Cosa fai nella vita?

Cosa fai nella vita?

Qualcuno mi chiede: Cosa fai nella vita?
Il venditore di mutande. Rispondo.
Poi mi rollo una sigaretta e fumo osservando la sigaretta scomparire tra le mie dita come fosse un gioco di prestigio.
A volte ho l’impressione di essere scomparso anch’io, insieme al tabacco e alla cartina.
Quali sono le domande intelligenti che nessuno ti chiede?
Non certo la tipica questione sulla felicità.
Chissenefotte della felicità.
Mi basta una stabile tranquillità.
Ancor meno mi interessa parlare di dio ed i suoi derivati.
Mi inorridisce discutere su vestiti, look, vacanze e pseudo libertà.
Vorrei semplicemente parlare dei sogni che abbiamo fatto.
Ad esempio stanotte ho sognato di raccogliere un mandarino da una pianta di albicocche, lo porgevo ad una figa stratosferica che assomigliava ad una replicante di Blade Runner che dopo averlo assaggiato mi chiedeva di spogliarmi e di scoparla su un prato che aveva un colore rosso porpora accanto ad un fiume di acqua salata che dal mare risaliva verso le montagne.
Mi interessano i sogni perchè sono la parte non contaminata di noi, quella parte che senefotte delle convenzioni, delle regole fisiche, matematiche, sociali, morali, biologiche etc…
E nel sogno, anzi nello sguardo di lei nel sogno, mi sentivo insostituibile, come le gambe di un cavallo, come l’olfatto di un lupo o la vista di un aquila.
Ecco il problema fondamentale: essere riconosciuti come unici.
Non dalla massa, affanculo la massa, ma da quell’unica persona capace di sintonizzarsi su una frequenza d’onda senza disturbi o intrusioni.
Io sono io, tu sei tu, lui è lui, lei è lei, riconoscersi e scegliersi, non appartenere alla categoria dei pezzi di ricambio.
Il sogno è il sentirsi scelto per intero.
Ma i sogni sono pietre scagliate in aria destinate prima o poi a ricadere da qualche parte.
Cadono in acqua e se ne vedono segni circolari che tendono a scomparire, cadono per terra e se ne vedrà una piccola, a volte impercettibile buca.
Si rimane immobili ad osservare queste minime conseguenze cercando di afferrare il ricordo del sogno in volo.
Pietra lanciata contro un lampione, l’attimo in cui la vedi per aria e non sai se raggiungerà il suo bersaglio.
Chi riuscirà a trasformare la nostra precarietà in qualcosa di necessario?

Nonno, sono qua.

Nonno, sono qua.

C’è solo un modo perchè un bambino ti chiami nonno.
E’ necessario che un bambino ti abbia chiamato papà.
Ci ho pensato stasera quando dalla finestra ho sentito una vocina urlare:
“Nonno, sono qua.”
Improvvisamente ho preso coscienza che nessuno mi chiamerà mai cosi’.
Non sarò mai il nonno di nessuno.
Strana cosa se ci pensi questo fatto di finire senza lasciare traccia di te.
Scomparire come l’ultimo della tua specie, lasciare che il mio sangue scompaia inghiottito dal tempo e dalla terra.
Non è un caso se ho sempre avuto la pessima abitudine di indossare le magliette al contrario, non ho mai cercato un senso.
Non è stato per pigrizia, ma solo per la stupida convinzione che se non lo avessi cercato, lui avrebbe cercato me.
Sappiamo tutti come vanno a finire queste cose.
Nessun senso verrà mai a cercarci, se non osservi dove sia posizionata l’etichetta della shirt è matematico che la metterai al contrario suscitando la nascosta ilarità della gente che ride senza avere il coraggio di dirti nulla.
Non ci resta che giocare.
Ha senso morire senza mai essere stati padri solo se non si è mai smesso di fare i bambini.
Colleziono figurine.
Costruisco automobili col lego.
Ho rapporti infantili con le donne che non capiscono che quando cominciano a farmi da madre mi perdono perché la differenza tra l’essere e il fare è troppo profonda per essere sottovalutata.
Scrivo per un motivo semplice.
Sono a caccia di una formula.
La formula segreta che apra uno spiraglio sul mistero dell’essere.
Ho una passione per le cose che non si sanno, per le parole che non si dicono e per le spiegazioni che non si danno.
Faccio ipotesi.
Potrebbe essere che quando si crepa ci si svegli in un tempo futuro, in un mondo dove i viaggi si fanno nel tempo e non nello spazio, e io con quei pochi soldi che avevo mi sono potuto permettere questa vacanza a cavallo tra questi due secoli essendo solo me stesso, tutti i casini in cui mi sono trovato altro non sono che la prova della mia miseria.
Fossi stato più ricco magari sto viaggio me lo facevo da John Lennon o Jim Morrison, crepati presto pero’ con un sacco di soddisfazioni.
Anzi, se proprio fossi stato ricchissimo, avrei voluto farlo indossando la carne dell’uomo più stupido della terra, cosi’ stupido da non avere paura di nulla e da credere in tutto.
Il sommo della felicità.
Intanto è ancora una volta sera.
Non è mica una cosa normale che ogni giorno arrivi il buio.
Provate a camminare in un bosco a mezzanotte, nulla vi sembrerà più incredibile del giorno.
E per quanto vi sforzerete, persi in quella oscurità, sarà impossibile consolarsi con la certezza che tra qualche ora tutto ciò che ora vi terrorizza apparirà come il trionfo della vita e della luce.
Che la barca sia trascinata dalla corrente lo sanno tutti ma forse pochi sanno che la corrente aumenta di velocità quando il condotto si restringe e una volta che il condotto si allarga di nuovo il flusso della corrente ristagna e a volte addirittura risale.
Potenza della fisica che svela meccanismi dell’esistenza umana.
Quando la difficoltà aumenta il tempo vi lascia poco tempo e poi una volta sopravvissuti vi ritroverete spossati e sopravvissuti in un istante che vi sembrerà eterno.
Vorrei essere un castoro e passare la mia vita a costruire dighe in una lotta eterna fra me e il fiume, e quella lotta sarebbe il senso che ho sempre cercato.
Probabilmente avrei un figlio castorino, e se dio mi da il tempo il mio castorino farà un figlio che mi chiamerà nonno e mi chiederà di insegnargli come si costruiscono le dighe.