Mi Piacerebbe

Mi piacerebbe spiarti quando stai per andare a dormire.
Vedere come ti svesti, cosa metti come pigiama, guardarti mentre ti strucchi e ti lavi i denti e dove metti lo spazzolino e poi prima che spegni la luce vedere i libri che hai sul comodino.
Mi piacerebbe essere una di quelle farfalle notturne affamate di luce ,volarti attorno, e scoprire che la distanza dal tuo piede ai tuoi capelli è quasi un viaggio intercontinentale che quando arrivo atterro sul cuscino perché mi devo riposare.
Mi piacerebbe vedere come apri gli occhi quando ti stai per svegliare, camminare sul confine tra quello che stai finendo di sognare e quello che stai cominciando a pensare, disegnare l’orma del cuscino sulla tua guancia e camminare con le dita sulla pancia fino a sentirti dire che non mi devo fermare.
Mi piacerebbe che tutto quello che dicono nelle canzoni fosse vero, e che i film quando finiscono bene finissero per sempre davvero senza porsi il problema del futuro, mi piacerebbe avere il mantello di Batman per stringerti tra le braccia e farti sentire al sicuro mi piacerebbe saper volare per portarti a fare un giro sul circolo polare durante un aurora boreale.
Mi piacerebbe essere un uomo che non si abitua mai, o che tu abbia mille odori per sentirne ogni volta uno nuovo, mi piacerebbe trovare il posto piu’ bello del mondo e farlo diventare il nostro ritrovo, mi piacerebbe che l’infinito finisse li e tu fossi la e io fossi qui.

Guido Prussia
Photo by Guido Prussia

Plus

Facciamo un gioco.
Vediamo chi arriva piu’ lontano .
Ognuno sceglie il suo sasso.
Tu fai caso a dove fa pluf.
Ma tu sei un maschio.
Hai ragione. Allora io faccio tre passi indietro.
Tu stai sulla riva. Io vado vicino allo scoglio.
Chi tira per primo?
Prima le bambine.
No prima te.
Va bene.
Prendo un po di rincorsa e tiro.
Pluf.
Ora tocca a te.
Prende la rincorsa e tira la sua pietra che supera la mia di qualche metro.
Ho vinto io.
Domani mi dai la rivincita?
Domani pero’. Oggi ho vinto io.
Andiamo a prenderci un gelato.
Avevo sette anni e lei anche.
Lei era Daniela e io Guido.
Io ero innamorato di lei.
Mi sembro’ naturale non metterci tutta la forza nel lanciare il mio sasso
avevo voglia di vederla felice.
L’amore è una cosa semplice
un gioco da bambini
dove non si vince nulla
gli adulti lo rovinano
mettendo in palio se stessi.

Ci sono momenti

Ci sono momenti in cui vorresti aprire la finestra e trovandoti sul tetto del mondo raccoglieresti tutto il fiato per urlare:
ANDATE TUTTI A FARE IN CULO!
Non è che ci sia un motivo particolare.
E’ solo che sei sul tetto del mondo e vedi una massa di formiche sbattersi per qualche cosa che non capisci e hai il terrore che qualcuno si accorga di te e ti dica:
Tu che cazzo fai li, vieni giu’ a sbatterti anche tu.
Ho il terrore di ritrovarmi con le ascelle di uno sconosciuto troppo vicine al mio naso, non ho nessuna intenzione di sedermi vicino a qualcuno che ha una voglia irrefrenabile di raccontarmi i cazzi suoi e tantomeno ho il desiderio di essere osservato e giudicato da una massa grigia di imbecilli che hanno regalato la loro vita all’abitudine e parlano come fossero esploratori della noia.
Non mi interessa di essere la parte giusta al posto giusto di un ingranaggio perfetto, voglio essere il chiodo sulla strada, l’animale che vi attraversa improvvisamente la strada, lo scroscio di pioggia che vi fa sbandare o se preferite il nulla.
Quel nulla di cui non sapete nulla.
Ho nostalgia delle tribu’, piccole comunità inconsapevoli del concetto di massa, una raccolta di individualità in cui ognuno si faceva i cazzi suoi, e i cazzi suoi erano utili a tutti.
Il contrario di oggi, dove la tribu’ è stata sostituita da una massa di individui in cui ognuno si fa i cazzi degli altri e i cazzi degli altri non sono utili a nessuno.
Viva la pioggia.

Convergenze Misteriose

Esistono convergenze misteriose che portano pensieri comuni ad incontrarsi.
Accade che riesca a trovare filosofi che rispecchiano le mie certezze, e il leggerli è salutare come lo è accorgersi di non essere soli.
Due fra tutti: Cioran e Popper.
Il primo è rumeno ma visse a lungo a Parigi dove è morto nel 1995.
In questi giorni sto leggendo, edito da Adelphi, La caduta nel tempo.
Il secondo nasce a Vienna nel 1902, muore nel 1994, ma le sue idee rappresentano lo sviluppo piu’ importante nella filosofia del xx secolo.
Ad unirli è una visone realistica dell’esistenza umana.
Ed è inevitabile che una visione realistica venga percepita dalla massa come visone pessimistica.
I due scrittori sono “coraggiosi”, evitano ogni romanticismo, non si lasciano tentare dalle ideologie, sono lucidi e nella lucidità sono veri.
Tutto il contrario di quel filosofo idealista chiamato Marx, filosofo fannullone, incapace di interpretare la realtà degli uomini, ma tentato dal serpente dell’ideologia, dalla voglia di sovrastimare il genere umano per puntellare le sue idee impossibili e ipocrite.
Caro Marx hai fornito un alibi perfetto a mucchi di criminali, e questo perchè ogni criminale ha bisogno di un alibi ideologico per giustificare le sue nefandezze di fronte a se stesso e al mondo.
E come tutti i profeti di ideologie impossibili, Marx è un vigliacco, incapace di guardare la vera natura umana negli occhi, incapace di percepire l’incapacità dell’essere umano di solidalizzare con i suoi simili.
A questo punto il discorso andrebbe approfondito ed io non he ne ho ne la voglia ne la capacità intellettuale.
Io mi affido alle sensazioni superficiali, ai pruriti, ai rossori della pelle, al pallore o all’abbronzatura.
Non ho il dono di dare diagnosi esatte ai vari segnali “profondi”, quindi li ignoro.
E per questo trionfa il cinismo.
Al cinico non gliene frega nulla delle scenografie, di cio’ che sta dietro, delle motivazioni, al cinico interessa il risultato, la fotografia dell’attimo, la descrizione della realtà, cosi’ com’è.
Scrisse Cioran:
Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: “A che gli é servito nascere?”. Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo.
Scrisse Popper:
Somigliamo a un uomo scuro che cerchi in una stanza buia un cappello nero che forse non c’è.
E io rimango affascinato da questa visione minimalista dell’essere umano, cosi’ come rimango affascinato dal coraggio della formica che sale sulla mia gamba e procede verso l’alto incurante del fatto che sta scalando un gigante.
Gli inventori o i fruitori di ideologie sono invece i paurosi, che cercano con l’inganno di trasformare la formica in gigante e viceversa.
Sono quelli che danno all’uomo obiettivi massimalisti, quelli che giudicano ogni azione con la miopia indotta da una fede ignorante in qualcosa di superiore.
Sono quelli che sono contro la guerra senza saper distinguere i vari tipi di guerra.
Sono quelli che sono per la pace, fino a che nessuno osi mettere in discussione i loro privilegi.
Sono quelli che parlano dei poveri da ricchi, e parlano dei ricchi recitando da poveri.
Sono i vigliacchi che marciano in massa, che ballano attorno ai tamburi da Perugia ad Assisi, sono i razzisti che dall’alto delle loro ideologie buoniste guardano lo scettico che non crede alla pace a tutti i costi.
Ok.
Ci siamo capiti.
Tutto questo per dire che a volte i simili si cercano, e alla fine a volte si incontrano, ed io fortunamente ho incontrato Cioran e Popper.
Mi sarebbe piaciuto prendere una birra insieme a loro .

L’alternativa a Dio

L’alternativa a dio non è perdersi in se stessi.
L’alternativa a dio è cercarsi altrove.
In un altro luogo dove non ci sono troni, ne ragioni per inginocchiarsi, tantomeno regole morali o stupide regole alimentari.
Altrove dove decapitando dio della D rimane l’Io.
L’Io che allontanandosi dalle varie filosofie troppo impegnate a contraddirsi si trasforma in un viandante appoggiato a un bastone comodo per allontanare serpenti e per bastonare predicatori.
Se non si muovesse, da lontano lo scambieresti per una sequoia dalla testa arruffata, se si muovesse più veloce parrebbe un piccolo uragano che ha deciso di seguire un sentiero per non disturbare nessuno.
Ma dall’andatura anche lo scoiattolo ha capito che si tratta di un uomo che porta a spasso i suoi pensieri nella speranza che i pensieri riconoscano il luogo da cui provengono e si sentano finalmente a casa.
Lo scoiattolo ne parla alla volpe la quale informa il lupo del coraggio che l’uomo deve aver avuto per cercarsi altrove.
Il lupo esce dalla tana e avvicinandosi silenzioso all’uomo lo guarda ammirato.
Strano vedere un uomo camminare su queste terre selvagge.
Qui dove non esistono superstizioni che placano la paura.
Qui dove l’istinto è quello di non credere perchè se ci credi ti catturano.
Qui dove l’amore è il sole che spunta tra le nuvole.
“Lo lascerai passare?” Chiede lo scoiattolo al lupo.
“Lo lascero’ passare.”
“Perchè lo lascerai passare?” Chiede la volpe al lupo.
“Lo lascero’ passare perchè la paura fa la carne buona e il coraggio fa la carne dura.”
Disse il lupo guardando l’Io allontanarsi seguito da un milione di farfalle che attirate dalla luce della sua lampada a petrolio cadevano per terra a migliaia con le ali bruciate e sbattendo sul terreno morivano convinte di aver visto dio.

Autunno

Io già lo sapevo.
E’ un mio difetto.
Mentre le strade di ferragosto erano piene di gente già immaginavo Settembre.
Ora che Settembre è arrivato cammino per queste strade deserte ricordandole piene di villeggianti.
I suoni che riempivano l’aria se ne sono andati e sembra incredibile che per rivedere la stessa esplosione di vita bisognerà aspettare un anno.
Sapete cosa penso?
Penso che ci sia della cattiveria nel tempo.
Il suo passare prima lento, poi sempre piu’ veloce ed inesorabile lo rende vivo, una creatura bestiale capace di divorare ore, giorni e mesi come fossero biscotti.
E sui biscotti ci siamo noi, una passata di zucchero a velo per renderli piu’ saporiti.
Io chiudo gli occhi e immagino.
Immagino di nuovo il casino.
Chiedo alla memoria di ricordare le urla dei bambini che correvano per la via, e la coda davanti al gelataio, la macchina che col megafono faceva pubblicità al circo, il profumo della pizzeria sotto casa e le giostre al parco giochi.
Sembra ieri.
Maledetta bestia il tempo.
Capace di mimetizzarsi cosi’ bene che di tutta la sua lunghezza non vedi che la testa e la coda e il ricordo di un fuggevole strisciare tra l’erba.
Ci rimane solo il coraggio di ricordare e il coraggio di dimenticare.
In attesa di sapere cosa ne faccia il tempo di tutti quei biscotti e di tutto quello zucchero a velo.
Me ne torno a casa.

La pena perfetta

Ci sarebbe una pena perfetta per chi violenta o tratta male una donna, bianco, nero o giallo che sia.
Basterebbe trovare un sistema per far provare a loro la stessa sofferenza che ha provato la loro madre nel metterli al mondo.
Noi uomini cosi’ abili nel mostrarci duri e coraggiosi, conquistatori e temerari, con le nostre espressioni da guerrieri e i nostri muscoli guizzanti di fronte al parto ce la faremmo sotto come il piu’ vigliacco dei vigliacchi.
Quindi cari maschietti che non avete rispetto delle donne, di quelle donne che vi hanno messo al mondo, provate ad espellere dal vostro buco del culo un bel melone e poi prendetelo in braccio e guardatelo con amore e cullatelo nonostante il dolore che vi ha procurato.
Se nessuno vi ha mai insegnato il rispetto ora lo imparerete.
Grazie al melone scoprirete che una donna ha stretto i denti per mettervi al mondo, vi ha fatto crescere , vi ha pulito il culo, vi ha dato da mangiare con il risultato di aver creato uno schifo di essere umano che non è nemmeno capace di vedere in ogni donna quella madre che si è sacrificata e ha sofferto per lui.

Capriolenza

E se fai una capriola mica puoi essere sicuro di cadere in piedi.
Ed è questo il bello della capriola.
Ne potrei fare una filosofia di vita e chiamarla Capriolenza.
Alla base c’è il fatto che ogni cosa che fai produce conseguenze non completamente prevedibili.
Fare una capriola è divertente, il concetto base è “Falla!”
poi se pigli una culata chissenefrega.
Aprirei centri di Capriolenza in tutto il mondo.
All’inizio verrebbero quelli che hanno sempre avuto paura a fare capriole e io li convincerei che cominciando a farle su un materasso poi le paure svaniscono.
Poi verrebbero quelli che ormai abili a fare salti mortali vogliono provare a fare il doppio salto mortale.
Basterà spiegargli che conviene farne due singoli anziché uno doppio e mi sarei già guadagnato il prezzo del corso.
Alla fine mi faro’ il codino e mi faro’ crescere la barba e andro’ in giro come un guru a spiegare che la Capriolenza salverà il mondo facendo tornare bambini dittatori e assassini e riportandoli alla loro primitiva innocenza.
E mi daranno il premio Nobel che io userò’ come fermaporta per la porta del cesso che appena tira un soffio di vento sbatte e mi rende nervoso.
Se volete prenotarvi per i corsi di Capriolenza scrivetemi pure.
Il materasso pero’ portatevelo da casa.

La tristezza

La tristezza è un vestito che ha bisogno di saper essere indossato.
Non è come mettersi una tuta per andare a correre.
La tristezza è un abito scuro attillato che arriva fino alle caviglie che non permette di correre, quando lo indossi devi camminare consapevole che le tue forme seguono il suo taglio.
Ci vogliono scarpe col tacco rosse che esaltano il muscolo del polpaccio, quel muscolo che parla delle tue fughe e dei tuoi ritorni.
Ma la cosa più’ importante quando indossi la tristezza è sapere che quell’abito è stato cucito su misura per te e non potrai mai imprestarlo a nessuno perché nessuno potrà mai portarlo come sai portarlo tu.
Non fidarti di chi ti chiede di provarlo.
La tristezza degli altri la si guarda ma non la si può indossare.
Guido Prussia
Photo by Guido Prussia

Procediamo per passioni

Procediamo per passioni.
E le passioni cambiano come i territori da esplorare.
E’ intuibile che uno dei motivi che ci spingono a sopravvivere e’ la possibilita’ che ci siano nuovi paesaggi.
Ma tu sei ancorata in quel porto abbandonato.
Barca lasciata a se stessa che poco a poco ammuffisce.
Che aspetti?
Che il vecchio pirata ritorni?
Non hai letto le cronache del mare?
Il vecchio pirata e’ morto, affondato col suo barile di Rhum.
A me non mi interessa la barca, mi interessa la paga.
Non mi interessa la missione, mi basta che il legno sia robusto e le vele in ordine. Poi si parte.
Che gliene frega a una barca di chi issa la vela, alla barca interessa del vento.
Non siamo parte di un territorio.
Il territorio fa parte di noi.
Non apparteniamo al luogo dove siamo nati per caso, ma al luogo che desideriamo.
Lascerei affondare qualsiasi barca pur di salvare la pellaccia.
Di barche ce ne sono milioni, la mia pellaccia e’ unica.
Meglio essere mozzi che cambiano nave che capitani legati indissolubilmente alla propria imbarcazione che affonda.