Treno Regionale Parma-Milano

Seduto sul treno regionale Parma-Milano con il mio cane.
Vicino a me si siede una signora.
Gioca qualche minuto col cane. Poi tira fuori dalla borsa il portafoglio, prende tre euro e fa per darmeli.
“Li usi per mangiare qualcosa e per dare da mangiare al suo meraviglioso cagnolino.”
Io la guardo imbarazzato e le dico che è molto gentile ma non è il caso.
Poi con moto d’orgoglio le dico:
“Non si lasci ingannare dalle apparenze.”
“E’ sicuro di non volerli?”
“Si Signora sono sicuro.”
E per la prima volta in via mia sono stato visto come un uomo che ha bisogno dell’elemosina.
Mi sono guardato cercando di capire cosa potesse dare questa impressione.
Avevo scarpe strane con frange stile indiano, i jeans avevano un buco sulle ginocchia e la giacca militare non era il massimo della pulizia.
Ma non poteva essere questo a dare l’impressione che avessi bisogno di aiuto per mangiare.
Forse era la barba, lo sguardo, o magari la tristezza dei miei occhi che riflettono ancora la perdita della mia baby.
Magari tutte queste cose insieme hanno fatto di me un umano apparentemente senza casa che vive viaggiando sui treni regionali in compagnia di un barboncino spettinato.
Avrei dovuto chiederlo a lei, alla signora, prima che scendesse.
Avrei dovuto chiederle come aveva fatto a capirlo.
Di una cosa sono sempre andato fiero, ed è la mia capacità di nascondermi.
Smascherato sono tornato a casa con la vergogna di chi camminando nudo non trova più angoli dietro i quali nascondersi.

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