I pensieri sono ali di farfalla

La bambina dorme nella sua piccola stanza al terzo piano di una stretta via vicino al centro di Sydney.
Il fatto che Lei sogni mentre io penso e che Lei pensi mentre io sogno è un fatto strano.
Un fatto che richiama l’attenzione sullo sfasamento del tempo, sulla possibilità di vite parallele, di mondi paralleli, di intenzioni parallele.
Ero laggiù.
Oggi guardando una cartina del mondo ho percorso la distanza fra la California e Milano con un dito ed uno sguardo, secondi, ed alla fine una voglia immensa di essere là.
Vicino alla città di Jerome, poco a Sud di Sedona, con la possibilità di dormire in quell’albergo che fu un ospedale incapace di porre freno ad una terribile epidemia che trasformò la ricca Jerome in una città fantasma.
La chiave della mia moto ha invece un portachiavi particolare, è il portachiavi a cui è attaccata la chiave della stanza numero 12 dell’Amargosa Hotel. L’Amargosa si trova all’uscita est della Valle della morte, è un posto incredibile, e si dice che nella stanza numero 12 abiti il fantasma di una bambina morta durante un incendio divampato all’interno dell’albergo circa trent’anni fa.
Devo viaggiare con la mente, percorrere più chilometri possibile, fuggire.
Da Est ad Ovest, da Mosca a Los Angeles, a caccia di nuovi volti e nuove strade.
La vita stanziale è assassina, mi ha azzannato alla gola.
La freeway di notte è tranquilla, sto tornando a casa, la casa è un albergo.
Domani devo fare un salto a Santa Monica a comprare quelle pillole che mi aiutano a digerire.
I pensieri sono ali di farfalla che non bisogna toccare, basta guardarli volare e non importa se si perdono di vista, a volte tornano quando meno te lo aspetti.
Non c’entra il giorno, ne l’ora ne il luogo, c’è solo una solitudina scelta, la voglia di starsene soli guardandosi dentro, infilando gli occhi nelle vene, e far scorrere lo sguardo all’interno del corpo, da cuore a cuore attraverso ogni organo interno.
Scoprirsi così mortale e debole da non sentire più alcuna responsabilità.
Il mondo è colonizzato, il popolo si riversa nelle strade felice di non aver responsabilità legate ad ideali scomodi.
Sono tutti così certi che i buoni siano quelli con la faccia da buoni ed i cattivi quelli con la faccia cattiva. Sono così certi che non serve lottare, non serve sollevare il velo, basta fidarsi.

Dio esiste, fidatevi.
I politici lavorano per il vostro bene, fidatevi.
Gli industriali fanno studi per rendere la vostra vita più semplice, fidatevi.
I rivoluzionari conoscono ricette migliori e più democratiche, fidatevi.
Al telegiornale hanno detto…., fidatevi.
Quel giornalista ama sua moglie ed i suoi cani, fidatevi.
La droga viene dal basso, fidatevi.
I soldi comprano tutto, fidatevi.
L’uomo e la donna si amano, fidatevi.
I giovani sono il futuro, fidatevi.
Quel detersivo è una bomba, fidatevi.
Il comunismo è morto, fidatevi.
Il fascismo è morto, fidatevi.
Cos’altro…..mille altre cose e voi fidatevi sempre.
Io, rimango seduto quà, in questa camera d’albergo, ascoltando Leonard Cohen che canta: “I’ve tried in my way to be free.”
So che tra poco uscirò, comprerò un disco o un libro, la mia spalla sbatterà contro la spalla di qualche altro umano, in questo mondo super affollato.
E stiamo apparentemente tutti bene, in sovrappeso, facendo programmi per la serata.
Chiusi nella nostra stanza riscaldata, guardando distrattamente quello che succede fuori.

Non serve cercare di cambiare il mondo, non serve a nulla impazzire dietro la speranza impossibile che nella stanza riscaldata ci sia posto per tutti.
Ma la consapevolezzà è l’unica virtù.
Sono il bullone mal stretto di un motore che funziona lo stesso perfettamente.
E sorrido, allegro nonostante tutto, il gioco della vita non ha regole, nessun libretto d’istruzioni e difficilmente qualcuno troverà il modo di stringere quel bullone.

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