Mi sono scelto chi mi legge


Mi sono scelto chi mi legge.
Voi non lo sapete ma siete il risultato di una selezione naturale.
Ho eliminato vagonate di stronzi, tutti quelli che davano consigli stupidi, psicanalisti improvvisati e amanti della grammatica perfetta.
Siete rimasti voi.
Ad alcuni piace tutto quello che scrivo persino le stronzate.
Altri sono più critici ma ogni tanto riesco a colpirli nel cuore.
La maggior parte di voi rimane in silenzio, nascosta, mi usa come passatempo magari al cesso mentre sta cagando.
Ma siete le persone da cui mi piace essere letto.
Fondamentalmente ogni volta che scrivo qualsiasi cosa io lo faccio sperando che qualcuno di voi lo legga.
Non è narcisismo ma il gusto infantile di mostrare un disegno al maestro sperando che mi gratifichi con una carezza.
Non siete molti, ma siete i migliori, i migliori per me.
Non avendo mai avuto la necessità di convincere nessuno preferisco essere letto da chi non ha bisogno di essere convinto di nulla.
Diciamo che vi ho scelto semplicemente perchè riconosco in voi l’appartenenza alla stessa tribù a cui appartengo io.
Il nome della tribù non lo sappiamo, ma sappiamo con certezza che nella nostra tribù non entrano spocchiosi fighettini e tantomeno fighe di legno, nella nostra tribù non c’è posto per chi si allunga il cazzo mostrando il suo reddito, e tantomeno vi troverete ipocriti progressisti con il complesso di superiorità.
Nella nostra tribù siamo tutta gente normale, casini da affrontare, bollette da pagare e sopravvivenza da guadagnare giorno per giorno così come fa l’animale selvatico nella foresta dove oggi si mangia e domani chissà.
Credetemi, forse non ci avete mai fatto caso, ma io ho scelto da chi farmi leggere e non importa quanti siete.
Quello che conta è che ciò che scrivo sia letto da gente che stimo e non da una massa di stronzi addomesticati.
Buonanotte gente.

Treno Regionale Parma-Milano

Seduto sul treno regionale Parma-Milano con il mio cane.
Vicino a me si siede una signora.
Gioca qualche minuto col cane. Poi tira fuori dalla borsa il portafoglio, prende tre euro e fa per darmeli.
“Li usi per mangiare qualcosa e per dare da mangiare al suo meraviglioso cagnolino.”
Io la guardo imbarazzato e le dico che è molto gentile ma non è il caso.
Poi con moto d’orgoglio le dico:
“Non si lasci ingannare dalle apparenze.”
“E’ sicuro di non volerli?”
“Si Signora sono sicuro.”
E per la prima volta in via mia sono stato visto come un uomo che ha bisogno dell’elemosina.
Mi sono guardato cercando di capire cosa potesse dare questa impressione.
Avevo scarpe strane con frange stile indiano, i jeans avevano un buco sulle ginocchia e la giacca militare non era il massimo della pulizia.
Ma non poteva essere questo a dare l’impressione che avessi bisogno di aiuto per mangiare.
Forse era la barba, lo sguardo, o magari la tristezza dei miei occhi che riflettono ancora la perdita della mia baby.
Magari tutte queste cose insieme hanno fatto di me un umano apparentemente senza casa che vive viaggiando sui treni regionali in compagnia di un barboncino spettinato.
Avrei dovuto chiederlo a lei, alla signora, prima che scendesse.
Avrei dovuto chiederle come aveva fatto a capirlo.
Di una cosa sono sempre andato fiero, ed è la mia capacità di nascondermi.
Smascherato sono tornato a casa con la vergogna di chi camminando nudo non trova più angoli dietro i quali nascondersi.

Libertà è la ragazza nell’ultimo banco


Libertà è la ragazza nell’ultimo banco, l’amore di quando andavo a scuola, quella che non mi ha mai notato fino a quando non ho tirato un pugno di rabbia contro il muro e mi ha chiesto se avevo voglia di uscire con lei.
Quella notte che abbiamo fatto l’amore lei fumandosi una sigaretta dopo avermi fatto godere mi ha detto che era solo una scopata.
“Non farti ingannare dall’illusione di poter possedere la libertà, mi concedo quando ne ho voglia e l’unica cosa che puoi possedere di me è il ricordo dei miei vestiti sul pavimento e del mio corpo sopra di te.”
Io la guardavo come si guarda una dea che si è tolta le ali per potersi sdraiare accanto a me e insieme guardavamo il soffitto cercando macchie di umidità che assomigliassero a costellazioni lontane.
La possedetti molte volte nella mia vita, sempre vedendola apparire inaspettata, io invecchiavo lei era sempre la stessa, cambiava solo il vestito e il modo di spogliarsi.
A volte indossava solo un cappotto e sotto nulla, quando faceva freddo veniva così vestita che era più il tempo che ci metteva a spogliarsi che quella passato ad amarsi, d’estate girava nuda per casa e adorava restare alla finestra facendo nodi alle tende per disegnare ombre sul letto.
Il ricordo più bello che ho di libertà è quando io restavo fuori a guardare il paesaggio e lei dentro preparava un caffè.
Sembravamo una famiglia, qualcosa che potesse non finire mai.
Improvvisamente scompariva lasciando il suo profumo sui cuscini e il cammino delle orme dei suoi piedi bagnati dalla doccia alla camera da letto.
Mi sono innamorato di Libertà ogni volta che l’ho vista e ogni volta ho sofferto nel vederla scomparire.
Ho cercato tutta la vita le parole giuste e le cose da fare per farla restare arrivando a capire che c’è solo un modo per farla tornare.
Farle credere che si è liberi anche senza Libertà, non darle l’impressione che sia necessaria ed amarla, nascondendo l’amore, amplificando la passione come se ogni volta fosse l’ultima, come se ogni sua carezza fosse il preludio alla fine.
Libertà si innamora di chi riesce ad amarla senza cedere al desiderio di possederla.
Vederla andare via senza chiamarla è il segreto per continuare a sperare che tornerà.

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