UNA VOLTA

una volta vivevo in un auto
al casello di Bereguardo
ottima posizione per vedere le stelle
auto accesa e riscaldamento al minimo
la radio accesa al minimo del volume
sembrava il capolinea di tutte le mie corse
la sveglia era il sole che mettevo a tacere
infilando la testa sotto la giacca
una volta invitai nella mia casa parcheggiata
una ragazza norvegese scappata di casa
mangiammo due pizze prese all’autogrill
passammo una serata meravigliosa
osservando il volo di un cormorano
e baciandoci come liceali
rifugiati nell’auto del padre
passammo la notte nella Volvo Station Wagon
separati dal cambio con le mani unite
e una coperta da dividere in due
una volta ero cosi’ disperato
che pensavo di meritarmelo
e nel cercare le mie colpe
incontrai chi mi amò davvero
condividendo con me un auto
e la ricerca di monetine sotto i sedili
poi lei tornò in Norvegia
io trovai un lavoro
vendetti la Volvo di mio padre
comperai un Suv nuovo
trovai una casa
e smisi di cercare le monetine
sotto il sedile dell’auto
una volta sono stato felice
oggi
non lo sono piu’

HO SMESSO DI CREDERE IN DIO

Ho smesso di credere a dio quel giorno che lo vidi per strada.
Lo chiamai e lui dopo essersi girato l’unica cosa che seppe dirmi è che si dispiaceva ma era solo uno che gli assomigliava.
Ho smesso di credere all’amore quando dopo averlo visto che mi seguiva mi sono fermato per farmi raggiungere e anche lui, bastardo, si è fermato.
E’ li’, a qualche metro da me, che mi segue come un detective che vuole scoprire chi sono sperando di non essere visto.
Ho smesso di credere alle donne da quando ho capito che quello che vogliono da me non è ciò che sono ma ciò che pensano io sia.
Ho smesso di chiedermi se andrà bene o no da quella volta che andò benissimo e non bastò a rendermi felice perché il successo alla fine non è altro che la malinconica fine di un viaggio.
Ho smesso di bere, di fumare e di sperare di essere amato, mi è rimasto il sospetto che la solitudine sia un dono che nessuno apprezza perché viene regalato senza che si sappia cosa ci sia da festeggiare.
Ho smesso di aspettare, aspettare qualsiasi cosa, lascio che la vita mi venga incontro, possibilmente che sbatta contro di me, come due bambini che giocano a mosca cieca sbirciando dalla benda.
Ho smesso quasi tutto ma non di credere che ci sia un treno, un aereo o una strada che porti in quel luogo dove tu mi stai aspettando con uno zaino consumato dalla vita che non hai mai avuto paura di vivere.
Prenderò te per mano, raccoglierò il tuo zaino e ce ne andremo via dove le strade non hanno un nome, i luoghi non hanno coordinate e ci si può perdere senza il rischio di venire trovati.

L’ANIMA FUGGE DI NOTTE

L’anima di notte fugge dalla finestra e va in tutti quei posti dove le sarebbe proibito andare.
Poi torna senza fare rumore e si infila sotto le coperte come se nulla fosse successo pronta a farci credere di aver dormito come un sasso.

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COSA VOLETE CHE SCRIVA?

Cosa volete che scriva?
Sono solo combinazioni di parole.
L’abilità del bambino di costruire case con i lego non è molto diversa da quella di chi vuole costruire una realtà usando le parole.
Lettere e mattoncini per costruire realtà parallele.
Posso fare qualsiasi cosa.
Far credere di essere innamorato, o che lei lo sia di me, posso immaginarmi sull’orlo di un dirupo o perso in qualche mondo fantastico.
Quando lei mi vide la prima volta pensò;
“Questo è un imbecille.”
Conoscete sfida più’ eccitante che far innamorare di voi una donna intelligente che vi reputa degli idioti?
Bisogna far tesoro dei ricordi avendo la capacità di riviverli come se fossi nella prima fila di un teatro dove lo spettacolo è la tua vita e tu ne sei uno spettatore entusiasta.
Fare l’amore è banale, ricordarlo è sublime.
L’ultima nota della “Moonlight” di Beethoven sembrava non finire mai.
Si è dispersa nell’aria come vidi disperdersi uno sciame di rondini in una pianura del Texas.
Socchiusi gli occhi per vederle fino all’ultimo e l’ultima sparì dietro un albero solitario.
Mi viene più facile credere a qualcosa di unico che ho visto ed è poi scomparso che a ciò che è possibile ma non è ancora accaduto.
Senza aspettative il vento rincorre una direzione con l’unica accortezza di non andare a sbattere contro se stesso.
Cosi’ faccio io.

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QUESTO TEMPO

Questo tempo umiliato, vissuto nella speranza che passi il più veloce possibile, tempo non riciclabile, unico come il tempo più prezioso, trattato come un ospite non voluto.
Questo tempo di cose che non si possono fare, di parole che non si possono dire, di amori tenuti a distanza e di rabbia tenuta dentro:
Questo tempo riempito di paura, ignorato dai vigliacchi, tempo che i più’ coraggiosi nascondono al nemico che lo sta cercando, tempo che si fa finta di non vedere per non vederlo vuoto.
Il tempo che sacrifichi per avere più tempo da vivere.
Il tempo che hai sprecato perdendo tutti i treni che sono arrivati in orario per poi prendere l’unico arrivato in ritardo e lamentarti perché non c’era nessuno ad aspettarti all’arrivo.
Questo tempo che date per scontato come se fosse una puttana che basta pagare per possederla senza prendere in considerazione il fatto che la puttana guadagnati abbastanza soldi per aprirsi un bar cambia numero e vi manda a fare in culo.
Io amo questo tempo e odio chi cerca di portarmelo via, non c’è paura che meriti di fottermi il mio presente.
L’uomo non ama più perché amare richiede il coraggio di un guerriero senza spada e senza scudo che decide di combattere disarmato per dare al tempo quella dignità e quel senso che lo trasforma da tempo perduto a tempo vissuto.

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NON HO IL POTERE

Non ho il potere di cancellare tutti i coglioni che ti hanno bruciato il desiderio di essere amata, fondamentalmente le donne cercano con cura merde da pestare per poi lamentarsi di averle incontrate sulla loro strada.
Ne fanno le spese quelli che le avrebbero amate davvero relegati al ruolo di rompicoglioni romantici.
Io ho trovato la soluzione amando me stesso e regalandomi per Natale la scomparsa della pancia per il gusto di fotografarmi a 57 anni con il corpo e i pensieri di un giovane Holden che spera ancora di trovare la compagna di viaggi perfetta.

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MAI VINTO NULLA

Mai vinto nulla in vita mia.
L’unica medaglia fu quella di consolazione in una gara di sci.
Era la tipica medaglietta che davano a tutti.
Poco tempo fa ho ritrovato questa foto e guardandola mi e’ venuto in mente che, anche se la davano a tutti, quella medaglia di consolazione mi aveva reso felice.
Erano i tempi in cui vincere non era cosi’ importante, era bello essere al blocco di partenza e scendere pensando solo ad arrivare in fondo.
Una gara era un modo per giocare, vincere era una cosa troppo serie per essere divertente.
La sera prima di addormentarmi ricordo che misi la medaglietta sotto il cuscino, per un bambino quello è il posto piu’ sicuro.
La mattina dopo,ancora nel dormiveglia, la mia piccola mano striscio’ tra i capelli, si infilo’ sotto il cuscino e l’afferro’.
La strinsi forte con tutta quella gioia che hanno i bambini quando stringono una moneta.
Lasciapassare momentaneo per il mondo dei grandi.
Poi mi svegliai, feci colazione, mi preparai e andai a sciare tenendola bene in vista sul collo.
Ero un vincitore che non aveva mai vinto, e forse lo sono ancora.
Per questo, ancora oggi, prima di addormentarmi da solo passo la mia mano sotto il cuscino e la chiudo a pugno afferrando il nulla ed è come se stringessi la mano della ragazza che deciderà di scegliermi affascinata dalla mia capacità di essere un perdente felice.

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L’AMORE è

L’amore è come la neve
quando accade è stupendo
quando si scioglie
diventa fango
e quando è svanita
ne rimane la nostalgia.

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LA VORREI COSì STUPIDA

La vorrei cosi’ stupida
da non avere certezze.
e che alla domanda: Noi chi siamo?
Risponda: Noi chi?
La vorrei stupida
ma cosi’ stupida da non finire mai di meravigliarsi
di fronte alle meraviglie della natura
e che di fronte ai comizi di un idealista
non abbia il pudore di dire:
Scusa sai dov’è il gabinetto che mi scappa da pisciare?
La vorrei talmente stupida
da non saper distinguere Chanel da Louis Vuitton
e che incapace di adattarsi ai tempi
provi ancora nostalgia per i franchi, le corone e le dracme greche.
Stupida come una donna
che di fronte a un piatto della nouvelle cuisine
mentre l’uomo di fronte le versa un bicchiere
di Brunello di Montalcino
le venga il pensiero che
avrebbe preferito un panino al salame.
La vorrei stupida
che non sappia chi è Osho
e se qualcuno le chiede: “In cosa credi?”
Lei risponde:
“Non credo in nulla ma spero in molte cose.”
La vorrei cosi’ stupida
da non sentire alcuna appartenenza
incapace di fare qualcosa per piacere
ma capace di far tutto per il piacere.
La vorrei cosi’ stupida
da non riuscire a finire un libro di merda
incazzata per aver buttato via dei soldi
ma incapace di buttare via il suo tempo.
La cerco cosi’ stupida
da preferire gli artigiani agli artisti.
Così stupida da preferire di faticare
camminando in montagna
piuttosto che stare un intera vacanza
col culo immobile su una spiaggia.
La desidero stupida
ma cosi incredibilmente stupida
da non riuscire ad amare
un uomo capace
di convincere una donna ad amarlo.
Stupidamente attaccata
all’amore per se stessa
da trovare stupido
farsi del male per amore.
La vorrei cosi’ stupida
da riconoscere in me
un uomo stupido come lei
e insieme stupidamente
ce ne andremo per il mondo
a cercare la tribù degli stupidi
salutando questo mondo di geni
cosi’ intelligentemente infelici.

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GAMBE GROSSE CULO SODO

ho le gambe grosse e il culo sodo
le sedie di legno non mi fanno paura
anche se il viaggio dura tre giorni
senza sapere se quando arriverò
tu sarai ancora li ad aspettarmi
ricordi, ero l’unico non truccato
alla parata di halloween
e tu hai pensato fosse
un travestimento geniale
da impiegato delle poste
ne abbiamo riso tutta la notte
ridevamo anche facendo l’amore
poi tuo padre ha deciso che nel west
ci fossero più occasioni
per un venditore di cotone
e mi hai lasciato al freddo
facendomi giurare che nessuna
nessuna mi avrebbe scaldato se non te
mille lettere, milioni di parole
e infiniti secondi nell’attesa
di vederle arrivare
fino all’ultima
l’altro ieri
dove hai scritto solo un indirizzo
non potevo risponderti con parole
ma solo salendo su un treno che va verso West
a mia madre ho detto che vado verso il mare
a mio padre ho detto che vado verso l’oro
a me stesso ho detto che vado a catturare il destino
come fosse un cervo che ti invita a seguirlo
perché lui sa dove si trova il fiume
quando hai finito da bere