della vita.
E siamo cosi’ intelligenti da non distruggere il nostro habitat ideale.
Certo se mi leggete un libro per me sono solo suoni senza significato, ma se vedo un fiore mi emoziono come se fosse la più bella poesia che nessun poeta riuscirà mai a scrivere.

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