La macchina

La macchina

Se si diventa consapevoli della macchina che siamo diventa molto piu’ difficile animarsi, nel senso di darsi un anima che ci conceda una speranza di vita eterna.
Quando ti ritrovi davanti alla coppa del cesso e svuoti la tua vescica è molto meglio fare finta di nulla e non soffermarsi sulla meccanica del corpo che porta quello che bevi ad essere in parte assimilato e in parte espulso.
Fai quello che devi fare, poi lo rimetti dentro i calzoni, come se ti trovassi all’interno di una parentesi materiale in un testo metafisico che ha lo scopo di renderci degni di qualcosa di più che un semplice passaggio sulla terra.
Ma se prima di uscire dal cesso per tornare a recitare la tua parte nel mondo, ci pensi, tu con quel coso in mano, con questa faccia che sta cominciando ad invecchiare e un senso di stanchezza ormai diventato cronico allora non puoi fare a meno di cercare di convincerti che tu sei molto di più di un uomo di mezza età con un uccello in mano che ha appena scaricato i liquidi superflui.
Sei molto di più di un organismo che ingerisce cibi, che li digerisce, che li assorbe e che li espelle.
E se è maledettamente vero che senza farlo finiresti di esistere io sono sicuro, devo esserlo, che non siamo solamente un motore a cui fare il pieno.
La mia sicurezza viene dalla mia immobilità di fronte allo specchio del bagno, nudo, con il corpo appena lavato e gli occhi che si guardano come il pilota guarda la sua auto da corsa.
Mi guardo e mi sento ancora pronto per salire a bordo e guidare, affrontare le curve a trecento all’ora, e andare cosi’ forte che nemmeno io riesco a raggiungermi.
Non ho mai visto un motore consapevole di una perdita d’olio, non c’è carrozzeria capace di riparare da sola un graffio, e nessuna lampadina bruciata si aggiusta per intervento divino.
No, io non sono la macchina, io sono quello che lo tira fuori, e che mira al centro del cesso per non farla fuori dal vaso.
Io sono il pilota che una volta distrutta l’auto tornerà a casa a piedi facendo l’autostop sull’autostrada che porta in quel meraviglioso paradiso chiamato inferno.

Giornata di merda

Giornata di merda

Giornata di merda.
E lei risponde che fa parte della vita.
Aspetta che lo ridico.
Giornata di merda.
E lei con quel sorriso papale mi spiega che gli alti e bassi fanno parte della vita.

Cazzo….
Tanto vale uscire a comprarsi un cartone di birre, ci scommetto la palle che sapranno tirarmi su meglio di qualsiasi frase tratta da qualche aforisma di osho.
Cercare l’empatia mi terrorizza.
Mettere al corrente le persone di un eventuale malessere interiore o fisico è ormai diventato un rischio.
Il rischio di sentirsi rispondere con un sorriso di merda e una frase comperata al supermercato delle banalità, secondo scaffale a sinistra vicino ai detersivi, ne basta una goccia e vi pulite la coscienza.
Hai messo a posto tutta la casa poi sei uscita portandoti via l’accendino e io ho fatto un casino pazzesco per cercarlo che ora la casa fa più schifo di prima.
Non l’ho trovato, ho la sigaretta spenta e sono incazzato.
Poi do un occhiata per terra e spunta un meraviglioso accendino azzurro.
Lo amo.
Lo amo come si ama chi in silenzio sa darti quel fuoco di cui hai bisogno.
Cercasi donna capace di essere come l’accendino introvabile mentre la tua sigaretta in bocca aspetta di essere accesa e tu hai una fottuta voglia di trasformare in fumo tutta la merda che hai dentro.