Riempire i giorni di ricordi

Riempire i giorni di ricordi.
Un vizio.
Dare al tempo un peso specifico, creare un rapporto tra l’istante e ciò che accade.
E muoversi, come se muoversi fosse un modo per non farsi trovare.
Oggi è stata un giornata sulla strada, trecento chilometri per andare e trecento per tornare.
Destinazione Fort Union a Williston.
E sulla strada ho incontrato mucche che attraversano tranquillamente la strada mentre un toro le osservava con desiderio dietro un recinto.
Pioggia e sole, temporale che dura tre minuti, sole alle spalle e nuvole nere di fronte, i colori che saturano nel contrasto della luce con il fondale scuro.
Due bisonti che mangiano senza nemmeno degnarmi di uno sguardo.
Un infinito treno.
Piccoli torrenti che si sono scavati una fossa lunga come il mio sguardo.
Trivelle per estrarre il petrolio.
Nel forte ci sono personaggi provenienti dal passato che mi avvertono del fatto che gli indiani
scambiavano le loro pellicce con:
Forbici
Orecchini
Coltelli
Coperte
Collane veneziane
Pipe
Alcolici
e cappelli a tuba.
Andavano matti per i cappelli a tuba.
Niente dollari.
Del resto che ci avrebbero fatto con i dollari.
Al ritorno, a poche miglia da Medora scoppia l’arcobaleno.
Sembra un esplosione di colori che sale lentamente verso il cielo e scompare all’interno di una nuvola.

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