Suona sto cazzo di Banjo

Suona sto cazzo di Banjo.
La macchina percorre la citta’ in notturna.
E vai…mettiamoci nel traffico…tutti in fila ognuno verso la sua destinazione.
Ah coglione vuoi accelerare, che cazzo stai a guardare tutte le troie che trovi sul marciapiede.
Lo sorpasso e lo guardo con espressione schifata.
Puttaniere di merda.
Tu Arlo suona fino a che non ti vengono i calli sulle mani.
Io credo che ci siano uomini che abbiano capito qualcosa ma non lo hanno mai detto per paura di essere presi per pazzi.
Anzi, ne sono certo, che se intuisci “la verita’” e’ molto meglio che la taci.
Per carita’ “Lei” vorrebbe che la dicessi in giro ma solo per il gusto sadico di vedermi deriso da questo mondo pieno di coglioni.
Una tipetta mi ha scritto ieri:
“ti consiglio vivamente di non confonderti ai grandi della filosofia e della psicologia, poichè nei loro concetti non è mai apparsa una parolaccia e tanto meno hanno mai mandato a quel paese una donna!! buone feste e addio”
Carina vero?
Due settimane prima mi aveva scritto:
“Non immagini quanto tu mi piaccia………. fortuna ke posso almeno fantasticare su di te!!!!! Un grande kiss, da una ventisettenne”
Cosi’ va il mondo.
Ci sono abituato.
Per questo tendo a non cercare di confermare le aspettative della gente.
Sto nel mio mondo, che poi non assomiglia a un mondo ma ad un appartamento che contiene tutto l’indispensabile per la sopravvivenza.
Compreso scatolette di salmone che con il limone sono buonissime.
Non le scatolette…il salmone.
C’è sempre questo rischio che si confonda il contenitore col contenuto.
Invidio quelli che non si pongono domande.
Probabilmente non hanno sviluppato quel senso da cercatore d’oro che si sviluppa in chi nasce accanto a un fiume che manda bagliori incomprensibili.
Ma ammettiamolo.
La gente mi annoia.
La loro previdibilita’ e’ disarmante.
I meccanismi degli umani sono simili a quelli dei personaggi virtuali che si trovano in qualsiasi gioco di simulazione della realta’.
Ormai si sa che a una determinata azione corrisponde una reazione.
Sono simili ai topi da laboratorio.
Dagli uno stimolo e avrai una risposta.
Questa prevedibilita’ e’ sfruttata da tutto il mondo della comunicazione e piu’ in particolare dalla comunicazione pubblicitaria.
Non c’è bisogno di comunicare al “singolo”, si spara al target, alla massa di coglioni che visto il formaggio non esitano ad entrare nella gabbia.
Visto da fuori questo brulicare di “topi” a due zampe puo’ mettere tristezza a meno che non ci si renda conto di essere esseri illuminati.
Per illuminati non intendo il fatto di non amare il formaggio, ma la decisione di rinunciarvi per non finire in trappola.
Vogliamo parlare di donne?
Sono di una noia mortale.
E lo sono anche quando ci fai l’amore.
Ultimamente mi e’ capitata una serie di femmine che a letto sussurrano:
“Scopami…scopami….scopami…o per variare…. fottimi…. trombami… spaccami… prendimi… ecc… ecc….”
Io li sopra (o sotto) a questi animaletti frementi non posso fare a meno di sentirmi un coglione.
Le guardo con i loro occhi strabuzzanti, le loro espressioni godereccie, le loro smorfie eccessive di piacere e mi chiedo…ma che cazzo sta succedendo.
Non era cosi’.
Quando ero piccolo non era cosi’.
Io mi ricordo com’era quando facevo l’amore da ragazzo.
Non mi urlavano di scoparle, non strabuzzavano gli occhi, non facevano smorfie assurde.
Si faceva l’amore.
Semplicemente.
C’era qualcosa di naturale che oggi non c’è piu’.
Oggi l’umano ha preso il sopravvento sull’animale.
E l’umano e’ eccessivo, sovrastrutturato, perverso di una perversione che e’ il sintomo che non si gode piu’ di cio’ che dovrebbe essere naturale ma si cerca il piacere in fantasie ridicole e finte.
Penso a tutto questo mentre percorro una strada che mi porta a un negozio di oggetti tecnologici.
Compro una cassa bluetooth.
Torno a casa, la metto di fianco al letto.
Vado sotto le coperte e seleziono una registrazione di suoni della natura.
Un fiume che scorre, anatre e rane, e poi pioggia.
E mi addormento.

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