Benedizione

Mentre l’ambulanza la stava portando via, un uomo si avvicino’ e disse:
“Dovete salvarla, lei è tutto per me.”
Lei è tutto per me.
Io lettore, smetto di leggere.
Lei è tutto per me.
Questa frase si rifugia in un angolo dei miei pensieri, e mi guarda impaurita.
Ha paura di non essere riconosciuta.
Io mi avvicino lentamente con la mano che mi precede.
Una mano carezzevole, voglio che intenda che non c’è nessun pericolo.
Anzi.
Vorrei, avrei voluto, avessi voluto prenderla in braccio quella frase.
Averla vissuta fino al rischio estremo di doverla urlare di fronte al rischio di perderti.
Lei è tutto per me.
Ma Lei chi?
Lei che cammina da qualche parte del mondo, Lei che usciva dal bar un secondo prima che entrassi io, Lei che un vetro appannato nascondeva al mio sguardo mentre io cercavo di guardare dentro e lei cercava di guardare fuori.
Lei che è tutto per me e io sono tutto per Lei nell’ipotesi di una trama che nessun destino ha mai scritto.
Nonostante non abbia mai mangiato quel cibo, leggendo:
Lei è tutto per me
ne riconosco il sapore che è custodito nell’anima dei tempi passati,
l’istinto atavico che ti permette di riconoscere il gusto dell’amore
anche senza averlo mai assaggiato.
E dal suo volto scompare la paura
“lei è tutto per me”
si lascia accarezzare.
Io lettore riprendo a leggere e spero, spero con forza, che la salvino.
Guido Prussia.
(Leggendo “Benedizione” di Kent Haruf”)

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