Fossi la più figa del mondo

Fossi la più figa del mondo ma se scopro che leggi libri scritti da Gramellini, Fabio Volo, Galimberti, Baricco, Odifreddi, Carifiglio, Saviano, Scanzi, Travaglio o Recalcati per me diventi subito un cesso intrombabile.Se sei un cesso ma leggi Bukowski, Bunker, Steinbeck, John Fante o Least Heat Moon mi viene duro solo al pensarti.

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Ho un tamburo comprato in Arizona appeso al soffitto di casa.


Ho un tamburo comprato in Arizona appeso al soffitto di casa.
E’ stato costruito da un artigiano nativo americano.
La sua altezza da terra è di circa un metro e settantacinque centimetri quindi quando non mi accorgo della sua presenza e passo di li, inevitabilmente ci do contro una testata.
Ed ogni volta che accade mi sovviene un pensiero:
“Esisto!”
Esisto per svariati motivi.
Il primo è il dolore pazzesco che mi fa incazzare.
Il secondo è che “io” sento l’esistenza del tamburo.
Il terzo è che il tamburo sente la mia esistenza e comincia a ciondolare per qualche secondo. Ciondolando sembra che sorrida e mi dica: “Ma guarda che sei proprio un coglione, è un mese che tutte le mattine mi vieni a sbattere contro”
Bene appurato che io esisto una domanda sorge spontanea:”Lei esiste?”
Ho alcuni indizi della sua esistenza.
Ho trovato sulla cartina della Francia che Aix de Provence esiste veramente.
La sua voce sembrava reale, ma una voce è solo un indizio, i suoi pensieri sono una prova.
Quando la vidi fu un attimo, poteva essere un illusione ottica, ma il desiderio che provai di rivederla erano un altra prova.
Abita in una casa minuscola, per quanto piccola sia una casa nessuna casa ha un senso se non è abitata.
Si, credo davvero che lei esista.
Attimo di confusione.
Ho fatto un pensiero che mi ha fregato.
Ho pensato:” Cosa posso scrivere che le piaccia?”
E mi sono bloccato, paralizzato, un coglione immobile davanti al computer.
Perchè vorrei scrivere qualcosa che la impietrisca, che le faccia pensare: “Io torno domani e mi butto fra le sue braccia.”, una specie di formula magica che l’attiri a me.
Cazzo, io non la conosco la formula magica, sono mago merlino con problemi di memoria, ho una bacchetta magica sminchiata, e un corvaccio sulla spalla che si offre di fare un volo in Provenza per ricordarle che esisto.
Accetto la proposta del corvo, lo trasformo in un volatile dall’aspetto un minimo piu’ rassicurante e lo mando in missione.
Ehi tu che stai laggiu’, se vedi una specie di passerotto dall’aspetto vissuto sappi che è li per ricordarti che qualcuno ti ha in mente.
Non dargli briciole di pane, mangia come un porco e poi ha problemi con il volo.
Fagli un sorriso e noi ci saremo capiti.

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Quant’è bella New York in Giugno

Quant’è bella New York in Giugno cantano Jeff Bridge e Robin Williams, sdraiati nudi sull’erba di Central Park di notte.
Jeff è tornato dalla sua ex, l’unica che lo amò davvero, Robin ha trovato un nuovo amore dopo la tragica scomparsa della sua prima moglie.
Il mondo va avanti dopo essere andato indietro, in una continua giostra di fastforward e rewind.
Siamo marionette che avvertono la presenza dei fili ma non vedono nessun burattinaio.
Oggi ho messo a posto la casa, passato l’aspirapolvere, pulito i mobili, messo a posto le fotografie, mi sono preso cura della tana e del passato.
Ed è questa l’unica cosa che fa passare il tempo piacevolmente, allegerendolo del suo peso.
Mi sono imbattuto in una foto in cui baciavo Sabina nella Valle della morte, poi in un altra dove c’era un pranzo consumato in qualche ristorante americano, poi un orizzonte greco e una ragazza con un topo portato sulla spalla.
Mi meravigliavo del fatto che quella era la mia storia, che ne avevo una prova visiva, che ero stato laggiu’ e che ora fossi qua.
Tendo a slegarmi dalla storia della mia vita da quando ho capito che agli umani non interessano le storie.
Eppure ero io, Sabina è stato il grande amore della mia vita e quel viaggio on the road rimane un sogno realizzato.
Quel pranzo mi ha fatto venire in mente le centinaia di luoghi in cui ho mangiato, ogni giorno un posto diverso, facce diverse, visioni diverse intraviste dalla finestra.
L a Grecia, sette anni di fila, da quando si dormiva sulla spiaggia perchè non c’erano alberghi fino alla devastazione dei super hotel extra lusso.
La ragazza russa che viaggiava con un ratto domestico incontrata per caso a New York e che mi segui’ fino a New Orleans dormendo con me, io a destra, lei a sinistra, il topo chissà dove.
Ero io, ma è come se raccontassi a me stesso cio’ che ho vissuto.
Un giorno in Mississipi mi fermai in un saloon, entrai per bere qualcosa, c’era una famiglia seduta ad un tavolo che mangiava.
Decisi di mangiare anch’io.
Quando il mio pranzo era finito loro stavano aspettando il dolce.
“Quà è nato il blues.” Mi dissero. “Ed il blues vero ha un tempo lento. Era la consolazione degli schiavi, l’unico modo per sentirsi uniti e diversi dai padroni.”
Un tempo lento.
Forse per questo lei non è la donna giusta per me. Lei accelera il tempo, lo divide in scadenze fisse, ne fa una torta da dividere e da mangiare in fretta.
Sarà l’eta che avanza ma ho bisogno di una donna che freni, che abbia meno fretta, che si sieda ad ascoltare e a raccontare.
Ma non è facile.
Siamo bruciati dalle scadenze, dalle agende piene, dalle caselle da riempire, dai giorni da pianificare.
“Ci vediamo in settimana.” Mi ha detto.
“Vaffanculo.” Le ho risposto.
Se ne è andata senza aver capito perchè mi fossi incazzato.
Stasera me ne vado a vedere Spider man.

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Fossi la più figa del mondo

Fossi la più figa del mondo ma se scopro che leggi libri scritti da Gramellini, Fabio Volo, Galimberti, Baricco, Odifreddi, Carifiglio, Saviano, Scanzi, Travaglio o Recalcati per me diventi subito un cesso intrombabile.
Se sei un cesso ma leggi Bukowski, Bunker, Steinbeck, John Fante o Least Heat Moon mi viene duro solo al pensarti.

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La ragazzina non aveva voglia di farsi domande.


La ragazzina non aveva voglia di farsi domande.
Preferiva correre.
Aveva musica nelle orecchie e adrenalina nelle gambe.
Un maglietta nera e un paio di calzoncini rossi e stan smith ai piedi.
Andava da lui che la aspettava su una panchina di fronte alla stazione.
Le aveva promesso che avrebbero preso il primo treno che andava al mare.
Dovunque fosse il mare.
La ragazzina non aveva mai visto il mare.
Lui c’era stato una volta e le aveva raccontato che era come un deserto d’acqua.
Lei amava l’idea di vedere un deserto d’acqua.
Quando lui la vide arrivare sentì la felicità invadergli i polmoni.
Quando lei vide che lui la stava aspettando sentì la felicità riempirgli gli occhi.
Attorno scorreva il mondo e quei due puntini colorati sembravano un tentativo di ribellione al grigio di sfondo.
Presero il treno che andava al mare tenendosi per mano.
Lui promise che non avrebbe mai amato un altra come amava lei.
Lei promise che non avrebbe mai amato un altro come amava lui.
Mantennero la promessa.

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