Io volerò a te…sulle ali invisibili della Poesia…


« …Io volerò a te…sulle ali invisibili della Poesia…Tenera è la notte/ e felicemente la Luna Regina è sul trono…ma qui non c’è luce…. »
John Keats

E cosi’ nacque il titolo di “Tenera e’ la notte” del libro di F.S.Fitzgerald.

E sull’aggettivo tenera riferito a qualcosa di diverso da una bistecca io mi soffermo.
Tenera e’ la notte…
Che vuol dire?
Innanzitutto significa che gli aggettivi non hanno significati precisi ma variabili a seconda del complemento oggetto.
Non e’ una grande scoperta.
Ma ogni scoperta, anche la piu’ banale, rivela la nascita di nuove strade di perlustrazione.
La sottomissione all’oggetto di un aggettivo ci riporta al mistero della soggettivita’.
Non esiste un vocabolario super partes, ne una frase adattabile a tutte le occasioni.
Il pulpito vale piu’ della predica.
Tenera e’ la notte.
E tenera e’ la bistecca.
Ma la bistecca e’ tenera per tutti.
La notte e’ tenera solo per chi la percepisce tenera.
L’Io che rende tenera la notte e’ il recondito rimasuglio della nostra origine divina.
Quell’Io minuscolo che sconnesso dall’individuo e’ rimasto connesso ai mattoni dell’universo essendo mattone lui stesso.
Non esiste distanza tra quell’Io e la notte, e non ne esiste tra colui che possiede quell’io e la luna. L’autodeterminazione di colui che possiede se stesso si applica al luogo della notte.
E la notte e’ tenera perche’ e’ la volonta’ che la fa tenera.
Non tutti sono degni di questo superpotere.
Anzi.
Quasi nessuno.
L’uomo nel tentativo di dimostrare qualcosa di se stesso ha perso la capacita’ di dimostrare qualcosa dell’universo in cui vive.
Piu’ facile definirsi teneri, apllicare l’aggettivo a se stessi con piccoli sforzi di autocommiserazione, ponendo sempre al centro dell’universo quella particella di vita minuscola che siamo.
Piu’ difficile, definire tenera la notte, 
la notte non ci appartiene, cosi’ come l’acqua non appartiene al pesce.
Ma il pesce ha un istinto divino superiore all’uomo.
Riconosce le correnti e ne adegua il nuoto.
L’uomo riconosce solo se stesso, a se stesso si adegua, e in se stesso rimane immobile.
Come un pesce nella boccia, senza correnti che richiamano alla grandezza dell’oceano.

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