La vorrei cosi’ stupida
da non avere certezze.
e che alla domanda: Noi chi siamo?
Risponda: Noi chi?
La vorrei stupida
ma cosi’ stupida da non finire mai di meravigliarsi
di fronte alle meraviglie della natura
e che di fronte ai comizi di un idealista
non abbia il pudore di dire:
Scusa sai dov’è il gabinetto che mi scappa da pisciare?
La vorrei talmente stupida
da non saper distinguere Chanel da Louis Vuitton
e che incapace di adattarsi ai tempi
provi ancora nostalgia per i franchi, le corone e le dracme greche.
Stupida come una donna
che di fronte a un piatto della nouvelle cuisine
mentre l’uomo di fronte le versa un bicchiere
di Brunello di Montalcino
si dica senza dirlo:
Avrei preferito un panino al salame.
La vorrei stupida
che non sappia chi è Osho
e se qualcuno le chiede: “In cosa credi?”
Lei risponde:
“Non credo in nulla ma spero in molte cose.”
La vorrei cosi’ stupida
da non sentire alcuna appartenenza
incapace di fare qualcosa per piacere
ma capace di far tutto per il piacere.
La vorrei cosi’ stupida
da non riuscire a finire un libro di merda
incazzata per aver buttato via dei soldi
ma incapace di buttare via il suo tempo.
La cerco cosi’ stupida
da preferire gli artigiani agli artisti.
La desidero stupida
ma cosi incredibilmente stupida
da non riuscire ad amare
un uomo capace
di convincere una donna ad amarlo.
Stupidamente attaccata
all’amore per se stessa
da trovare stupido
farsi del male per amore.
La vorrei cosi’ stupida
da riconoscere in me
un uomo stupido come lei
e insieme stupidamente
ce ne andremo per il mondo
a cercare la tribù degli stupidi
salutando questo mondo di geni
cosi’ intelligentemente infelici.
piovoso
te l’avevo detto ma non mi ascolti mai
hai una sigaretta?
ma non hai smesso?
ne ho bisogno per scrivere
l’umidità mi entra nelle ossa e mi fa venire brividi di freddo
tutti dovrebbero avere un buon paio di cuffie
perché?
per non sentire le stronzate che dice la gente
tu non ami la gente
no
ami troppo te stesso
forse
più la chiami e meno viene
basta che uso quegli stuzzichini di merluzzo e vedrai come viene
cosi’ non vale
è una gatta, tutti i gatti sono così
sei sicuro di uscire in bicicletta
si
e se ti bagni
se mi bagno poi mi asciugo
perché ogni volta che torno in questa casa tutti mobili sono spostati?
mi annoio facilmente, persino della disposizione dei mobili
non ti sei ancora annoiato di me?
ci vediamo poco
lo sai vero?
cosa?
sei uno stronzo, e non sai fare l’amore
davvero?
sai scopare ma non sai fare l’amore
qual’è la differenza?
visto, non sai nemmeno la differenza
il frigo è vuoto
vai a comperare qualcosa
ho solo 10 euro in tasca
te li do io
lascia stare, c’è una scatola di tonno
tutti questi libri li hai mai letti?
uno su 10
gli altri?
gli altri mi hanno rotto i coglioni già dalla prefazione
andiamo su
perché?
perché ne ho voglia
ma io non so fare l’amore
ho voglia di scopare
io no, io voglio andare a fare un giro in bicicletta
dove vai?
in lavanderia a lavarmi l’anima
tu sei una merda
esco
a volte il diavolo mi rompe i coglioni, lo fa facendo apparire al contrario le parole che scrivo
lo fotto scrivendo:
i topi non avevano nipoti
e per quanto si sforzi il diavolo pur rivoltandone le lettere si ritrova sempre di fronte al fatto che
i topi non avevano nipoti
con questo semplice stratagemma mi libero di lui che esce dalla stanza bestemmiando
mai una volta che chiuda la porta, mi tocca seguirlo per evitare che il gatto ne approfitti per scappare
tornato al mio posto vedo su un giornale on line delle foto di coglioni sorridenti orgogliosi di passeggiare su un tappeto rosso all’inaugurazione di una mostra d’arte
quanto rende felici la celebrità
quanto tempo si passa davanti allo specchio per essere pronti per la passerella, quante preoccupazioni su un vestito scollato che è stato pagato per renderti più figa e desiderabile di chi è passata prima e di chi passerà dopo
nella mia condizione di decaduto ringrazio chi ha messo il materasso evitandomi il dolore di un trauma all’osso sacro
ne avrei di storie da raccontare ma chi ci crederebbe
sono solo la scia di una stella
la bava di una lumaca
l’impronta di un lupo
quel che resta del vento è la mancanza di vento
ma ne avrei di storie da raccontare
come quando schiudendomi mostrai lo sguardo e lei ne approfittò per entrarci dentro con un battello che batteva bandiera pirata e quando mi dichiarò guerra io mi arresi convinto che fosse meglio meglio vivere recluso nelle sue prigioni che libero nei miei deserti
fondamentalmente
ogni fiore che sboccia è una storia finita
Se volando attorno alla terra ti accorgessi di quella trottola che gira sul tetto dell’universo cosa faresti?
Avvicineresti il dito per anticiparne la caduta o te ne staresti li a contare i secondi che mancano alla fine?
Tu, tu, tu sei incline a credere che l’amore possa dare un senso. Per questo giri con un cartello appeso al collo sul quale è scritto:
Amatemi.
In cambio vi donerò la mia convinzione di essere diverso da tutti gli altri.
Notate il sorriso ironico, la camicia aperta sul petto, i mocassini e i jeans stirati?
Notate l’abbronzatura, intravedete il lavoro che mi permetterà di darvi un po’ di tranquillità?
Non chiedetemi di scrivervi una poesia chiedetemi di intestarvi una casa.
La cosa piu’ divertente del vivere è scoprirne le regole.
Non vi dico nulla.
Divertitevi.
Portate in giro i vostri ideali al guinzaglio, non dimenticatevi l’antipulci, e se sporcano per strada abbiate la decenza di pulire.
Quello che mi piaceva di lei è che mi faceva pensare che fosse tutto vero.
Vero il fortino, veri i soldatini, vero l’attacco e vera la difesa.
E quando qualcuno cadeva colpito lo si raccoglieva con lo sguardo adatto alla gravità della situazione, e se avessi saputo suonare il silenzio con la tromba lo avrei fatto.
In piedi con la mano destra portata rapidamente e rigidamente alla fronte.
Non si scherza con la morte, nemmeno se è per finta.
Un giorno mi chiese di dirle qualcosa che lei non sapeva e io le dissi che nell’angolo della stanza apparve una luce blu che illuminava tutto l’ambiente, era sospesa a mezza altezza e fluttuava come in preda a un vento imprigionato in quattro mura.
Giura.
Giuro.
Mi abbraccio’ e appoggio’ la sua testa sul mio petto, le accarezzai i capelli e li annusai, li annusai fino a scoprire che non è vero che gli odori dopo un po spariscono.
Lo sento ancora. Quell’odore di grano. E non lo dimenticherò mai.
Non ci vuole molto ad essere indimenticabili.
Basta passare un giorno senza dire una coglionata.
Un giorno solo.
Andare in giro per la città, guardare le vetrine, mangiare insieme, fare la spesa e fare l’amore e accorgersi prima di spegnere la luce che non hai detto nemmeno una coglionata e guardarti come se fossi un miracolo.
Sei un miracolo.
Saresti un miracolo.
Ti ricordi quando faticavi come un cane per arrivare in cima alla salita a piedi, ci mettevi piu’ di mezz’ora e poi con la bicicletta venivi giu’ senza frenare e ci mettevi 35 secondi ad arrivare a tre centimetri dal muro.
Schiacciavi il freno anteriore si abbassavano le forcelle e derapavi lasciando che la ruota posteriore si appoggiasse al cemento.
Li hai conquistati cosi’.
Senza dire nemmeno una parola.
E Lei non sapeva che lo facevi solo per Lei.
Giro con un plettro in tasca nel caso qualcuno abbia una chitarra.
Giro con una penna nel caso mi venga voglia davanti a un foglio di carta.
Ma la cosa fondamentale è che giro.
Come le pale di un mulino a vento pompando acqua con il quale nutro tutti i fiori del tuo giardino.
Ti meravigli di come possano non appassire nonostante non piova da una vita, e non ti accorgi che sdraiato in mezzo ai girasoli spunta il mio cappello nero.
Nascondersi non è mai una scelta. Cercare è la scelta.
Mi lasci il tuo sguardo stupito prima di rientrare in casa.
Il mio sguardo si perde nello sguardo del falco che cerca un topo.
Sai.
Sai a volte ti fai domande solo per darti risposte.
E le risposte sono quelle di cui hai bisogno.
E cio’ di cui hai bisogno è di credere che ci sia sempre una ragione.
E la ragione è il serpente che mangia il topo un attimo prima che lo faccia il falco.
Ma la campagna è piena di topi, nessuna picchiata è inutile.
La vita è un continuo allenamento, di inutile c’è solo la rinuncia a vivere.
Meglio perdere una donna che il tabacco in mezzo alla prateria.
Una pipa che non puoi fumare ti ricorda di quanto tu sia inutile, più di quanto possa farlo una donna.
Sei un paesaggio che nessuno guarda, un paio di calzini che nessuno indossa, un fuoco su cui nulla brucia.
Quando il bisonte si accorse di me io feci finta di non vedere che lui era un bufalo albino e lui non fece nessuna smorfia dopo aver visto che ero scalzo.
E giocammo a darci un senso.
Non lasciatevi ingannare dalla foto.
Un secondo dopo io mi stavo allontanando e lui non si mosse riflettendo su come il mio coraggio durasse l’attimo di una fotografia.
Fu quell’attimo a farmi compagnia per 120 miglia prima di trovare un 7-Eleven e poter comperare del nuovo tabacco.
dio maiuscolo o minuscolo
nel caso esista credo non si preoccupi di questo
Dio o dio
è la parola che porta fuori strada
cosa vuol dire una parola
un suono
un idea
non pensate che ci voglia ben altro
per arrivare solo a sfiorare
il motivo
per cui ogni giorno c’è chi subisce
c’è chi gode
c’è chi vive
e c’è chi muore
senza un apparente ragione
almeno che non ci si accontenti
ed io mi accontento
di ascoltare Chet Baker
che suona
Chet che di sicuro ora sa cosa c’è di vero
in tutto questo parlare
di dio o di Dio
un pomeriggio in attesa che la lavatrice della lavanderia mi finisse di lavare i pantaloni e le magliette sporche seduto sull’uscio di casa mentre fuggivo come una lepre che si è messa d’accordo con la volpe per convincerla a correrle dietro cercando di dare un senso alla vita attraverso il tentativo di crearsi un alibi che giustificasse la fuga facendo finta di non sapere che io sono lepre e volpe, freno ed acceleratore, benzina e serbatoio e tu eri un traguardo posto cosi’ lontano da non correre il rischio di raggiungerti mentre lo scrittore raccontava di quando passava i pomeriggi nascosto sotto il tavolo della cucina innamorato delle ginocchia della cuoca
se tutto avesse un senso forse non avrebbe più senso il tutto
Buonanotte
me ne sto su questa spiaggia di fronte a Marina Del Rey con le scarpe piene di sabbia ma la sabbia non mi ha mai dato fastidio mai sentito l’esigenza di fare una doccia dopo una giornata al mare la salsedine mi fa un piacevole solletico e poi posso succhiarmi il braccio e salarmi le labbra mi piace vedere la gente correre sono un appassionato dello sforzo fisico altrui come se l’esercizio che mi riesce meglio sia quello di guardare in che direzione vanno le vite degli altri sorseggiando una bottiglia d’acqua minerale ho smesso di bere una vita fa quando improvvisamente mi ritrovai a bere del Jack Daniel dalla bottiglia e mi domandai in quale cazzo di strada di merda mi stessi incamminando smisi da un giorno all’altro sono un esperto nello smettere smettere di credere a tutte quelle stronzate su dio smettere di credere ai giornalisti smettere di fumare smettere di guardare dalla finestra la vicina che camminava nuda smettere persino di immaginare cosa accade quando si crepa molto meglio sedersi su questa sabbia calda che si adatta perfettamente al mio culo e smettere di pensare ma smettere di pensare non è facile e se ci provo mi ritrovo a pensare al ricordo di lei che di fronte a una folla di diecimila persone cercava me che mi ero allontanato per andare a pisciare mi confessò che ebbe paura di avermi perso quando le dissi che non mi avrebbe mai perso rise come si ride di uno scampato pericolo e ora ha una figlia che va all’università e non è figlia mia e probabilmente manco si ricorda perché i ricordi fuggono per non darti la possibilità di pensare che forse hai sbagliato tutto e non puoi ricominciare domani dicono che piova e se piove torno al mare parcheggerò’ dove non ci sono alberi per sentire la pioggia battere sul tetto e provare a stare sveglio immaginando di sognare
Ieri sera tornando a casa mi volto verso la vetrina di un negozio di giocattoli e vedo una volpe che mi osserva.
La prima cosa che ho pensato è che sarebbe stata un ottima compagna di viaggio e avrebbe dato un tono all’ambiente.
Ed oggi eccola qua seduta di fianco a me.
E si va…
Ho trovato in una scatola la foto di mia madre.
Una foto ingiallita.
Ho deciso di colorarla.
Colorare da adulto la propria madre bambina è stato come fare un salto mortale atterrando sulle ginocchia di fronte al tempo che simile a un dio invecchiato ti chiede come tu ti sia permesso tanta arroganza.
Ciò che il tempo scolorisce possa l’uomo non colorare.
Ma disubbidire mi fa stare bene, il tempo ha sorriso e mi ha lasciato andare.
E ora mia madre è a colori e io in bianco e nero.
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